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Per smettere, per continuare o per cominciare?

Per smettere, per continuare o per cominciare?

La diffusione delle sigarette elettroniche è aumentata in maniera esponenziale in pochi anni, visto che nel 2011 le usavano 7 milioni di persone, mentre nel 2018 gli utilizzatori erano passati a oltre 40 milioni. In particolare per quanto riguarda l’Italia, uno studio dell’Università Luiss ha rilevato che le utilizza il 2.6% della popolazione adulta e che le percentuali di crescita delle vendite sono a doppia cifra. Fra i motivi di tale fenomeno c’è la comunicazione sui dispositivi, che li ha presentati come uno strumento efficace per smettere di fumare. Prima di riportare le informazioni oggi disponibili circa questo aspetto, è bene chiarire che ci sono diversi tipi di sigarette elettroniche, come variano le dimensioni delle aziende che le producono, dalle grandi multinazionali del tabacco a piccole ditte, che assemblano dispositivi partendo da componenti create da altri. Riguardo al funzionamento delle sigarette elettroniche, alcune contengono un liquido che, riscaldato, libera un vapore che viene spirato dalla persona che utilizza il dispositivo. Altri dispositivi usano un sistema definito “scalda e non brucia”, che, scaldando una sorta di cartuccia, libera un gas che certa comunicazione ha chiamato addirittura “aerosol”, usando un termine comunemente impiegato per approcci curativi. “Fumando” questi dispositivi si assumono quantità variabili di nicotina. Il teorico impiego per la disassuefazione dovrebbe comportare una progressiva diminuzione della nicotina introdotta, fino alla completa cessazione, prevenendo le manifestazioni tipiche della crisi da astinenza di nicotina. Tutto questo in teoria, mentre i dati raccolti finora hanno fornito evidenze contraddittorie. Ad esempio, uno studio eseguito in Nuova Zelanda ha confrontato l’efficacia, nella cessazione del fumo, fra sigarette elettroniche che rilasciavano nicotina, sigarette elettroniche che non rilasciavano nicotina e cerotti alla nicotina. Le percentuali di successo sono state, rispettivamente, 7.3%, 5.8% e 3.2%. Un vantaggio si è quindi visto, ma non così ampio, rispetto a soluzioni alternative e, comunque, si è trattato di una ricerca che ha previsto un monitoraggio dell’impiego dei diversi dispositivi. Si ottengono gli stessi risultati nel mondo reale e, quindi, con un impiego “fai da te” delle sigarette elettroniche da parte dei fumatori che voglio smettere? In Gran Bretagna è stato valutato l’effetto delle sigarette elettroniche sulla disassuefazione, che ha evidenziato vantaggi rispetto all’utilizzo di altri metodi o alla disassuefazione senza ausili. Altre valutazioni hanno osservato che, per ogni aumento dell’1% dell’uso delle sigarette elettroniche, c’è un incremento dell’abbandono del fumo dello 0.05%. Per quanto riguarda l’Italia, negli ultimi 5 anni, cioè nel periodo in cui si sono diffuse sul mercato le sigarette elettroniche, il numero dei fumatori delle sigarette tradizionali non si è modificato, mantenendosi intorno agli undici milioni, pari al 21% della popolazione, con un consumo medio giornaliero pari a 13 sigarette. Quindi nessun effetto rilevante sulla cessazione del fumo. Altre evidenze raccolte riguardo all’uso di questi dispositivi sembrerebbero indicare che molti fumatori, dopo avere iniziato a usare le sigarette elettroniche, continuerebbero a fumare anche quelle tradizionali e, quindi, l’unico effetto reale, sarebbe una parziale riduzione di queste ultime a favore delle prime. D’altra parte, secondo alcuni esperti, anche una diminuzione relativa delle sigarette fumate e di conseguenza del contatto con sostanze tossiche e cancerogene può essere utile. Infine c’è un aspetto dell’impiego delle sigarette elettroniche che sta suscitando ulteriori dubbi sulla loro utilità. Alcuni di questi dispositivi, per i messaggi che vengono diffusi per promuoverli e anche per alcune loro caratteristiche (aspetto, facilità d’uso, aromi liberati con il vapore), sembrerebbero dedicati a utenti molto giovani, come bambini e adolescenti. Alcuni dati raccolti indicherebbero una discreta diffusione del loro impiego in queste fasce di età. Uno scenario che descrivono alcuni esperti è quello nel quale bambini e adolescenti potrebbero cominciare a fumare con le sigarette elettroniche, più facili e gradevoli delle sigarette tradizionali, per poi passare, crescendo, a queste ultime. Se così fosse, la prospettiva si capovolgerebbe e, da strumenti utili a smettere di fumare, diventerebbero mezzi per cominciare a farlo.

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Vedere anche

Tommaso Sacco

Bibliografia

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