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Valutata la frequenza del rebound dell’attività della sclerosi multipla dopo la sospensione di vari tipi di trattamento

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Valutata la frequenza del rebound dell’attività della sclerosi multipla dopo la sospensione di vari tipi di trattamento

La cura della sclerosi multipla con farmaci che riducono l’attività della malattia può comportare un rimbalzo dell’attività della stessa alla sospensione del trattamento. Un gruppo di ricercatori svedesi ha confrontato la frequenza di tale fenomeno dopo la somministrazione di natalizumab e di DMD di prima linea.

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L’intensità dell’attività dell’infiammazione è uno dei fattori sui quali si basa la scelta della terapia della sclerosi multipla recidivante remittente. Da alcuni anni, nei casi in cui l’attività era particolarmente intensa, la scelta degli specialisti è caduta sul natalizumab. D’altra parte, vari studi hanno rilevato che, alla sospensione del farmaco si può verificare, con frequenza variabile, un “rimbalzo” (rebound) dell’attività della malattia che può raggiungere livelli superiori a quelli osservati prima dell’inizio della cura. Fagius e colleghi hanno valutato questo fenomeno in soggetti ai quali è stato somministrato il natalizumab e in altri curati con di DMD di prima linea. Fra questi ultimi trattamenti rientrano gli interferoni e il glatiramer acetato. Quindici soggetti con sclerosi multipla che avevano ricevuto natalizumab per più di cinque anni senza mostrare segni clinici o radiologici di attività dell’infiammazione, hanno sospeso la cura e sono stati seguiti con visite e risonanze magnetiche. In questo modo è stata verificata l’eventuale ripresa dell’infiammazione. Le evidenze raccolte in questo gruppo sono state confrontate con i dati, presenti nell’archivio del Centro, di 55 malati nei quali, nel periodo 1998-2015, era stato sospeso un DMD di prima linea, dopo che, con tale trattamento, si era ottenuto un adeguato controllo dell’attività della malattia. I soggetti del gruppo del natalizumab sono stati seguiti per una media di 19 mesi, mentre controlli per un periodo di 56 mesi erano disponibili per gli altri. Il fenomeno del rebound si è presentato nella maggior parte, cioè nei due terzi, delle persone nelle quali era stato sospeso il natalizumab. In nessuno dei soggetti trattati in precedenza con DMD di prima linea si è verificato, alla sospensione, un rebound e una lieve recidiva dell’attività si è rilevata nel 35% dei casi.

Gli autori hanno concluso che la sospensione di un DMD di prima linea, dopo somministrazione prolungata in malati di sclerosi multipla di mezz’età con attività stabile della malattia, si è dimostrata relativamente sicura. Con il natalizumab, in un gruppo di soggetti con caratteristiche simili, la frequenza di rebound è stata tale da suggerire la somministrazione di un altro farmaco, una volta interrotto il natalizumab. Data la limitata numerosità della popolazione valutata in questo studio, ricerche simili, su più ampie casistiche, dovranno confermare le evidenze raccolte.

Tommaso Sacco

Fonte: Discontinuation of disease modifying treatments in middle aged multiple sclerosis patients; Multiple Sclerosis and Related Disorders, 2017 Feb;12:82-87.