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Vitamine e microbiota nella sclerosi multipla

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Vitamine e microbiota nella sclerosi multipla

Dal 18 al 25 aprile 2015 si è svolto a Washington, District of Columbia, Stati Uniti, il congresso dell’American Academy of Neurology (abbreviato AAN, in italiano Accademia Americana di Neurologia). Pur riguardando tutta la neurologia, l’ampio spazio dedicato alla sclerosi multipla fa di questo congresso uno dei due più importanti eventi scientifici mondiali nei quali presentare i risultati di ricerche sulla sclerosi multipla. La Fondazione Cesare Serono ha passato in rivista degli abstract pubblicati nel sito dell’evento per proporre alcuni aggiornamenti sulle ricerche presentate, suddivisi per argomento. La prima selezione riguarda gli studi sugli effetti di alcune vitamine, della L-carnitina e del microbiota sulla sclerosi multipla.

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Ricercatori tedeschi hanno valutato le concentrazioni nel sangue di vitamina D e una forma della stessa molecola realmente utilizzabile dall’organismo. Infatti, sono partiti dalla considerazione che il solo livello di vitamina D può non essere indicativo di una relazione causa-effetto con lo sviluppo della malattia. Sono stati presi in esame soggetti con la Sindrome Clinicamente Isolata, la forma iniziale della sclerosi multipla. Mediante specifici esami del sangue si è osservato che i valori di vitamina D erano più bassi nelle persone con Sindrome Clinicamente Isolata rispetto a volontari sani considerati come controllo. Inoltre, nel primo gruppo erano più numerosi i soggetti con concentrazione nel sangue di vitamina D inferiori a 25 nmol/L, il valore al di sotto del quale si definisce una vera e propria carenza. Al contrario, gli esami eseguiti per determinare la disponibilità di vitamina D utilizzabile dall’organismo non sono risultati diversi fra i due gruppi. Gli autori hanno concluso che, mentre il dosaggio della vitamina D nel sangue sembra dimostrare che una sua carenza possa aumentare il rischio di sviluppo della sclerosi multipla, le variabili indicative della sua utilizzabilità da parte dell’organismo non sembrano fornire informazioni altrettanto significative.

Un gruppo di ricercatori australiani e statunitensi ha cercato possibili associazioni fra carenze della vitamina D e rischio di sviluppare sclerosi multipla in soggetti di origine ispanica e in neri. L’ipotesi dalla quale erano partiti era che, nelle persone con pelle più scura, che tipicamente hanno nel sangue concentrazioni più basse di vitamina D, si potesse più facilmente evidenziare una relazione fra carenza di vitamina D e sclerosi multipla. Dopo un’approfondita valutazione della casistica, che ha preso in considerazione anche tutti gli altri fattori che potevano aumentare il rischio di sviluppo della sclerosi multipla, gli autori hanno concluso che non c’era relazione fra carenza di vitamina D e rischio di sclerosi multipla nella particolare casistica considerata.

Carenza di Vitamina D e modificazioni del microbiota sono due fattori chiamati in causa per un possibile aumento del rischio di ammalare di sclerosi multipla. Tankou e colleghi hanno valutato la concentrazione di vitamina D nel sangue e la composizione del microbiota studiato raccogliendo campioni di feci. Nei soggetti che avevano concentrazioni nel sangue di vitamina D superiori a 40 ng/ml, nel microbiota c’era una particolare abbondanza di batteri denominati ruminococcacei. Questo tipo di microbo produce molecole dotate di un potente effetto di contrasto dei meccanismi dell’infiammazione. Inoltre, ridotte quantità di ruminococcacei sono stata rilevate in persone affette da gravi malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Gli autori hanno ipotizzato che, fra gli effetti positivi della vitamina D, ci possa essere una modulazione del microbiota che fa prevalere batteri che contribuiscano a contrastare i processi dell’infiammazione.

Sempre riguardo al microbiota, un lavoro presentato al congresso dell’AAN illustrava la creazione di un gruppo di ricerca che coinvolgerà numerosi centri e avrà lo scopo di valutare possibili relazioni fra caratteristiche del microbiota e sviluppo e andamento clinico della sclerosi multiplla. Il progetto è denominato MS Microbiome Consortium (MSMC), traducibile in italiano in Consorzio del Microbioma nella Sclerosi Multipla. Fra i primi progetti avviati dal Consorzio c’è una valutazione del microbioma in persone con sclerosi multipla, trattate e non trattate, confrontate con soggetti normali. Sono state raccolte varie evidenze interessanti, fra le quali quella che il microbiota dei soggetti con sclerosi multipla induceva, in animali di laboratorio, una malattia sperimentale, simile alla sclerosi multipla, in forma più grave di quella provocata dal microbiota dei volontari sani.

All’AAN è stato presentato uno studio in corso in Francia per valutare l’effetto di una vitamina denominata biotina, alla dose di 300 mg al giorno e confrontata con placebo, in persone con forme progressive di sclerosi multipla. La biotina è coinvolta in diversi processi del metabolismo fra i quali l’attivazione di un enzima importante per la sintesi della mielina, che viene danneggiata nella sclerosi multipla. In un precedente studio, su un piccolo numero di soggetti, dosi di biotina, comprese fra 100 e 600 mg al giorno, hanno determinato un miglioramento stabile della disabilità in persone con forme progressive di sclerosi multipla. I soggetti inclusi in questa nuova ricerca sono stati 154, dei quali il 41% con sclerosi multipla primaria progressiva e il 59% con la forma secondaria progressiva. L’EDSS media era di 6.1. I risultati preliminari, presentati con una comunicazione orale, suggerirebbero che solo alcuni malati, circa un 10%, traggono beneficio dalla cura con biotina. In questi soggetti si è osservato un significativo miglioramento dell’EDSS, che si è manifestato precocemente, nei primi tre mesi di cura. Ciò potrebbe dipendere da una re-mielinizzazione, cioè in una riparazione della mielina, in alcune delle aree danneggiate dalla malattia. Sia perché si tratta di dati preliminari, sia perché solo una minoranza di malati mostra miglioramenti, gli autori stessi hanno suggerito di non attribuire troppa enfasi a questi risultati.

Un altro gruppo di ricercatori francesi ha valutato l’efficacia della L-carnitina, rispetto al placebo, in associazione a un ciclo di riabilitazione, nel trattamento dell’astenia. La L-carnitina, in passato accreditata di effetti positivi nel supportare la funzione del tessuto muscolare, è stata assunta alla dose di 2 gr due volte al giorno. I 59 soggetti arruolati nello studio erano affetti da astenia da più di tre mesi. Gli autori non hanno rilevato differenze di efficacia fra L-carnitina e placebo.

Tommaso Sacco

Fonte: AAN

Glossario

Enzima

E' una molecola, di solito una proteina, che promuove o accelera una reazione chimica senza essere consumata e senza diventare parte del composto che deriva dalla reazione. Le sostanze sulle quali agisce l’enzima per determinare la reazione si chiamano substrati.

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EDSS

Acronimo di Expanded Disability Status Scale, traducibile in Scala Espansa dello Stato di Disabilità. È un sistema numerico per valutare la disabilità dei soggetti con sclerosi multipla, in base alla capacità di svolgere normali attività, come ad esempio il camminare. Si usa comunemente anche negli studi  e nella pratica clinica per verificare l’efficacia delle cure.

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Astenia

Sintomo che consiste nella percezione di una profonda stanchezza non motivata dalle attività svolte dall’individuo. Vedere anche: Quali sono i sintomi e segni della sclerosi multipla

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