Due studi indipendenti hanno valutato l’associazione fra assunzione di caffè e rischio di sclerosi multipla

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Due studi indipendenti hanno valutato l’associazione fra assunzione di caffè e rischio di sclerosi multipla

Uno studio eseguito in Svezia e un altro fatto negli Stati Uniti hanno messo in relazione il consumo di caffè con il rischio di sviluppare la sclerosi multipla. I risultati suggerirebbero un effetto protettivo della caffeina.

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Hedstrom e colleghi sono partiti dalla considerazione che precedenti ricerche sul rapporto fra assunzione di caffeina e rischio di sviluppare sclerosi multipla avevano fornito risultati contrastanti. Hanno quindi preso in considerazione due studi, uno eseguito in Svezia e l’altro negli Stati Uniti. Il primo aveva valutato 1620 persone con sclerosi multipla, confrontandole con 2788 soggetti normali presi come popolazione di controllo, mentre il secondo aveva coinvolto, rispettivamente, 1159 malati e 1172 controlli. Di tutti i soggetti, sono stati analizzati i consumi di caffè e, queste informazioni, sono state poste in relazione con la probabilità di sviluppare la sclerosi multipla. Un consumo elevato di caffè, superiore a 900 ml al giorno, si è associato ad una diminuzione della probabilità di presentare la malattia del 30% circa, in ambedue le ricerche. Inoltre, l’analisi ha dimostrato che, all’aumentare del consumo di caffè corrispondeva una diminuzione del rischio di sviluppare la sclerosi multipla.

Nelle conclusioni, gli autori hanno segnalano che l’effetto positivo della caffeina, nella prevenzione della sclerosi multipla, sembrerebbe corrispondere alle evidenze raccolte in prove di laboratorio sugli animali riguardo alla capacità della caffeina di proteggere le strutture del sistema nervoso. D’altra parte, aggiungono, altri studi clinici e altre ricerche sui meccanismi d’azione sono necessari prima di confermare tali effetti.

Tommaso Sacco

Fonte: High consumption of coffee is associated with decreased multiple sclerosis risk; results from two independent studies. Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiatry 2016;0:1–7. 

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