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Pollini

Pollini

Le particelle di polline sono strutture complesse che partecipano ai meccanismi che servono alle piante per riprodursi. Il polline si trova nel fiore e in particolare sugli stami posti al suo interno e gioca il ruolo di componente maschile dell’apparato riproduttivo, mentre nei pistilli, un’altra parte del fiore, ci sono le strutture riproduttive femminili. La loro unione si definisce impollinazione e può avere come esito la formazione del frutto, che contiene il seme. Questo serve per rinnovare e diffondere la pianta. In alcune specie di piante, tutti i fiori hanno sia la componente maschile  che quella femminile, e questa è l’organizzazione che rende più facile l’impollinazione. In tutte le altre piante i pollini “viaggiano” da un fiore all’altro per ottenere l’impollinazione. Tre sono i sistemi principali di diffusione del polline: esclusivamente attraverso gli insetti (per le piante definite entomofile), parzialmente mediante insetti ed esclusivamente attraverso i flussi di aria (piante anemofile). I pollini delle piante anemofile, grazie alle loro caratteristiche strutturali, possono arrivare a centinaia di chilometri di distanza dal fiore che li ha rilasciati. Altre piante anemofile, per facilitare l’impollinazione, liberano grandissime quantità di polline. Pensando al polline come causa di allergia, si può immaginare quanti fattori diversi possano influenzare la frequenza e la diffusione di questa condizione. Pressoché in tutte le aree geografiche ci sono piante che producono pollini che fungono da allergeni. Nell’area del bacino del Mediterraneo, quelle che più frequentemente sono causa di allergie sono: parietaria, graminacee, olivo, cipresso e piante simili, betulla, artemisia . Ciascuna di esse ha un periodo di fioritura caratteristico che però può variare in base al clima. Anno per anno vengono pubblicati calendari delle fioriture che sono indicativi dei periodi a maggior rischio di diffusione dei pollini e quindi anche di sviluppo di allergie e questi calendari permettono di impostare cicli di prevenzione e cura.

Tipi di reazione

Fra le manifestazioni più comuni delle allergie ai pollini ci sono riniticongiuntiviti asma. Nelle schede dedicate alle singole condizioni se ne potrà trovare una trattazione più approfondita. Inoltre, si è rilevato che i pollini possono peggiorare l’andamento delle dermatiti atopiche.

Meccanismi immunitari

La reazione allergica ai pollini è del tipo da ipersensibilità immediata, nella quale un primo contatto fra allergene  e sistema immunitario determina la produzione di IgE dirette contro l’antigene e il secondo contatto innesca una serie di meccanismi che comportano lo sviluppo di fenomeni infiammatori nei tessuti coinvolti e la comparsa di sintomi. Fra le componenti dei pollini, sono in particolare le proteine che, una volta arrivate a contatto con il sistema immunitario, sono sottoposte a processi di “riconoscimento”. Nei soggetti normali la tolleranza immunitaria fà in modo che le proteine dei pollini non suscitino reazioni, mentre nelle persone allergiche si innesca la risposta sopra descritta.  Alcune caratteristiche chimiche dei pollini possono contribuire alla loro capacità di suscitare reazioni, come succede ad esempio con il polline della betulla. Esso contiene molecole, definite enzimi, che attaccano strutture che tengono strettamente unite fra di loro le cellule della mucosa, il tessuto che tappezza le vie aeree. Questo facilita il passaggio in profondità degli allergeni intensifica il contatto con il sistema immunitario e può amplificare le reazioni allergiche.

Un altro fattore che può condizionare l’effetto dei pollini, in termini di risposta immunitaria, è quello della dimensione delle particelle di polline. Ad esempio, le strutture che creano barriere fisiche di protezione delle vie aeree agiscono come filtri fermando particelle di dimensioni superiori ai 3 micron, infatti si è dimostrato che le maggiori concentrazioni di pollini nell’organismo si rilevano nel naso, nella faringe, nei tessuti che circondano gli occhi, nell’esofago e nello stomaco. Fra i fenomeni ancora da chiarire c’è quello mediante il quale i pollini inducono l’asma. Infatti, i pollini trasportati dall’aria hanno dimensioni che variano da 20 a 60 micron e quindi non dovrebbero superare i meccanismi di “filtraggio” dell’aria nelle alte vie aeree (meli del naso, muco, ecc.). Una possibile spiegazione è che particelle di polline “complete” inneschino reazioni allergiche nel naso, mentre l’asma sarebbe scatenata da piccole porzioni che derivano dalle particelle di polline, ma sono abbastanza piccole da raggiungere le parti più a valle delle vie aeree. Un ulteriore fattore che condiziona la capacità dei pollini di indurre crisi d’asma è legato a particolari condizioni climatiche e all’inquinamento. Ad esempio, varie evidenze hanno confermato che i temporali creano condizioni favorevoli per una diffusione epidemica di crisi di asma in una determinata zona. Il motivo sarebbe le precipitazioni di acqua scinderebbero i pollini in particelle più piccole che sono in grado ci innescare reazioni del sistema immunitario che provocano gli attacchi di asma.  Anche elevate concentrazioni di ozono potenziano gli effetti dei pollini come allergeni e questo è rilevante per le aree geografiche, come quelle del centro e del sud Italia, nelle quali l’intensità dei raggi solari innesca reazioni particolari sulle sostanze inquinanti, aumentando la produzione di ozono. Proprio agli effetti potenzianti dell’inquinamento, si deve, verosimilmente, la maggiore frequenza di allergie ai pollini fra gli abitanti delle città, rispetto a quelli delle campagne dove, essendoci una maggiore densità di piante, ci sono concentrazioni più elevate di pollini nell’aria. Ciò indica anche che non c’è una chiara relazione dose/effetto nelle allergie ai pollini, nel senso che non sempre la concentrazione dei pollini nell’aria è il fattore decisivo nello sviluppo degli episodi allergici.

Un altro aspetto importante è che alcuni pollini contengono molecole uguali o molto simili a sostanze contenute in alcuni alimenti, soprattutto frutta e vegetali. Ne consegue che un paziente allergico ad un determinato polline potrebbe avere qualche reazione allergica all’ingestione di determinati cibi. L’esempio più classico è il prurito in bocca (sindrome orale allergica) che colpisce gli allergici alla betulla quando mangiano una mela.

Diagnosi 

Per la diagnosi sono importanti: descrizione e storia dei sintomi, in particolare in relazione alle stagioni e presenza in famiglia di soggetti con allergie o atopia. Una volta formulata un’ipotesi di allergia al polline, le prove cutanee come il prick test ed esami di laboratorio, come il RAST e potranno essere utilizzati per individuare l’allergene.

Terapia

Per le cure delle manifestazioni cliniche delle allergie da pollini si rimanda alle schede dedicate alle singole condizioni. Nella prevenzione degli episodi allergici ha dimostrato un’efficacia significativa l’immunoterapia specifica. L’obiettivo di questo approccio è quello di abolire o ridurre la sensibilizzazione dei soggetti allergici verso specifici antigeni, somministrandoli, con frequenze prestabilite, per via sottocutanea o sotto la lingua con appositi preparati. La somministrazione “controllata” degli allergeni permette all’organismo di abituarsi a “tollerare” la loro presenza. La prevenzione dell’allergia con vaccini antiallergici è chiamata anche “immunoterapia” o , più correttamente, “immunoterapia allergene-specifica”.

Dieci consigli per ridurre il rischio di manifestazioni allergiche

La primavera è il periodo a maggior rischio di allergie da pollini. A parte la prevenzione con strumenti specifici come i vaccini anti-allergici, ci sono alcune precauzioni che possono, se non evitare riniticongiuntiviti asma allergici, almeno ridurre l’intensità dei sintomi.

Le particelle di polline sono strutture complesse che partecipano ai meccanismi che servono alle piante per riprodursi. Il polline si trova nel fiore e, in particolare, sugli stami posti al suo interno. Tre sono i sistemi principali di diffusione del polline: esclusivamente attraverso gli insetti (per le piante definite entomofile), parzialmente mediante insetti ed esclusivamente attraverso i flussi di aria (piante anemofile).

Fra le manifestazioni più comuni delle allergie ai pollini ci sono riniti, congiuntiviti e asma. I pollini possono peggiorare anche l’andamento delle dermatiti atopiche.

Per la diagnosi sono importanti la descrizione e la storia dei sintomi, in particolare in relazione alle stagioni, e la presenza in famiglia di soggetti con allergie o atopia. Una volta formulata un’ipotesi di diagnosi di allergia al polline, le prove cutanee come il prick test e gli esami di laboratorio, come il RAST , potranno essere utilizzati per individuare l’allergene.

Quelli riportati di seguito sono 10 consigli generali, ai quali bisognerebbe sempre premettere un “se possibile”, nel senso che se una persona con allergia ai pollini vive in campagna, non le si può certo chiedere di trasferirsi in alta montagna per il periodo in cui ci sono i pollini nell’aria. Ma qualche misura preventiva è comunque applicabile da tutti:

1. In primavera andrebbero evitati i prati, i campi coltivati, ma anche i terreni incolti.

2. Nel periodo critico sarebbe meglio non recarsi in campagna, né occasionalmente, né per periodi più lunghi. Se è impossibile evitare di andarci, meglio farlo di sera, che di mattina. Condizioni di tempo con sole, vento e aria secca, amplificano i rischi di indurre reazioni allergiche da pollini in campagna.

3. Un soggetto allergico ai pollini che vada in ferie in primavera, dovrebbe scegliere una località di mare o di alta montagna. Alle medie altitudini (600-1000 metri) le piante liberano riempiono comunque l’aria di pollini, seppure con un ritardo di circa un mese, rispetto al periodo in cui succederebbe se fossero in pianura. Insomma, in primavera meglio un rifugio sulle cime, che un agriturismo.

4. Se si è allergici e non si può evitare di passeggiare in località di campagna, meglio farlo in un bosco, dove nell’aria più difficilmente ci saranno pollini.

5. In auto, tenere i finestrini chiusi e accendere il sistema di aerazione di cui si dispone, dopo essersi accertati che i filtri, di cui dovrebbe essere dotato, siano puliti.

6. Nel periodo critico preferire mezzi pubblici o l’automobile con i finestrini chiusi a bicicletta o motorino. Se non si può evitare di usare questi ultimi, possono essere utili mascherine che coprano bocca e naso, dotate di filtri che fermino i pollini.

7. Nel periodo critico sarebbe meglio svolgere attività fisica al chiuso, in palestre o piscine coperte.

8. La cura del giardino e, in particolare lavori come il taglio dell'erba, sono particolarmente a rischio per chi soffre di allergia ai pollini.

9. Se all’aperto non si è potuto evitare di fare alcune delle cose sconsigliate nei precedenti punti, appena tornati a casa spogliarsi, fare una doccia e lavarsi i capelli o, almeno, lavarsi il viso, e poi vestirsi con indumenti non indossati all’aperto.

10. Anche in casa, se si dispone di dispositivi di condizionamento o climatizzazione dell’aria con filtri puliti, attivare questi ultimi e tenere chiuse le finestre. Inoltre, in casa e altrove evitare il contatto, con il fumo di tabacco, con polveri o con peli di animali domestici che possono peggiorare l’irritazione delle vie aeree, già stimolate dai pollini.

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