Fondazione Cesare Serono
FONDAZIONE CESARE SERONO

L'informazione è salute

Video sulla Sclerosi Multipla

Video sulla Sclerosi Multipla

Descrizione Video
Francesco Patti, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Catania e Responsabile del Centro della sclerosi multipla del Policlinico G. Rodolico di Catania, in questo brano di intervista spiega perché si sviluppano i sintomi e come le funzioni limitate o perse possono essere compensate con la riabilitazione.
Francesco Patti, illustra gli effetti che può avere la riabilitazione nella sclerosi multipla, quando ben fatta e personalizzata.
Il cervello della persona con sclerosi multipla deve compensare i danni provocati dalla malattia e ciò può rendere meno facile assolvere a più compiti contemporaneamente. Lo spiega Francesco Patti, .
Francesco Patti,  spiega come può essere gestito il passaggio da un trattamento all’altro.
I sintomi della Sclerosi Multipla sono diversi e dipendono dalla sede della lesione alla mielina. I sintomi più comuni sono perdita di coordinamento muscolare, disturbi visivi, senso di torpore o di formicolio alle gambe e alle braccia, stanchezza e incontinenza. Questa malattia può essere difficile da diagnosticare, in quanto la presenza dei sintomi, che possono durare giorni o mesi, comparendo e scomparendo, non segue uno schema ben preciso.
In un’epoca in cui la “falsa scienza” e le “false notizie” invadono i mezzi di comunicazione e la rete, è importante che, chi è interessato ad argomenti medici e scientifici acceda direttamente alle fonti più attendibili e abbia gli elementi per interpretare le informazioni che trova. Questo è tanto più importante se chi accede alle notizie è una persona affetta da una malattia come la sclerosi multipla perché dall’acquisizione delle informazioni dipendono le sue scelte e, da tali scelte, dipendono la sua salute e la sua qualità di vita. Saper interpretare i risultati di una ricerca sull’efficacia di una cura alla luce di come la ricerca è stata fatta, su quanti malati, seguiti per quanto tempo e con quale protocollo di studio, vuol dire capire quanto quei risultati sono attendibili e, in sostanza, se essi possono cambiare la vita di un malato.
Nell’ultima parte dell’intervista ad Antonio Uccelli, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Genova, si parla delle reali prospettive di impiego del trapianto di cellule staminali, ad oggi.
Antonio Uccelli, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Genova, ci parla del percorso sperimentale di un ulteriore approccio relativo alle cellule staminali, quello delle staminali neurali
Antonio Uccelli, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Genova, parla delle ricerche in corso sull’impiego delle cellule staminali mesenchimali nella cura della sclerosi multipla.
Le cellule staminali sono cellule uniche presenti nel midollo osseo, o nel sangue periferico, e sono in grado di svilupparsi diventando globuli rossi, globuli bianchi o piastrine. Dopo i trattamenti antitumorali, un trapianto di cellule staminali allogeniche serve a ripristinare le cellule staminali nell'organismo del paziente malato, con quelle prelevate da un donatore sano.
Le cellule staminali possono essere prelevate in due modi. Il primo metodo consiste nella raccolta di cellule staminali dal sangue periferico. Se questo procedimento non fornisce una quantità sufficiente di cellule staminali, esse possono essere prelevate direttamente dal midollo osseo.
Abbiamo chiesto a uno dei massimi esperti sulle cellule staminali, Antonio Uccelli, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Genova, di parlarci di questo argomento.
Claudio Gasperini, neurologo del Centro della sclerosi multipla dell’Ospedale Forlanini San Camillo di Roma, ha curato una nuova sezione sulla sicurezza dei farmaci per la cura della sclerosi multipla, pubblicato nel sito della Fondazione Cesare Serono nella sezione Angolo dello Specialista.
“In un mondo ideale, meglio visitare una persona in più, magari per poi escludere la presenza della sclerosi multipla, piuttosto che vederne meno e lasciare malati senza la corretta diagnosi”. Questo il punto di vista che Alessandra Lugaresi, neurologa e Professoressa Associata del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università “Alma Mater” di Bologna.
Un sintomo, registrato con cura e valutato adeguatamente dal medico, fa ipotizzare la presenza della sclerosi multipla: cosa fare?  Alessandra Lugaresi indica le priorità nella gestione di una situazione di questo tipo. Primo: non banalizzare l’evidenza e fare una risonanza magnetica. E se l’esame conferma che si è trattato di una prima manifestazione clinica della sclerosi multipla alla quale è seguita una remissione del quadro? Su questo punto il messaggio è chiaro: meglio un controllo in più, che uno in meno, e più tempestiva è la cura, più è efficace.
Di fronte alla comparsa di un sintomo come una parestesia c’è chi si preoccupa e pensa subito che a provocarlo sia una malattia grave e chi, invece, lo sottovaluta o lo “rimuove”, continuando la sua vita come niente fosse. Le diverse reazioni possono dipendere da tanti fattori: dalla storia personale di ciascuno, dal carattere delle persone, ma anche da quanto si è informati sulle malattie, sui loro sintomi e sui percorsi che conducono alla diagnosi.
L’impatto con la diagnosi è un evento stressante e forme di ansia e di depressione possono svilupparsi in chi deve abituarsi a convivere con la malattia..
Sulla sclerosi multipla si danno tante informazioni su tutti i mezzi di comunicazione. Questo comporta il rischio che nascono dei falsi miti che creano convinzioni sbagliate.
Quando un organo interno è affetto da una malattia che non può essere diagnosticata con gli esami tradizionali, può essere necessario ricorrere alla risonanza magnetica (RM).
Potrebbe interessarti anche…

Contatta l'esperto

CONTATTA L'ESPERTO

Ricevi le risposte ai tuoi quesiti

Fai una domanda
Iscriviti alla newsletter

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Ricevi gli aggiornamenti

Iscriviti