Allergia al veleno degli imenotteri

Allergia al veleno degli imenotteri

Scritto da:
Fondazione Serono

Gli insetti che generalmente provocano reazioni allergiche sono classificati in due famiglie: quella dei vespidi, che comprende vespe e calabroni, e quella degli apidi dei quali fanno parte api e bombi. Uno o più insetti, inoculando il loro veleno, possono determinare una reazione allergica, quindi sarebbe importante conoscere l’insetto che ha punto l’individuo che presenta una reazione allergica, per poter pianificare gli approcci più mirati in termini di cura e prevenzione.

Alle api e ai bombi viene attribuita una minore aggressività, nel senso che se attaccano l’uomo, pungendolo, è di solito perché percepiscono una sensazione di pericolo per l’alveare. Ad essere punti dagli apidi, quindi, sono soggetti che, per motivi di lavoro, sono a contatto con questi insetti. Inoltre, è difficile che essi pungano ripetutamente, a meno che non lo facciano in difesa dell’alveare. Diversa è l’aggressività di specie particolari di api come l’ape africanizzata, che però sembra non adattarsi ai climi rigidi e quindi non si trova in Italia.

La maggior parte delle reazioni allergiche da veleno di imenotteri è dovuta alla vespa. I motivi sono diversi. Costruendo il loro nido nel terreno è relativamente facile entrarvi in contatto, anche nel corso di una semplice passeggiata in campagna. Anche i nidi costruiti sui muri e fra le tegole costituiscono un rischio perché avvicinano gli sciami all’ambiente domestico. Inoltre, le vespe sono attirate da frutta, liquidi ricchi di zucchero, carne e anche dalla spazzatura e tutto ciò aumenta il rischio di punture per l’uomo e per questo i vespidi sono considerati più “aggressivi”. Infine, una stessa vespa può pungere ripetutamente, come succede quando resta intrappolata nei vestiti, perché sopravvive alla prima puntura, mentre le api muoiono a causa della perdita del pungiglione che rimane nella pelle.

Per dovere di chiarezza, va precisato che insetti come zanzare, pulci, pidocchi, cimici ed altri ancora non inoculano veleno, ma succhiano il sangue e in questo modo depositano nel punto di contatto minime quantità di saliva. Per questo espongono ad un rischio trascurabile di allergie, mentre possono provocare reazioni infiammatorie, anche molto intense localmente, o trasmettere infezioni mediante microrganismi “raccolti” dall’uomo o da animali.

Tipi di reazione

Alla puntura di un insetto delle famiglie di Apidi e Vespidi può conseguire una reazione più o meno estesa. Essa infatti può rimanere localizzata alla sede dove è avvenuta la puntura o comportare sintomi e segni generalizzati (reazione sistemica). Le reazioni localizzate consistono in un’infiammazione o in una risposta allergica circoscritta ai tessuti vicini all’area colpita dalla puntura. Le reazioni localizzate del primo tipo tendono a risolversi da sole, mentre quelle di tipo allergico possono estendersi presto, di solito nel giro di mezz’ora, al resto dell’organismo. Si può distinguere una reazione locale allergica da una infiammatoria? Un quadro classico di reazione allergica locale è caratterizzato da un gonfiore (provocato dall’edema) più intenso e più esteso, almeno 8 cm il diametro dell’area interessata. Inoltre, se la puntura è avvenuta nella mano, rapidamente si gonfierà tutto il braccio. Lo sviluppo delle reazioni allergiche sistemiche si può schematizzare in stadi successivi, dei quali i più avanzati si presentano solo nei quadri particolarmente gravi e se non si interviene con una cura nelle prime fasi della reazione:

Stadio 1orticaria generalizzata, prurito, malessere, ansia;

Stadio 2: i sintomi precedenti più almeno due dei seguenti: angioedema, vertigini, nausea, vomito, diarrea, dolori all’addome;

Stadio 3: i sintomi dello stadio 2 più almeno due dei seguenti: difficoltà di respirazione (dispnea), secchezza delle fauci, difficoltà di deglutizione (disfagia), difficoltà di parola  (disartria), vista annebbiata, angoscia con senso di morte imminente;

Stadio 4: i sintomi dello stadio 3 più almeno due dei seguenti: colorazione bluastra delle mucose (cianosi), riduzione della pressione sanguigna (ipotensione), svenimento (collasso), perdita della coscienza, perdita del controllo degli sfinteri.

La reazione di gran lunga più grave e rischiosa è l’anafilassi che consegue ad una puntura di insetto in una percentuale variabile. Se, in generale, la probabilità di reazione allergica da puntura di insetto è stata quantificata intorno al 3% in alcune casistiche italiane, il rischio di sviluppare anafilassi sembra correlato alla gravità della prima reazione osservata. Se essa è rimasta localizzata, il rischio di anafilassi ad una successiva puntura è di circa il 5%, mentre nei soggetti che hanno già presentato una reazione generalizzata alla puntura di imenottero il rischio di anafilassi può raggiungere il 50%. Aumentano la frequenza di reazioni anafilattiche la localizzazione alla testa o al collo delle punture, mentre il fatto che le anafilassi da puntura di insetto siano più frequenti nei soggetti al di sotto dei 20 anni e nei maschi, più che nelle femmine, si spiega con una maggiore probabilità che i soggetti con quelle caratteristiche vengano a contatto con gli insetti.

Altri tipi di reazioni sono meno frequenti. E’ il caso degli stati tossici determinati da ripetute punture simultanee, che creano danni per l’elevata concentrazione di veleno nell’organismo. Ancora più raramente, le punture di imenotteri sono all’origine di fenomeni di infiammazione a carico di vasi, reni e sistema nervoso, ma il meccanismo di queste reazioni non è stato chiarito.

Meccanismi immunitari

Sia anticorpi del tipo IgG che del tipo IgE sono stati chiamati in causa per le reazioni immunitarie provocate dal veleno degli imenotteri. Le IgG sembrano avere come obiettivo il blocco degli effetti che il veleno ha nell’organismo e le IgE sembrano invece essere correlate a quadri provocati da punture ripetute.

Diagnosi

Gli esami utili a formulare una diagnosi di allergia al veleno di imenotteri, andrebbero fatti solo dopo che essa si è manifestata con segni e sintomi clinici, perché dopo un singolo contatto con il veleno dell’insetto l’esito delle prove potrebbe essere negativo, anche se di fatto l’individuo è già sensibilizzato verso il veleno dell’insetto. Invece, nei soggetti che hanno già presentato un quadro di anafilassi, l’approfondimento della diagnosi è doveroso, per il rischio già segnalato in precedenza, che l’evento si presenti di nuovo.

Cura e prevenzione

Il miglior modo di evitare reazioni allergiche al veleno degli imenotteri sarebbe quello di prevenire le punture e quindi abbigliamento e altre precauzioni possono essere di aiuto se si affronta un ambiente “a rischio”. Ma, per definizione, i contatti con questi insetti possono avvenire dovunque e quindi si deve essere pronti ad affrontare le reazioni con le cure specifiche. In particolare, i soggetti con un rischio noto di reazione allergica al veleno degli imenotteri dovrebbero portare sempre con sè dispositivi che permettano loro di somministrarsi adrenalina, ed essere in grado di utilizzarli. Steroidi (cortisone) e antistaminici sono altri prodotti impiegati per controllare questo tipo di reazioni allergiche.

L’immunoterapia specifica può essere molto efficace nel prevenire reazioni allergiche alle punture di insetto e andrebbe somministrata ai soggetti che sono stati colpiti da reazioni anafilattiche, dopo aver eseguito gli opportuni approfondimenti diagnostici.

Domande Frequenti

Qualche consiglio per riconoscere le reazioni più importanti che si possono verificare e suggerimenti su come affrontarle.

1. Perché e quando aumenta il rischio di essere punti da api, vespe e calabroni?

Da una parte quasi tutti gli imenotteri sono insetti che d’estate raggiungono la massima numerosità nell’ambiente e, dall’altra, proprio in estate è più facile che si frequentino la campagna e altri luoghi dove essi sono presenti. Inoltre, cosmetici, profumi e lo stesso sudore attirano questi insetti verso la pelle lasciata scoperta dagli indumenti estivi. I giorni più a rischio sono quelli con molto vento perché gli insetti, in quelle condizioni, tendono a volare più vicini al terreno.

2. C’è differenza fra le punture dei diversi insetti?

Il calabrone inietta una maggiore quantità di veleno e quindi la sua puntura può determinare una reazione più intensa. L’ape inietta meno veleno, ma ha un pungiglione di forma seghettata, che tende a rimanere infisso nella pelle, e il sacco con il veleno di solito resta attaccato alla base del pungiglione stesso. Per questo va rimosso, ma evitando di schiacciarlo con le estremità di pinzette o con le dita. Meglio usare l’unghia o un attrezzo che permetta di tirarlo dalla punta verso la base, ma ricordando che a quella estremità può essere localizzato il recipiente del veleno.

3. E se a pungere sono più insetti?

In caso di decine di punture si può verificare una reazione molto intensa, anche dopo uno o due giorni. Se si verifica questa evenienza meglio chiedere il parere del medico, anche se non c’è una reazione immediata.

4. Come si capisce se si è allergici al veleno di imenotteri?

Se la puntura provoca arrossamento e gonfiore, ma limitati a un’area di pochi centimetri, si può ipotizzare una reazione non allergica anche se sono accompagnati da prurito e dolore. Nel dubbio, comunque, meglio rivolgersi a un medico.

5. Quali sono i “gradi” più importanti di reazione?

Se l’area di pelle interessata dalla reazione successiva alla puntura ha un diametro di 10 centimetri o più, e dura 2-3 giorni si può pensare a una reazione allergica estesa e al rischio di una successiva reazione sistemica. Le reazioni sistemiche, o generalizzate, sono quelle che non rimangono limitate alla pelle, ma coinvolgono altri tessuti, organi e apparati, pur senza essere una vera e propria reazione anafilattica.

Sicuramente un soggetto che sviluppa una reazione anafilattica dopo la puntura, e non sapeva di essere allergico al veleno di imenotteri, è opportuno che si rivolga a un allergologo per due buoni motivi: questo specialista può valutare un trattamento con immunoterapia specifica e può prescrivere un autoiniettore per intervenire tempestivamente in caso si verifichi un nuovo episodio di anafilassi. Anche se non si è verificata un’anafilassi, ma c’è stata una reazione generalizzata, il parere dell’allergologo sarebbe comunque importante, per concordare soluzioni che prevengano un’ipotetica futura anafilassi.

7. Un soggetto che sa di essere allergico al veleno degli imenotteri viene punto da un insetto, cosa dovrebbe fare?

A una persona punta da un imenottero, che presenti una reazione anafilattica, le Linee Guida raccomandano di somministrare immediatamente adrenalina con un autoiniettore. Se lo stesso soggetto ha già avuto un’anafilassi è probabile che sappia riconoscerne i primi sintomi, ma se non l’ha mai avuta? Per questo motivo anche chi ha una reazione generalizzata non anafilattica dovrebbe consultare un allergologo, perché questo specialista può spiegare come riconoscere sintomi e segni precoci dell’anafilassi e come gestire tempestivamente la situazione. Le stesse Linee Guida aggiungono che, sia che venga utilizzato l’autoiniettore, ma ancor più se non lo si è usato, è necessario raggiungere al più presto un Pronto Soccorso.

8. Un soggetto che non sa di essere allergico al veleno degli imenotteri viene punto da un insetto, cosa dovrebbe fare?

Sarebbe bene seguire comunque i consigli sopra riportati riguardo al pungiglione e osservare l’evoluzione della reazione nel punto in cui c’è stata la puntura. Se si estende oltre i pochi centimetri di diametro di una reazione “normale”, meglio rivolgersi a un medico per un parere o recarsi al Pronto Soccorso in caso di reazione si presentino segni e sintomi estesi a tutto il corpo.

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