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Anafilassi

Anafilassi

L’anafilassi è definita come una reazione allergica grave a rapida comparsa e che, se non trattata in modo adeguato, può mettere a rischio la vita. Da indagini svolte in Europa è risultato che ogni anno il numero di casi di anafilassi varia, da una casistica all’altra, fra 1.5 e 7.9 su 100.000 soggetti. La frequenza nella popolazione generale è intorno allo 0.3% e i casi fatali sono molto rari: circa 0.001%.

L’anafilassi compare quasi sempre come espressione di una reazione allergica, quindi l’allergia ne è la causa, ma sono stati individuati fattori che ne aumentano il rischio di comparsa e di evoluzione verso forme più gravi. Ad esempio, la concomitante presenza di asma può peggiorare il quadro respiratorio e le malattie a carico di cuore e vasi sanguigni riducono la capacità di compensare le alterazioni indotte dall’anafilassi. Inoltre, i beta-bloccanti, assunti spesso per controllare la pressione arteriosa, possono interferire con la risposta alle cure dell’anafilassi. Altri fattori che favoriscono la comparsa di questo quadro sono: la presenza di infezioni, lo stress psicologico, il ciclo mestruale e consumo di alcool. realtà Quello che non è ancora chiaro è il motivo per cui, a parità di reazione allergica, in alcuni individui questa reazione si amplifichi ed evolva in modo “esplosivo” fino alla reazione anafilattica.

Segni e sintomi

I segni e i sintomi dell’anafilassi possono coinvolgere diversi organi e sistemi e quindi si tratta di una espressione della reazione allergica sistemica o generalizzata. Il tessuto a carico del quale essa si manifesta più spesso ed inizialmente è la pelle (84%), ma molto frequenti e sensibilmente più rischiosi sono gli interessamenti di cuore e vasi sanguigni (72%) e apparato respiratorio (68%). Le alterazioni a carico della cute tendono ad essere anche le più precoci e sono: eritema, orticaria, angioedema e prurito . Marcata riduzione della pressione arteriosa, con capogiri e collasso, e aumento della frequenza dei battiti del cuore (tachicardia) sono le alterazioni cardiovascolari più importanti. Quelle a carico dell’apparato respiratorio sono: congestione delle mucose di naso, faringe e bocca, starnuti, raucedine, tosse, difficoltà di respirazione (dispnea), spasmo dei bronchi e senso di costrizione al petto. Quello che molti soggetti colpiti da anafilassi segnalano è una sensazione di morte imminente e altri sintomi e segni riguardano l’apparato gastrointestinale, vale a dire nausea vomito, dolore addominale e diarrea, ed il sistema nervoso: intontimento, vertigini e convulsioni.

In base alla velocità di comparsa dei sintomi e al loro rapido aggravamento si può prevedere l’andamento della risposta anafilattica, che comunque di solito si manifesta nel giro di pochi minuti e si risolve, con le opportune cure, in alcune ore. In una minoranza di casi i sintomi si presentano in ritardo, rispetto la reazione allergica, e questo andamento dell’anafilassi si definisce bifasico. L’evoluzione finale di una reazione anafilattica può comunque essere imprevedibile: come dice un famoso allergologo “spera nel meglio, ma sii preparato al peggio”.

Segni e sintomi dell'anafilassi

Cause e meccanismi

Nella popolazione adulta le cause più frequenti di anafilassi sono reazioni allergiche a cibi, a farmaci e al veleno di insetti, mentre nei bambini sono le allergie agli alimenti ad essere più spesso all’origine di questo grave quadro clinico.

In generale, la comparsa dell’anafilassi è determinata da una reazione allergica mediata dagli anticorpi del tipo IgE che, a loro volta, stimolano l’attività dei granulociti basofili e dei mastociti. Questi liberano nei tessuti e negli organi molecole che alimentano i meccanismi dell’infiammazione. Alcuni farmaci, i prodotti usati negli esami radiologici e l’esercizio fisico provocano risposte anafilattiche anche non mediate dagli anticorpi IgE: si parla in questo caso di “reazioni anafilattoidi”.

Diagnosi

Vari gruppi di esperti hanno proposto criteri per formulare la diagnosi di anafilassi, sempre basati sul riconoscimento dei segni e dei sintomi caratteristici. In presenza di un episodio acuto, il fattore tempo è determinante, quindi sarebbe opportuno che l’individuo che presenta il problema, o chi gli è vicino, siano già in grado di riconoscere la comparsa di un’anafilassi senza attendere la verifica di un medico. Una volta superata la fase acuta, si possono approfondire le indagini, partendo da un’accurata analisi dell’episodio di anafilassi che si è verificato e di tutti i fattori ad esso correlati. Ovviamente, nel caso in cui si verifichi in un individuo allergico, il percorso di diagnosi sarà più semplice, mentre se nessuna risposta allergica si era mai presentata in precedenza, l’approccio dovrà essere più ampio. Fra gli esami di laboratorio da eseguire per individuare la causa scatenante dell’anafilassi, in generale le prove cutanee come Prick Test Patch Test sono più indicate ma si utilizzano anche esami di laboratorio per la valutazione delle IgE (RAST).

Terapia e prevenzione

In presenza di anafilassi la priorità è risolvere l’episodio acuto con l’adrenalina, che va somministrata per via intramuscolare, ove l’assorbimento è più rapido. La dose può variare da un minimo di 0.01 mg per kg di peso corporeo fino ad un massimo di 0.5 mg per kg di peso corporeo. Ad una prima somministrazione ne possono seguire altre a distanza di almeno 5 minuti, fino alla risoluzione del quadro. Poiché la rapidità di intervento è fondamentale per il buon esito, e spesso lo shock anafilattico  avviene lontano da centri di pronto Soccorso, esistono in commercio dei dispositivi portatili (“auto-iniettori”), grandi circa come un pennarello,  che consentono al soggetto o a chi lo accompagna di somministrare automaticamente una prima dose prefissata di adrenalina, in caso di urgenza anche attraverso gli abiti, generalmente nel muscolo della coscia (vedi immagine).

IMMAGINI ADRENALINA

Una volta somministrata la prima dose di adrenalina, il paziente dovrà essere comunque portato in Pronto Soccorso nel più breve tempo possibile, sia per continuare il controllo e l’eventuale trattamento con opportuni strumenti, sia perché, se il quadro non si risolvesse, potrebbe essere necessario somministrare l’adrenalina per via endovenosa e questo va fatto in ambito ospedaliero. Comunque, fino alla risoluzione del quadro, la persona che presenta l’anafilassi andrebbe tenuta in posizione distesa sulla schiena (supina), con le gambe sollevate, come si usa nei comuni casi di shock. E’ fondamentale che il soggetto allergico, e chi gli è vicino, conoscano le procedure da applicare in caso compaia l’anafilassi e le seguano con attenzione, oltre ad avere sempre a disposizione gli auto-iniettori di adrenalina.

Ai soggetti colpiti da anafilassi, che accedono a strutture ospedaliere vengono somministrati anche altri trattamenti per compensare le diverse alterazioni che il quadro può comportare: dalla reintegrazione dei fluidi dell’organismo alla somministrazione di ossigeno, di farmaci che bloccano l’effetto dell’istamina (antistaminici), cortisonici, glucagone o di altri farmaci, che comunque non sostituiscono in alcun modo l’adrenalina come terapia di prima linea.

Le allergie classiche (da pollini, da acari, ecc) non danno solitamente quadri di shock anafilattico, quindi l’immunoterapia specifica che si usa in questi casi non trova posto nella prevenzione di questo quadro estremo. Questo trattamento si rivela invece fondamentale nel caso delle allergie al veleno di insetti (imenotteri), che possono avere esiti fatali in una discreta percentuale di casi. I vaccini per le allergie agli insetti hanno dimostrato di dare ai pazienti un alto grado di protezione contro queste punture, ed è stato osservato che questa protezione persiste per lungo tempo anche dopo la sospensione del trattamento. Tutte le Linee Guida raccomandano ai soggetti con reazioni allergiche alle punture di insetti di rivolgersi un Centro specializzato, per sottoporsi ai test per individuare il tipo esatto di veleno a cui sono allergici ed sottoporsi all’immunoterapia specifica.

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