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Esiste un difetto di recettività endometriale e in che cosa consiste?

Esiste un difetto di recettività endometriale e in che cosa consiste?

Storicamente fu Giorgianna Seegar Jones la prima a parlare di finestra di impianto e di una associazione tra infertilità e difetti di preparazione istologica dell’endometrio [46].

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La ricercatrice riuscì a definire la luteal phase defect (LPD) sulla base dei criteri di Noyes [46]; Wilcox et al. [47] riuscirono a dimostrare che un impianto non centrato sulla WOI era più soggetto ad aborti spontanei. Oggi la LPD è oggetto di discussioni [48,49]. Resta il fatto in sé importante che alcuni difetti di natura biochimica o di strutturazione istologica che portano a ritardo della WOI sono associati a impianti embrionali falliti con le ART ovvero ad aborti spontanei precoci. Queste modificazioni riguardano in particolare una ritardata preparazione endometriale della WOI e la ritardata/alterata comparsa di placenta protein-14 (PP14; aka Glycodelin), integrins, MUC-1, pinopods, leukemia inhibitory factor e altri [50,51]. Infine in cicli senza asincronie istologiche sono stati osservati difetti nella presenza di biomarker di recettività endometriale [50,51].

Regolazione della recettività endometriale

L’endometrio è sottoposto a una ben definita e regolata espressione genica in preparazione dell’impianto [52]. Il timing della recettività endometriale corrisponde alla down-regulation dei recettori alfa (ESR1) delle cellule epiteliali endometriali in un endometrio normale a metà fase secretiva [53]. Il progesterone e i suoi recettori (PR) sono essenziali per un impianto embrionale nell’endometrio ma c’è uno shift dei PR dalle cellule epiteliali a quelle stromali che avviene nella WOI. La persistenza dei ESR1 e PR nelle cellule delle ghiandole endometriali è associata a infertilità e difetti di impianto [54,55].

Una aberrante espressione abnorme di ESR1 e PR nel momento dell’impianto è un segno di resistenza al progesterone perché un endometrio normale regola riducendo gli ESR1 e PR normalmente: la resistenza al progesterone si associa a LPD, aborto spontaneo e infertilità dovuta all’endometriosi [56,57]. Il progesterone inoltre limita l’azione degli estrogeni attraverso l’induzione della 17-beta-idrossisteroidodeidrogenasi tipo 2 nell’endometrio che converte l’estradiolo nel meno attivo estrone [57,58]. Attraverso questo insieme di complessi fattori si assiste a uno scivolamento della WOI dal controllo endocrino indiretto (progesterone) a quelli aracrino e autocrino diretti. Un fallimento in questa transizione comporta fallimento dell’impianto e aborto [59,60].

Altri fattori

Disfunzioni tiroidee

Gli ormoni tiroidei influenzano l’interfaccia feto-materna attraverso l’interazione con i recettori tiroidei endometriali e quelli del TSH presenti sulle due interfacce endometriale e trofoblastica [61].

I valori limite superiori del TSH sono 4,5-5 mUI/ml [62] e valori di ipotiroidismo subclinico con valori di TSH superiori a 4,5 e valori di tiroxina libera normali (T4) sono frequenti nella popolazione. In pratica, tuttavia ,l’impiego nei programmi di fecondazione assistita del cut off di 2,5 mUI/ml come soglia di trattamento con levotiroxina è stato dimostrato certamente utile [62]. Valori tra 2,5 e i limiti superiori di normalità con anticorpi antiperossidasi sono altresì suggestivi di utilità di trattamento, mentre i soli valori di tiroidite autoimmune senza alterazione dei valori di TSH come sopra espressi non sembrano trovare nella supplementazione medica alcuna utilità [63].

Carenza di vitamina D

Non esiste una correlazione valida tra livelli di 25OHD e outcome gravidico dopo fecondazione in vitro [63].

Iperprolattinemie

Non esiste alcuna evidenza di un’interferenza tra prolattina (isolata) e implantation rate nella fecondazione in vitro. Esiste una influenza indiretta per valori elevati tra prolattina e interferenza con i fenomeni anovulatori (anovulatorietà) [63].

Malattia infiammatoria intestinale

Non esistono evidenze che la Mmalattia infiammatoria intestinale (Inflammatory Bowel Disease, IBD) possa influenzare l'implantation rate nei programmi di fecondazione in vitro. Tuttavia la IBD è correlabile a una presenza di endometriosi di cui va tenuto conto nella diagnosi di ingresso nei programmi di fecondazione in vitro [63].

Obesità

L’obesità ha un impatto negativo sulla prognosi dell’impianto di embrioni trasferiti [63].

Fumo di sigaretta

Il fumo di sigarette impatta negativamente con l’impianto embrionale nei programmi di fecondazione in vitro e questo impatto negativo si estende anche a coloro che sono esposti a fumo passivo [63].

Autoimmunità

Non esiste alcuna indicazione allo studio di natural killer cells (periferiche o endometriali) nei programmi di fecondazione in vitro [64].

Non esistono marcatori di disfunzione immunitaria di valore clinico. L’impiego empirico sperimentale di anticoagulanti e immunoglobuline intravenose ha prodotto risultati negativi: l’impiego empirico di questi trattamenti non è quindi indicato [64-67].

Vedere anche in L'impianto Embrionale

Carlo Bulletti - Specialista in ginecologia e ostetricia, Direttore Sanitario e responsabile del Centro di PMA Extra Omnes, Cattolica