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Trapianto di cellule staminali: qual è oggi il loro impiego

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Trapianto di cellule staminali: qual è oggi il loro impiego

Nell’ultima parte dell’intervista ad Antonio Uccelli, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Genova, si parla delle reali prospettive di impiego del trapianto di cellule staminali, ad oggi. Nelle precedenti interviste sono stati descritti diversi tipi di trapianto di cellule staminali impiegate in clinica o che sono in uno stadio di ricerca più o meno avanzato.

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È importante che l’ultima parte dell’intervista ad Antonio Uccelli sia pubblicata a breve distanza di tempo dalla settimana (25/6-1/7), nella quale, su molti mezzi di comunicazione, è stata rilanciata la notizia relativa ad alcuni malati di sclerosi multipla trattati in un Centro italiano con un trapianto di cellule staminali neurali. Come spesso succede, quando si tratta questo argomento, l’informazione è stata riportata, senza fornire tutti i dettagli utili a capire il contesto di cui si parla. Infatti, è vero che in alcune fonti si riportava che si trattava dei primi tre malati sottoposti a trapianto di cellule staminali neurali nell’ambito di una ricerca di fase 1. Forse, però, sarebbe valsa la pena di ricordare che ricerche di fase 1 su questo tipo di trapianto sono già iniziate da tempo in diversi altri Centri in Italia e nel mondo e che uno studio di fase 1 è estremamente preliminare. Infatti, la fase 1 è quella che segue direttamente le ricerche eseguite sugli animali e ha, come obiettivo principale, quello di verificare la sicurezza di un trattamento e non la sua efficacia. Sicuramente, l’aggiunta di queste spiegazioni avrebbe reso meno eclatante la notizia, ma avrebbe fornito un’informazione più completa ed equilibrata e, soprattutto, avrebbe evitato malintesi circa la possibilità di curare oggi la sclerosi multipla con il trapianto di cellule staminali neurali. Proprio perché troppo spesso l’argomento dell’uso delle cellule staminali nella sclerosi multipla viene trattato in maniera non sufficientemente chiara e approfondita, è interessante seguire quest’ultima parte dell’intervista ad Antonio Uccelli, che invece spiega in maniera trasparente e dettagliata in quali casi e con quali obiettivi si eseguono, in clinica e in ricerca, i trapianti di cellule staminali. Per comprendere qual è oggi il ruolo di questa procedura nella gestione della sclerosi multipla, si può partire dalla “chiosa” dell’intervistato: l’ideale è usare tempestivamente ed efficacemente tutti i trattamenti di cui oggi si dispone per rallentare o fermare l’attività della malattia, fin dall’inizio. In questo modo si potrà evitare o ritardare l’applicazione di una metodica, come il trapianto di cellule staminali, che è, comunque, non priva di rischi. Un altro messaggio chiaro, che emerge dall’intervista, è che questo approccio funziona se c’è infiammazione. Infatti, su questo meccanismo agisce il trapianto di cellule staminali ematopoietiche, che è l’unico usato correntemente in clinica. Purtroppo oggi nessun tipo di trapianto di staminali ha dimostrato di poter riparare, nei malati di sclerosi multipla, le aree del sistema nervoso centrale definitivamente alterate dalla malattia. Antonio Uccelli ricorda che sono in corso studi sui trapianti di cellule staminali mesenchimali e staminali neurali, e che soprattutto quest’ultimo è in fase 1 e, quindi, si sta verificando se è sicuro. Solo in seguito se ne valuterà l’efficacia.

Tommaso Sacco
Video: Marco Marcotulli