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Uno studio ha dimostrato un costante aumento della sopravvivenza nei malati di sclerosi multipla

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Uno studio ha dimostrato un costante aumento della sopravvivenza nei malati di sclerosi multipla

Ricercatori norvegesi hanno seguito una casistica di persone con sclerosi multipla per 60 anni, valutando la sopravvivenza. I risultati hanno indicato che, a fronte di un’aspettativa di vita ridotta di 7 anni, si è rilevato un costante aumento della sopravvivenza nel corso del periodo di osservazione.

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Bøe Lunde e colleghi hanno valutato la sopravvivenza e le cause di decesso in 1388 persone con sclerosi multipla della Contea di Hordaland, nella Norvegia occidentale. Questa raccolta di dati ha coperto un periodo temporale che è andato dal 1953 al 2012 e ha fatto riferimento alle cartelle cliniche disponibili presso l’ospedale universitario di Haukeland, collegato ad un Registro nazionale. L’analisi statistica dei dati di sopravvivenza ha tenuto conto di fattori come sesso, età e andamento della malattia. Dei 1388 soggetti considerati, ne sono deceduti 291, nei 60 anni in cui sono stati seguiti, e la causa più frequente è stata la sclerosi multipla: 56.4% dei casi. La durata media della sopravvivenza è stata di 74.7 anni nelle persone affette dalla malattia, rispetto a 81.8 anni nella popolazione generale, con una differenza di 7.1 anni, risultata statisticamente significativa: p<0.001. Nelle femmine si è rilevata una sopravvivenza maggiore, 77.2 anni, rispetto ai maschi, 72.2 anni, e anche in questo caso la differenza è stata statisticamente significativa: p<0.001. Per quanto riguarda le diverse forme di sclerosi multipla, i risultati hanno dimostrato che la sopravvivenza media dei soggetti con la forma recidivante remittente è stata di 77.8 anni e di quelli con la forma primariamente progressiva di 71.4 anni (p<0.001). E’ stato calcolato anche il rapporto standardizzato di mortalità, che consiste nel rapporto fra la frequenza di decesso osservata nei malati e quella rilevata in soggetti sani, paragonabili per età e sesso. Il rapporto standardizzato di mortalità generale per la popolazione con sclerosi multipla è stato di 2.7. In particolare, era di 2.9 nelle femmine e di 2.5 nei maschi, di 2.4 nelle persone con sclerosi multipla recidivante remittente e di 3.9 in quelle con la forma primariamente progressiva. Questa variabile è risultata sempre significativamente diversa, da un punto di vista statistico, rispetto alla popolazione di confronto. Molto interessante la variazione nel tempo del rapporto standardizzato di mortalità. Infatti, se il dato relativo ai soggetti che avevano sviluppato la sclerosi multipla fra il 1953 e il 1974 era di 3.1, il rapporto standardizzato di mortalità si è ridotto a 2.6 in chi si è ammalato fra il 1975 e il 1996 e a 0.7 nelle persone nelle quali la sclerosi multipla si era presentata fra il 1997 e il 2012. La differenza fra quest’ultimo gruppo e i precedenti è stata statisticamente significativa: p<0.0083.

Nelle conclusioni, gli autori sottolineano che, nel gruppo di malati con esordio della sclerosi multipla fra il 1997 e il 2012, il risultato del loro studio ha indicato un rischio standardizzato di mortalità simile a quello della popolazione generale non affetta dalla patologia. Ciò vuol dire che un malato di sclerosi multipla vivrà altrettanto a lungo di una persona che non ha la malattia. Essi aggiungono che, anche se da interpretare con le dovute cautele, tale dato è molto positivo. Aggiungono che le informazioni in loro possesso non hanno permesso di confermare che nell’aumento della sopravvivenza abbia giocato un ruolo la sempre maggiore diffusione dei farmaci modificanti la malattia, ma ricordano che una ricerca pubblicata di recente ha evidenziato che la terapia con interferone ha ridotto la mortalità su un periodo di osservazione di 21 anni.

Tommaso Sacco

Fonte: Survival and cause of death in multiple sclerosis: a 60-year longitudinal population study;  Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry 2017;88:621–625.