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Dal Settecento ai giorni nostri

Dal Settecento ai giorni nostri

Nel giro di alcuni decenni la produzione di Gin in Gran Bretagna raggiunge livelli altissimi ed anche il suo consumo si configura come una vera "epidemia". Nel 1742 la produzione di liquori in Gran Bretagna, prevalentemente Gin, raggiunge i venti milioni di galloni.

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Il Gin non è stato però il primo liquore distillato dai cereali, sembra sia stato preceduto dal Whisky, che, differentemente da quello che si può pensare, è stato prodotto per la prima volta in Irlanda. Per avere un'idea di come le preferenze per le bevande alcoliche siano cambiate nei secoli, basti pensare che il gusto "affumicato" del Whisky, derivante dalla procedura di produzione e che oggi è fra le caratteristiche che più attira i suoi consumatori più esperti, per lungo tempo rappresentò il maggior limite alla diffusione del suo consumo oltre i confini della Scozia.

Nel XVII secolo, intanto, un gruppo di coloni, appartenenti alla setta dei Puritani, arrivò nel Massachusetts con diecimila galloni di birra. Da lì si è assistito ad una rapida diffusione del consumo di bevande alcoliche nel Nuovo Mondo. Anche qui esso è stato visto in due ottiche del tutto opposte: quella più propensa ad evidenziare i rischi sociali e medici, correlati al consumo di alcool, e quella concentrata sulla diffusione del consumo ed il ricavo del profitto. Anche le Autorità  Statali ne ricavarono presto introiti, imponendo una accisa sulla produzione di distillati.

Curiosamente, come avvenuto per birra, vino e alcuni liquori in Europa, anche negli Stati Uniti la produzione di uno dei più famosi liquori, il Whiskey del Kentucky, fu avviata da un uomo di Chiesa, in particolare da un pastore battista.

Sempre negli Stati Uniti, alla fine del XVIII secolo, si pubblica un documento che dichiara apertamente gli effetti negativi dei liquori sul fisico e sulla mente, confutando qualsiasi effetto curativo dell'alcool. Per assistere ad un trend più diffuso di pubblicazione di documenti che contraddicano i benefici dell'assunzione di bevande alcoliche, stigmatizzando i danni che esse provocano, bisogna però arrivare agli inizi del XIX secolo, quando la consuetudine all'ubriachezza viene definita come sintomo di alterazione mentale e il craving (ricerca ossessiva di bevande alcoliche) viene individuato come conseguenza dell'ubriachezza stessa. Si cominciano a descrivere, in modo dettagliato, anche le conseguenze dell'astinenza dall'alcool degli etilisti, riferendo ad esempio di una forma di delirium tremens.

Si deve ad un medico scozzese, Robert Macnish, la descrizione di sette "profili" di etilista: il sanguigno, il melanconico, lo scorbutico, il flemmatico, l'irrequieto, il collerico ed il periodico.

Fra la metà  e la fine del XIX secolo, negli Stati Uniti, si assiste ad una prima ondata di proibizionismo in risposta alla grande diffusione del consumo di bevande alcoliche. Il primo Stato a promulgare leggi in merito fu il Maine ed altri stati lo seguirono. Lo scoppio della guerra di secessione e le pressioni dei produttori di liquori fecero fallire questo primo tentativo di limitare l'uso dell'alcool.

Bisognerà  arrivare ai primi decenni del XX secolo per assistere all'introduzione di nuove leggi volte a ridurre o abolire il consumo di bevande alcoliche. Fra le conseguenze di queste leggi ci fu la diffusione, da una parte di un ampio fenomeno criminale legato a produzione, contrabbando e vendita clandestina di liquori e dall'altra di "espedienti", che coinvolgevano medici e farmacisti, che prescrivevano Whiskey a scopo curativo o producevano "farmaci" ad alto tasso alcolico.

Intanto anche in Europa, sul consumo di alcool, si avvertiva sempre più l'influenza di fattori come le imposizioni di tasse su produzione e consumo di bevande alcoliche e le tendenze proibizionistiche di alcune confessioni religiose, specie nei paesi del nord. Ad esempio in Finlandia, nel 1884, furono promulgate leggi limitative riguardo alla vendita di liquori, che sono evolute alcuni anni dopo in una proibizione assoluta del consumo di bevande alcoliche. In altri paesi europei si prende coscienza degli effetti sociali dell'abuso di alcool che si concretizzano ad esempio in dati tedeschi secondo i quali nel 1878 erano state arrestate 5348 donne che avevano commesso reati sotto l'influsso dell'alcool. Tale numero nei primi decenni del XX secolo aveva superato le seimila unità .

Fra le fine del XIX e l'inizio del XX secolo la diffusione del consumo e dell'abuso dell'alcool ha in parte risentito dell'atteggiamento culturale sviluppato nei vari paesi rispetto a questi problemi. A parte i paesi nei quali si promuoveva l'astinenza assoluta, come in quelli a maggioranza islamica, ci possono essere contesti sociali nei quali l'atteggiamento è ambivalente in quanto l'ubriachezza è considerata negativamente ma la capacità  di bere alcool senza ubriacarsi è motivo di vanto.

Un atteggiamento che si potrebbe definire permissivo-condizionato è quello di diversi paesi latini, come Italia, Spagna e Portogallo nei quali l'assunzione abituale di grandi quantità  di alcool è stigmatizzata mentre un consumo, magari elevato, ma ristretto a occasioni sociali particolari è considerato normale.

Fra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo si sviluppano anche le prime associazioni per il recupero e la cura degli alcolisti. Anche in questo caso sono stati all'avanguardia gli Stati Uniti, insieme ad alcuni paesi del nord Europa, dove il problema era percepito in maniera più chiara. Il 10 giugno del 1935 è considerata la data di fondazione dell'Associazione degli Alcolisti Anonimi nata negli Stati Uniti e poi diffusasi in tutto il mondo. Secondo la storia di questa Associazione quella data corrisponde al giorno in cui Robert Smith, medico e membro dell'Oxford Group, bevve per l'ultima volta una bevanda alcolica, dopo trenta giorni in cui Bill Wilson aveva lavorato con lui per promuovere l'astinenza dall'alcool. L'Oxford Group è stata una prima organizzazione, di ispirazione Cristiano Evangelica, costituita da ex alcolisti impegnati nella lotta all'alcolismo che fondarono, in seguito, l'Associazione Alcolisti Anonimi.

La seconda metà  del XX secolo e il primo decennio del XXI secolo sono stati caratterizzati da conoscenze sempre più approfondite circa i meccanismi della dipendenza e dell'abuso da alcool e della patogenesi dei danni che l'alcool provoca su molti organi e tessuti dell'organismo. Su un altro versante, la messa a punto di strategie e tecniche di promozione commerciale sempre più aggressive ha cominciato a condizionare i consumi di bevande alcoliche sostituendo abitudini più legate alla tradizione. Autorità  sanitarie e amministrative dei diversi paesi hanno messo in atto, a loro volta, misure volte a limitare i consumi di alcool attraverso l'informazione dei consumatori circa i danni che ne possono derivare. Anche in questo caso, però, si sono registrate grandi disparità  fra un paese e l'altro. Negli Stati Uniti da tempo le etichette delle bevande alcoliche contengono avvertenze circa i danni che esse possono provocare, mentre in paesi europei, come l'Italia, non solo tali avvertenze non sono previste, ma si concedono limiti molto ampi alla pubblicità  delle bevande alcoliche sui mezzi di comunicazione. Solo saltuariamente, a seguito di qualche evento drammatico provocato dall'abuso di alcool, si leva qualche voce iche invoca una maggiore informazione dei consumatori circa i rischi relativi ad un consumo eccessivo di bevande alcooliche.

Continua ...

La storia del consumo dell'alcool e delle sue conseguenze ha un inizio in tempi remoti e non ha una fine. L'assunzione di bevande alcooliche provoca piacere e questo fa sì che l'uomo cerchi in esse una gratificazione. Perciò l'andamento dei consumi può mostrare segni di riduzione in qualche paese, ma resta costante o aumenta in altri e, anche laddove c'è una riduzione assoluta, si osservano aumenti relativi in fasce di popolazione a rischio come adolescenti e donne. In alcuni individui, per ragioni illustrate in altra parte del sito (Vedi La dipendenza da alcool), dall'uso si passa all'abuso e dalla gratificazione al danno (Vedi Effetti dell'alcool sul canale alimentare e sul pancreas e Effetti dell'alcool sul fegato). Per questo sarebbe opportuno che sui rischi provocati all'assunzione di bevande alcooliche si facesse corretta informazione a tutti i livelli e in tutte le sedi, in modo che i consumatori, qualsiasi scelta facciano, la facciano consapevolmente.

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