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Vitamina D e recidive della sclerosi multipla

Parere degli esperti|timepubblicato il
Vitamina D e recidive della sclerosi multipla

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Dal punto di vista dell'impatto della supplementazione vitaminica in gravidanza sul rischio di ricaduta nel post-partum, i risultati sono meno eclatanti. In uno studio olandese del 2015 è stato analizzato il rapporto tra livelli di vitamina D in pazienti in gravidanza e rischio di ricaduta nel post-partum. I livelli sierici di vitamina D sono stati misurati in 43 pazienti affette e in 21 controlli sani nel periodo pregravidico, in gravidanza e nel post-partum. Non è stata evidenziata un'associazione significativa tra bassi livelli di vitamina e rischio di ricaduta nel post-partum e i livelli di vitamina in corso di gravidanza erano simili nelle pazienti affette e nei controlli. Lo studio concludeva affermando che non c'era quindi evidenza di beneficio da un'aumentata supplementazione vitaminica in gravidanza nelle pazienti rispetto alle donne non affette [18]. È comunque raccomandabile che ogni donna in gravidanza, affetta o non affetta da sclerosi multipla, non sia carente di vitamina D considerato il suo ruolo sul metabolismo dell'osso e su altri sistemi.

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Anche in uno studio precedente [19] non era stata riscontrata un'associazione tra bassi livelli di vitamina D e ricadute nel post-partum. In questo studio però erano stati osservati nel post-partum livelli sierici di vitamina significativamente più elevati nelle pazienti in ricaduta rispetto alle pazienti non in ricaduta. Gli autori attribuivano questo riscontro al fatto che più donne in ricaduta non avessero allattato. Nella casistica olandese invece l'allattamento non pareva influenzare i livelli di vitamina D né c'era una differenza significativa tra pazienti in ricaduta e non, in relazione all'allattamento [18]. È noto che la severità di malattia prima della gravidanza è predittiva di ricaduta nel post-partum [20] e quindi le pazienti con forme più aggressive di malattia potrebbero aver effettuato una maggiore supplementazione vitaminica nel periodo pregravidico. Tuttavia tale differenza non è stata evidenziata nella casistica olandese [18].

Sappiamo che la vitamina D esercita più effetti sul sistema immunitario e gioca quindi un ruolo nella sclerosi multipla. Una possibile spiegazione del mancato riscontro di un'associazione con le ricadute nel post-partum potrebbe derivare dal fatto che gli effetti ormonali sull'immunità sovrastino il suo ruolo.

Sul decorso di malattia la vitamina pare avere un ruolo sia in termini di conversione da CIS (sindrome clinicamente isolata) a sclerosi multipla sia da SMRR a SMSP (secondariamente progressiva).

Nel 2014, infatti, Ascherio et al. hanno pubblicato uno studio in cui soggetti con livelli sierici medi di vitamina D inferiori a 50 nmol/l, nei 12 mesi successivi al primo evento demielinizzante, avevano un outcome clinico e neuroradiologico a 5 anni peggiore rispetto ai soggetti con livelli più alti [21].

Inoltre, per quello che riguarda la conversione da forma SMRR a forma SMSP , Muris et al. hanno pubblicato nel 2015 uno studio retrospettivo longitudinale in cui i pazienti SMSP avevano livelli sierici di vitamina D inferiori rispetto agli SMRR, ma i livelli negli SMRR non correlavano con il rischio di progressione. I pazienti SMSP con una fase SMRR relativamente breve avevano però livelli di vitamina alla diagnosi inferiori rispetto ai pazienti che permanevano in fase SMRR. Per gli Autori questi dati sono a supporto del fatto che bassi livelli di vitamina D all'inizio della fase SMRR siano fattore di rischio per una precoce conversione a SMSP [22].

La vitamina D ha vantaggi, in termini di economicità, sicurezza e facilità di somministrazione, che la rendono facilmente associabile ai DMT in uso. Sulla base di questi dati è stata quindi valutata l'ipotesi di una supplementazione vitaminica per un beneficio clinico sulla malattia.

Nello studio SOLAR alti dosaggi di vitamina D, somministrati in add-on in 232 pazienti SMRR in fase precoce in terapia con interferone beta-1a, sono risultati efficaci in termini di pazienti liberi da malattia [23].

In una metanalisi del 2013 non è stato invece rilevato un beneficio dal trattamento con vitamina D in termini di rischio relativo di ricaduta [24], pur essendoci limitazioni metodologiche in relazione alle formulazioni, ai dosaggi, alla durata del trattamento e alla numerosità del campione.

Nell'attesa dei risultati di ulteriori trial clinici in corso, c'è generale consenso sulla supplementazione con vitamina D in tutti i pazienti con sclerosi multipla e CIS.

Eleonora Binello - Centro Sclerosi Multipla, Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza, Torino

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