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Riniti allergiche

Riniti allergiche

Con il termine rinite si intende, in generale, un’infiammazione della mucosa del naso, vale a dire del tessuto che ricopre internamente le cavità dell’organo. Come tutte le infiammazioni, le riniti possono avere un andamento acuto o cronico e la rinite allergica è la forma più comune di infiammazione cronica della mucosa del naso. Le varie forme di rinite, nel loro insieme, riguardano una percentuale abbastanza elevata della popolazione, fino al 40%, mentre per quelle allergiche stagionali (vedi di seguito), in Italia, è stata rilevata una frequenza di circa il 13%.

Negli ultimi anni si è passati a considerare la rinite allergica non più come un’infiammazione limitata alle cavità del naso, ma piuttosto come una delle sedi nelle quali si possono localizzare reazioni allergiche che, abitualmente, coinvolgono più di un tratto delle vie aeree e non solo. D’altra parte, i meccanismi, che verranno descritti di seguito per le riniti allergiche si sviluppano in modo simile in altre parti sia delle vie aeree superiori, che di quelle inferiori. In particolare la rinite allergica tende ad associarsi alla congiuntivite allergica e all’asma.

In passato le riniti allergiche venivano classificate in stagionali o perenni: le prime tendevano a ripresentarsi sempre nello stesso periodo dell’anno, mentre le seconde erano presenti per tutti i dodici mesi. Nella pratica clinica però è diventato difficile rilevare forme rigidamente aderenti a queste definizioni per vari motivi. Innanzitutto uno stesso soggetto può essere sensibile sia ad allergeni che compaiono in specifiche stagioni, che ad allergeni presenti tutto l’anno, inoltre, cambiamenti del clima possono modificare i tempi di comparsa e la permanenza nell’ambiente degli allergeni, fino a modificare l’andamento stagionale della relativa allergia. Oggi si preferisce applicare un inquadramento riferito all’andamento dei sintomi, suddividendo le riniti allergiche in intermittenti, se periodi con infiammazione di durata inferiore a 6 settimane si alternano ad altri senza fenomeni infiammatori in atto, o persistenti, se l’infiammazione è continua. Le riniti allergiche possono essere classificate anche in base alla gravità in: lievi, moderate o severe. La gravità si stabilisce considerando non soltanto l’andamento dei sintomi caratteristici della rinite, ma anche gli effetti che essi hanno sullo svolgimento delle attività quotidiane e sulla qualità di vita. Le forme lievi penalizzano poco quest’ultima, permettono di mantenere normali attività di lavoro o di studio e non interferiscono con il sonno. Le forme più gravi hanno invece ben altre ripercussioni sulla vita dei malati.

Cause e meccanismi

Gli allergeni che più spesso provocano riniti allergiche sono quelli presenti nell’aria, dai pollini agli acari della polvere e ai derivati animali. Il meccanismo attraverso il quale si sviluppa la reazione allergica è quello classico che comporta un’iniziale sensibilizzazione del sistema immunitario verso l’allergene con la produzione di plasmacellule programmata per produrre anticorpi IgE diretti verso l’allergene. In occasione dei successivi contatti con la stessa sostanza si sviluppa una reazione infiammatoria che provoca l’attivazione di queste IgE specifiche. Esse a loro volta attivano i mastociti, determinando la liberazione di istamina e di mediatori dell’infiammazione. In parallelo, l’infiammazione attira verso la mucosa del naso vari tipi di cellule del sistema immunitario: dai macrofagi ai linfociti B , dai linfociti T ai mastociti. A loro volta, alcune di queste cellule producono importanti quantità di istamina e di molecole che sostengono i processi infiammatori, fra le quali i leucotrieni. Il rilascio nei tessuti di queste molecole è all’origine dello sviluppo dell’infiammazione allergica e, in definitiva, dei sintomi della rinite. Esse, infatti determinano la dilatazione delle piccole arterie, l’aumentato passaggio di componenti del sangue attraverso la parete dei vasi (aumentata permeabilità) e fenomeni, a loro volta, sono all’origine di prurito, rinorrea (naso che cola) e aumentata produzione di muco.

Diagnosi

Pur essendo la rinite allergica una malattia frequente e, nella maggior parte dei casi non grave, la sua diagnosi può essere complessa, dovendo escludere cause diverse dall’allergia che provocano quadri del tutto simili. Per questo è indispensabile raccogliere informazioni dettagliate sui sintomi che la caratterizzano, su quando e come si sono sviluppati e sul loro andamento nel tempo. Insomma è essenziale un’anamnesi completa e dettagliata. Fra i sintomi da raccogliere ci sono la sensazione di naso chiuso (congestione), il prurito, la rinorrea (scolo nasale o naso che cola) e gli starnuti. Per seguire nel tempo i sintomi e riferirli con precisione al medico, può essere di aiuto un diario da aggiornare giorno per giorno. Altrettanto importante è conoscere la presenza di casi di allergia nella famiglia e la concomitanza di altre malattie allergiche, oltre alla rinite, nello stesso individuo. Il soggetto allergico dovrebbe condividere con il medico informazioni riguardanti l’ambiente in cui vive e lavora, il contatto presente o passato con potenziali allergeni o con sostanze irritanti che possono averlo reso più sensibile agli allergeni stessi. Eventuali cure assunte per altre malattie andrebbero comunque riferite, perché alcuni farmaci possono svolgere un ruolo nello sviluppo delle allergie.

Sulla base dell’anamnesi raccolta, si può orientare meglio anche l’esame obiettivo, vale a dire la valutazione fisica del malato, che certamente non dovrà essere limitata alla sede principale dei sintomi, cioè al naso, ma andrà estesa agli altri tratti delle vie aeree e alle orecchie.

Nel caso in cui rimanessero dubbi sull’origine allergica della rinite, alcune fonti  propongono di eseguire una prova che prevede la somministrazione di farmaci antagonisti dell’istamina (antistaminici), come desloratadina o fexofenadina, per valutare l’effetto che hanno sui sintomi della rinite: se i sintomi migliorano o scompaiono è molto verosimile che si tratti di una rinite allergica. A questa prova, per la quale comunque andrebbero usati antistaminici più recenti perché quelli di generazioni precedenti potrebbero avere un effetto sui sintomi di riniti anche non di origine allergica, molti esperti preferiscono il Prick test.

Per confermare la natura allergica della rinite e individuare anche i possibili allergeni che ne sono all’origine, si procederà all’esecuzione delle prove cutanee come il Prick test oppure esami del sangue come il RAST, dei quali i primi sono considerati più attendibili.

Prevenzione e terapia

Un approccio di prevenzione molto efficace, ma a volte solo teorico, consiste nell’evitare il contatto con l’allergene che provoca la rinite. Tenere le finestre di casa e i finestrini dell’automobile chiusi quando ci sono i pollini nell’aria, affidando la “purificazione” della stessa ai filtri dei condizionatori, può ridurre l’infiammazione in chi è allergico a queste molecole, ma evitarne del tutto l’inalazione può essere molto difficile. Qualche risultato in più si può ottenere con l’allergia agli acari domestici (la cosiddetta “allergia alla polvere di casa”), in quanto alcune misure di pulizia dell’ambiente di casa si sono rivelate efficaci nel ridurre i sintomi. Molto difficile invece è l’eliminazione dall’ambiente domestico (bonifica ambientale) in caso di allergia ad un animale domestico, in particolare al gatto. Poiché la sostanza che provoca l’allergia è presente nella saliva del gatto, le tracce dell’animale in un’abitazione sono molto radicate e difficili da cancellare: è stato calcolato che, per ottenere questo risultato, occorrerebbero 6 mesi di pulizie intensive!

Un’altra soluzione per affrontare la rinite allergica consiste nell’immunoterapia specifica. Questo approccio può risultare molto efficace e risolutivo per le riniti allergiche provocate da pollini e acari della polvere e gli esperti raccomandano di applicarlo precocemente, appena formulata la diagnosi, in quanto, controllando la rinite allergica fin dalla sua comparsa, sembra si possa limitare o evitare l’estensione dell’infiammazione ad altri tratti delle vie aeree. Per i dettagli riguardanti questa terapia si rimanda alla scheda dedicata.

I farmaci impiegati nella rinite allergica trattano i sintomi ma non la malattia, nel senso che possono ridurre o far scomparire le manifestazioni che la caratterizzano, ma alla sospensione delle cure i sintomi possono ripresentarsi, subito o in momenti successivi, a seconda dell’andamento che hanno nel singolo individuo. I tipi di molecole più frequentemente impiegati sono gli antistaminici, i corticosteroidi somministrati nel naso (intranasali) e una categoria di farmaci denominata antagonisti dei recettori dei leucotrieni, o più comunemente anti-leucotrieni. Gli antistaminici riducono o annullano gli effetti dell’istamina sull’infiammazione e sui tessuti e i corticosteroidi, comunemente detti cortisonici, hanno un’azione anti-infiammatoria a vari livelli. L’effetto degli antagonisti dei recettori dei leucotrieni è quello di controllare l’azione di queste molecole nell’ambito dei meccanismi dell’infiammazione. Un altro vantaggio degli anti-leucotrieni consiste nella loro discreta efficacia anche sui sintomi di asma, che, come detto, si associano frequentemente a quelli della rinite allergica. Infine i cortisonici, oltre che localmente nel naso, possono essere somministrati anche per bocca nei casi più gravi di rinite, che non si riescono a risolvere con antistaminici orali e cortisonici intra-nasali. Tutti questi farmaci possono determinare effetti indesiderati di varia entità e quindi il loro uso deve tenere conto dei rischi che comporta la loro somministrazione, specie se prolungata. Come alternativa ai corticosteroidi intranasali, ma rispetto ad essi meno efficaci, ci sono anche i prodotti a base di sodio cromoglicato. Fra le molecole che hanno mostrato efficacia sulla rinite allergica c’è l’omalizumab, un anticorpo “farmacologico” che blocca le immunoglobuline IgE, ma in Italia questo farmaco è indicato solo nei casi più gravi di asma.

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