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Come si cura l’eccesso di peso: chirurgia e farmaci

Come si cura l’eccesso di peso: chirurgia e farmaci

Gli approcci più usati nella terapia dell’eccesso di peso sono la dieta e i programmi di attività fisica. Il razionale dell’integrazione di tali approcci è quello di ridurre da una parte l’introito di calorie e, dall’altra, aumentare il dispendio calorico e limitare la perdita della massa magra. Creando un bilancio energetico negativo, da aggiornare mano a mano che il peso si riduce, si ottiene il calo di peso. Non sempre l’associazione di dieta e attività fisica risulta efficace e, per questo motivo, si possono rendere necessari approcci come la chirurgia bariatrica o la somministrazione di farmaci. La necessità di usare questi strumenti può dipendere dall’entità dell’eccesso di peso o dalla difficoltà di trattare l’obesità con gli altri approcci terapeutici. Va segnalato che, mentre nei Paesi anglosassoni tali terapie non trovano particolari resistenze da parte di Medici e Autorità Sanitarie, in altri, come l’Italia, c’è stata per molto tempo una tendenza a riservarle a una piccola minoranza di casi. A monte di questa scelta, c’era la percezione, quanto mai errata, che gli obesi fossero più dei “peccatori”, che dei malati, e che, quindi, non “meritassero” aiuti come questi, per risolvere problemi “che si sono creati da soli”. Oggi tali preconcetti sembrano superati e restano solo riserve nei confronti dei farmaci per il calo ponderale, in parte giustificate dall’abuso che se ne è fatto in passato quando certi Medici, soprannominati “pillolari”, usavano associazioni di molecole incongrue e pericolose e lo facevano, per di più, in casi nei quali la riduzione del peso era cercata più per motivi estetici che necessità di migliorare la salute.

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Chirurgia bariatrica

Per chirurgia bariatrica si intende l’insieme degli interventi chirurgici, eseguiti con varie modalità, mirati a promuovere una riduzione dell’assunzione di cibo o una limitazione dell’assorbimento dei substrati che forniscono energia all’organismo. Secondo le Linee Guida pubblicate da Società Italiana dell’Obesità (SIO) e Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI) la chirurgia bariatrica va presa in considerazione, come possibile trattamento dell’eccesso di peso degli adulti quando essi hanno un’obesità grave, con IMC >40 kg/m2, o hanno un IMC >35 kg/m2 associato a altre malattie, se sono falliti precedenti tentativi di perdere peso e/o di mantenere una riduzione di peso acquisita con cure non chirurgiche. Inoltre, l’impiego della chirurgia bariatrica è proponibile solo se si può garantire un controllo a lungo termine dopo l’intervento. Negli adolescenti si può ricorrere alla chirurgia bariatrica solo se c’è un IMC >35 kg/m2 associato a gravi malattie come diabete di tipo 2, Sindrome delle apnee ostruttive e altre ancora. Si devono inoltre rispettare vari criteri relativi allo stato fisico, allo sviluppo mentale e alle condizioni sociali del soggetto. L’utilizzo della chirurgia bariatrica in persone di età superiore a 60 anni va valutato attentamente, calcolando il bilancio fra rischi e benefici. Le Linee Guida precisano che questo approccio deve essere applicato, in qualsiasi fascia di età, solo in strutture a elevata specializzazione, nelle quali tutto il personale abbia un’approfondita esperienza nel campo. I tipi di intervento per i quali si dispone di dimostrazioni di efficacia raccolte su casistiche sufficientemente ampie sono i seguenti.

Interventi mirati a ridurre l’introito di cibo:

  • bendaggio gastrico regolabile
  • gastroplastica verticale
  • sleeve gastrectomy o gastrectomia “a manica”

Interventi mirati a ridurre l’assorbimento di nutrienti:

  • by-pass gastrico
  • diversione bilio-pancreatica secondo Scopinaro
  • diversione bilio-pancreatica con diversione duodenale

Terapia farmacologica

Come anticipato, l’uso di farmaci per favorire il calo ponderale è stato considerato per molto tempo un aiuto indebito per persone che avevano un eccesso di peso per “cattiva volontà”. Le Linee Guida SIO/ADI indicano l’utilizzo dei farmaci solo dopo che si sia verificata l’efficacia di dieta, esercizio fisico e approcci psicologici e dopo che tali cure si siano dimostrate non adeguate a ridurre e/o mantenere nel tempo la riduzione del peso. Si riporta di seguito una breve descrizione dei farmaci oggi disponibili in Italia per la cura dell’eccesso di peso.

Orlistat

Questo prodotto dovrebbe essere prescritto nell’ambito di un programma di cura che comprenda dieta e attività fisica, in presenza di IMC ≥30 o IMC ≥28 associato a fattori di rischio di altre malattie. La somministrazione del farmaco va continuata, dopo un primo periodo di tre mesi, solo se c’è stata una riduzione del peso di almeno il 5%. Il meccanismo d’azione dell’orlistat consiste in una limitazione dell’assorbimento dei trigliceridi, ottenuta inibendo gli enzimi che servono per assorbirli, denominati lipasi. Fra gli effetti indesiderati più frequenti ci sono: crampi addominali, flatulenza, feci grasse e incontinenza fecale. Inoltre, per prevenire carenze, si rende necessaria la somministrazione delle vitamine A, D e E.

Liraglutide

La liraglutide è una molecola analoga a un ormone denominato Glucagon-Like Peptide 1 (GLP-1), traducibile in italiano Peptide 1 Simil-Glucagone. La somministrazione sottocutanea di liraglutide determina nell’organismo: aumento di secrezione di insulina, riduzione della concentrazione nel sangue di glucagone, diminuzione della glicemia, riduzione della capacità dello stomaco di svuotarsi nel duodeno, aumento della sensazione di sazietà e diminuzione dell’appetito. Evidenze sperimentali hanno dimostrato che la liraglutide induce il calo di peso soprattutto per un effetto sviluppato a livello dell’ipotalamo. In alcuni studi eseguiti, gli effetti indesiderati più frequenti sono stati: nausea, vomito, diarrea e stipsi. È stato osservato anche un aumento della frequenza cardiaca, ma non si sono rilevati incrementi di malattie e di eventi cardiovascolari.

Associazione bupropione + naltrexone

Nel 2015 è stato registrato in Europa un prodotto che consiste nell’associazione fra due farmaci, il bupropione e il naltrexone. Il primo appartiene alla classe degli antidepressivi e, in passato, è stato proposto per facilitare la disassuefazione dal fumo. Il naltrexone è impiegato per trattare la dipendenza da alcol e droghe. Fra gli effetti indesiderati più frequenti di questa associazione di molecole ci sono: nausea, stipsi, cefalea, vomito e vertigini. Inoltre, si sono rilevati, in casi più rari, depressione, desiderio di suicidarsi, convulsioni.

Vedere anche:

Tommaso Sacco

Bibliografia

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