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La nicotina come sostanza d’abuso

La nicotina come sostanza d’abuso

Evidenze sperimentali e cliniche concordano nell’indicare la nicotina come sostanza d’abuso che può determinare dipendenza. Ricerche eseguite su modelli animali hanno dimostrato che questi si auto-somministrano nicotina per via endovenosa, per riceverne la sensazione di piacere che essa provoca. Queste linee di studi hanno confermato, tra l’altro, che gli animali si auto-somministrano le stesse sostanze che provocano dipendenza nell’uomo: eroina, cocaina, amfetamine e nicotina. Al contrario, nessun animale di laboratorio si auto-somministra sostanze che non siano oggetto di abuso da parte dell’uomo. Si è anche verificato che la nicotina, come tutte le altre sostanze d’abuso, stimola il rilascio della dopamina a livello del sistema mesolimbico. Dopo l’inalazione del fumo di sigaretta, la nicotina raggiunge il cervello in un tempo breve, circa 10 secondi e, continuando a fumare una sigaretta, le concentrazioni di nicotina nel sangue arterioso possono raggiungere livelli 10 volte superiori a quelli rilevabili nel sangue venoso. I picchi di concentrazione di nicotina, che l’inalazione di fumo determina nel sistema nervoso centrale, stimolano il sistema dopaminergico mesolimbico, e ciò sviluppa una serie di effetti percepiti come positivi dal fumatore: migliora la capacità di concentrarsi e l’umore e si sentono meno stanchezza e  ansia. Tali fenomeni sono conosciuti da tempo, infatti, già nel 1988, il General Surgeon statunitense, il Responsabile della salute pubblica in quel paese, ha scritto, in un rapporto sull’argomento. che “la nicotina è la sostanza contenuta nel tabacco che porta alla dipendenza” e che “l’uso del tabacco risponde ai criteri correntemente utilizzati per definire l’assuefazione.” Ricerche più recenti, non solo hanno confermato le conoscenze già acquisite, ma hanno fatto emergere nuovi aspetti, come la predisposizione genetica a sviluppare una dipendenza particolarmente forte. Infatti, la presenza di una mutazione dei geni che codificano parti del recettore della nicotina, ne modifica la funzione e aumenta la probabilità di contrarre  una dipendenza dalla nicotina più difficile da contrastare. I documenti pubblicati da Società Scientifiche come l’American Psychiatric Association (Associazione Americana di Psichiatria) e da Autorità Sanitare internazionali come Organizzazione Mondiale della Sanità, hanno ribadito che la nicotina è una sostanza d’abuso. In particolare, il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition; in italiano: Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione), pubblicato dall’Associazione Americana di Psichiatria,  ha proposto i criteri per formulare la diagnosi di astinenza da nicotina:

  1. Uso quotidiano di nicotina da molte settimane.
  2. Improvvisa cessazione dell’uso di nicotina, o riduzione della quantità di nicotina assunta che causano, nelle prime 24 ore  4 o più dei seguenti sintomi o segni:  
    • umore depresso
    • insonnia
    • irritabilità, senso di frustrazione
    • ansia
    • difficoltà di concentrazione
    • irrequietezza
    • diminuzione della frequenza cardiaca
    • aumento dell’appetito, aumento ponderale

Altri sintomi che si possono presentare in chi smette di fumare sono:

  • desiderio impellente di tabacco
  • voglia insopprimibile di dolci
  • tosse frequente e intensa
  • peggioramento delle prestazioni nell’esecuzione di compiti che richiedono vigilanza.

Queste manifestazioni possono comparire presto, dopo aver smesso di fumare, e raggiungono il picco massimo in 24-48 ore. La maggior parte di esse si protrae per molte settimane e, in molti fumatori che cercano di smettere, causano il ritorno al consumo delle sigarette. Ciò fa sì che, nonostante i due terzi dei fumatori vogliano smettere di fumare e  l’80% abbia provato a farlo almeno una volta, spesso siano necessari diversi tentativi, prima di cessare definitivamente tale abitudine.

Vedete anche nella sezione Meccanismi della dipendenza

Vedere anche

Tommaso Sacco

Bibliografia

  • US Department of Health and Human Services. The Health Consequences of Smoking: Nicotine Addiction. Rockeville, MD: CDC, 1988.
  • American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. 4th ed. Washinton, DC: American Psychiatric Association, 1994
  • World Health Organisation. ICD-10. Geneva, 1992. International Classification of Diseases, 10th revision. Los Angeles, CA: Practice Management Information Corporation [PMIC], 1998.
  • American Psychiatric Association. Practice guideline for the treatment of patients with nicotine dependence. Am J Psychiatry. 1996; 153 (suppl):1-31.
  • Haxby DG. Treatment of nicotine dependence. Am J Health Syst Pharm. 1995; 52:265-281.
  • Parrot et al. Guidance for Commissioners on the cost effectiveness of smoking cessation interventions. Thorax 1998; 53(suppl.5, Part 2):S1-S37.
  • Giovino GA et al. Epidemiology of tobacco use and dependence. Epidemiol Rev. 1995; 17: 48-65.
  • West R. Getting serious about stopping smoking: a review of products and services. London: No Smoking Day, 1997.
  • Fagerstrom K-O, Schneider NG. Measuring nicotine dependence: a review of the Fagerstrom Tolerance Questionnaire. J Behav Med. 1989;12:159-182.

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