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Valutato l’effetto della vitamina D sulle funzioni cognitive delle persone con sclerosi multipla

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Valutato l’effetto della vitamina D sulle funzioni cognitive delle persone con sclerosi multipla

Gli effetti della vitamina D nei malati di sclerosi multipla continuano a suscitare l’attenzione dei ricercatori. Uno studio ha evidenziato i benefici di tale vitamina sull’efficienza delle funzioni cognitive.

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Gli autori sono partiti dalle evidenze secondo le quali nelle persone con ridotti livelli di vitamina D nell’organismo aumenta il rischio di sviluppare la sclerosi multipla e, se ne sono già affette, cresce la probabilità di avere un’attività più intensa della malattia. A tali riscontri, non corrispondono, a oggi, dimostrazioni conclusive dell’efficacia della somministrazione di vitamina D in termini di prevenzione o di miglioramento dell’andamento della sclerosi multipla. L’alterazione delle funzioni cognitive si osserva in percentuali fino al 65% dei malati di sclerosi multipla. Tali alterazioni costituiscono uno dei fattori che, insieme alla disabilità fisica, quando presente, riducono maggiormente la qualità di vita. Inoltre, le funzioni cognitive a volte sono fra i primi segni e sintomi che si manifestano, ma non sempre vengono individuate tempestivamente. Studi eseguiti nell’uomo suggeriscono un ruolo positivo della vitamina D nel mantenimento dell’efficienza delle funzioni cognitive e si è rilevato che i neuroni e le cellule della microglia hanno recettori della vitamina D. L’obiettivo della ricerca eseguita da Darwish e colleghi è stato quello di valutare l’efficienza delle funzioni cognitive in persone affette da sclerosi multipla con concentrazioni di vitamina D nel sangue ridotte (<25ng/ml) o sufficienti (>35 ng/ml). Si è anche misurata l’efficienza delle funzioni cognitive dopo tre mesi di somministrazione di vitamina D3. Sono stati arruolati 88 soggetti che avevano la forma recidivante remittente della sclerosi multipla o la Sindrome Clinicamente Isolata. Tutti avevano più di 18 anni di età ed erano in cura con interferone beta. La valutazione delle funzioni cognitive è stata eseguita prima della cura e dopo 3 mesi di assunzione della vitamina D, usando vari test specifici per misurare l’efficienza dei diversi tipi di funzione cognitiva. I due gruppi, con livelli rispettivamente ridotto e sufficiente di vitamina D, sono risultati simili per età, distribuzione dei sessi, durata della malattia e altre caratteristiche. Nei soggetti con carenza di vitamina D: era più elevato il punteggio della EDSS, era più basso il livello di attività fisica svolto e c’era anche una più spiccata tendenza ad avere abitudini sedentarie, come guardare la televisione e giocare a carte. Nelle persone con carenza di vitamina D si è rilevata una probabilità maggiore di avere punteggi più elevati di ansia o di depressione, ma senza differenze statisticamente significative, rispetto a chi aveva livelli sufficienti della vitamina. I risultati di alcuni dei test con i quali sono state valutate le funzioni cognitive sono migliorati, dopo la somministrazione di vitamina D, nelle persone che, all’inizio dello studio, avevano una carente concentrazione di vitamina D nel sangue.

Gli autori hanno concluso che la somministrazione di vitamina D è stata in grado di migliorare l’efficienza delle funzioni cognitive nella casistica che hanno studiato. Ricerche su popolazioni più ampie dovranno confermare queste interessanti evidenze.

Tommaso Sacco

Fonte: Effect of Vitamin D Replacement on Cognition in Multiple Sclerosis Patients; Scientific Reports, Apr 4, 2017.