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Lo studio voluto dalla Regione Emilia-Romagna ha confermato che l’angioplastica non è efficace per il trattamento della sclerosi multipla

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Lo studio voluto dalla Regione Emilia-Romagna ha confermato che l’angioplastica non è efficace per il trattamento della sclerosi multipla

La ricerca voluta e pagata dalla Regione Emilia-Romagna è giunta alle stesse conclusioni già formulate da numerose altre ricerche eseguite in Italia e nel Mondo: l’angioplastica delle vene del collo non ha alcuna efficacia nella cura della sclerosi multipla.

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Dopo la pubblicazione, nel 2009, di uno studio che aveva rilevato una relazione fra le alterazioni delle vene del collo e lo sviluppo della sclerosi multipla, si creò un movimento di opinione secondo il quale una condizione, denominata insufficienza venosa cerebro-spinale cronica (in inglese Chronic Cerebro-Spinal Venous Insufficiency: CCSVI), poteva essere la causa della sclerosi multipla. Molti esperti evidenziarono subito gli importanti limiti di quella iniziale ricerca ed era noto che, già alcuni decenni prima, l’ipotesi di una causa vascolare della sclerosi multipla fosse stata proposta e poi confutata. Inoltre, l’applicazione del metodo scientifico, avrebbe richiesto prima una verifica della fondatezza della teorica relazione fra alterazione delle vene e sviluppo della malattia e poi, semmai, l’applicazione di procedure terapeutiche basate su tale relazione. Nonostante la mancanza di prove definite a supporto, alcune Regioni italiane, fra le quali Toscana ed Emilia-Romagna, cominciarono a rimborsare l’intervento di angioplastica per la correzione dei difetti delle vene del collo come cura della sclerosi multipla. D’altra parte, su tutti i mezzi di comunicazione si cavalcava questo argomento, alimentando la speranza dei malati di poter guarire dalla sclerosi multipla, evitando l’assunzione di farmaci.

Le prime ricerche avviate in Italia, in altri Paesi europei e negli Stati Uniti, non riuscirono a dimostrare alcun vantaggio degli interventi di correzione dei difetti delle vene sull’andamento della malattia e molte evidenze misero in dubbio anche la relazione di base fra difetti delle vene e sclerosi multipla. Questi risultati venivano però contestati dai fautori della CCSVI, i quali sostenevano che l’inadeguatezza dei protocolli impediva di evidenziare i vantaggi della correzione della CCSVI. La Regione Emilia-Romagna mise quindi a disposizione ingenti fondi per realizzare uno studio che valutasse l’efficacia dell’angioplastica venosa nelle persone con sclerosi multipla, applicando fedelmente il metodo suggerito da chi aveva formulato la teoria della CCSVI. Inizialmente sono stati analizzati 177 soggetti con sclerosi multipla recidivante remittente, dei quali 62 non erano arruolabili. Di questi, 47, il 26.6% del totale, non avevano la CCSVI. In 6 Centri italiani sono state arruolate 115 persone con sclerosi multipla, suddivise in due gruppi, con rapporto numerico di 2 a 1. Un gruppo è stato sottoposto a un vero intervento di angioplastica delle vene del collo e l’altro a una sua simulazione. L’andamento della malattia è stato valutato dopo 12 mesi considerando, sia variabili cliniche, sia evidenze ottenute con la risonanza magnetica. Nel gruppo sottoposto all’angioplastica effettiva sono stati inclusi 76 soggetti e 39 in quello di confronto. Hanno completato la ricerca 112 malati. Sulla base dell’analisi di tutti i risultati ottenuti, gli autori hanno concluso che l’angioplastica venosa, pure essendo risultata sicura, è stata ampiamente inefficace e che, quindi, tale trattamento non può essere raccomandato nei malati di sclerosi multipla.

Da questa storia si potrebbero trarre molti insegnamenti. Una teoria scientifica andrebbe sempre verificata rigorosamente passo dopo passo, prima di farla diventare la base di una “soluzione rivoluzionaria” di una grave malattia. Le Istituzioni, sanitarie e non, dovrebbero essere caute nello “sposare” teorie scientifiche non adeguatamente verificate mettendo a disposizione dei malati cure delle quali non è stata confermata l’efficacia. Le preziose risorse della Sanità Pubblica andrebbero investite solo in presenza di evidenze consolidate. I mezzi di comunicazione dovrebbero ponderare bene i messaggi che veicolano al pubblico, specie se rischiano di illudere i malati circa soluzioni, delle condizioni dalle quali sono affetti, che in realtà non esistono.

Tommaso Sacco

Fonte: P Zamboni e coll: Efficacy and Safety of Extracranial Vein Angioplasty in Multiple Sclerosis; A Randomized Clinical Trial; JAMA Neurology, Novembre 18, 2017