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Sclerosi multipla, dalla gravidanza alla maternità

Parere degli esperti

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Sclerosi multipla, dalla gravidanza alla maternità
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

La sclerosi multipla è la più frequente patologia demielinizzante. Essa colpisce il sistema nervoso centrale (SNC) provocando la distruzione della mielina, una componente essenziale del tessuto nervoso dalla membrana cellulare degli oligodendrociti, cellule della sostanza bianca. Con ogni probabilità alla base della malattia vi è una reazione del sistema immunitario che aggredisce componenti dello stesso organismo (self) invece che componenti di organismi estranei (non self); si parla a questo proposito di autoimmunità.

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La mielina si avvolge attorno al prolungamento maggiore del neurone, l’assone; la sua funzione è trofica e, soprattutto, isolante, permettendo una corretta propagazione delle correnti che costituiscono il segnale nervoso. Un processo patologico che danneggia questo rivestimento avrà quindi importanti conseguenze sui processi di trasmissione dell’impulso, determinando sintomi e segni neurologici molto eterogenei.

La sclerosi multipla è una malattia imprevedibile, caratterizzata da un corredo sintomatologico estremamente vario: la sostanza bianca, essendo presente in tutti i distretti del SNC, quando viene interessata dal processo morboso può provocare la comparsa di segni e sintomi che dipendono proprio dalla sede colpita. Spesso, mano a mano che la malattia prosegue, si assiste al coinvolgimento di punti diversi del SNC che giustificano la comparsa di segni e sintomi variabili.

Alcune caratteristiche di questa importante patologia neurologica devono portare la nostra attenzione sul rapporto tra la maternità e la malattia. In primo luogo la sclerosi multipla, come molte altre malattie autoimmuni, ha un’incidenza (numero di nuovi casi ogni anno) di 2-3 volte maggiore nel sesso femminile rispetto a quello maschile; il massimo picco di incidenza (ossia la misura della fascia di età entro la quale si colloca il maggior numero di diagnosi) si colloca attorno ai 30 anni, cioè in piena età fertile. In secondo luogo, è un dato clinico noto che la sclerosi multipla porta molto spesso allo sviluppo di disturbi del tono affettivo, se non di una vera e propria depressione, la cui prevalenza nei pazienti con sclerosi multipla è stimata attorno al 60%.

Sclerosi multipla e gravidanza: alcune riflessioni preliminari

Oggi si stima che più di un milione di donne abbia dovuto richiedere assistenza nel periodo successivo al parto a causa di una condizione disabilitante come l’incapacità di muoversi [1]. Lo studio del rapporto tra maternità e malattie croniche come la sclerosi multipla non è mai stato particolarmente vivace. Sulla ragione di tale mancanza sono state fatte alcune ipotesi; la prima è che molte persone non comprendono quello che non riescono a immaginare: una donna disabile spesso è giudicata una vittima verso la quale provare pietà piuttosto che una persona in grado di divenire madre [2]. Un’altra ipotesi è quella secondo la quale i sistemi di assistenza sanitaria avrebbero sempre sconsigliato donne affette da patologie severe a intraprendere una gravidanza [3].

La realtà dei fatti è un’altra: alcuni ricercatori hanno infatti osservato come la gravidanza possa avere persino un effetto benefico sulla sclerosi multipla. Alcuni studi hanno riportato una maggiore incidenza di sclerosi multipla in donne nullipare [4] e una riduzione delle esacerbazioni di malattia durante la gravidanza [5]. Diverso è il discorso per quello che riguarda il post partum, periodo nel quale la frequenza delle riacutizzazioni di malattia sembra essere maggiore. In uno studio effettuato su 269 donne europee, i tassi di ricaduta hanno dimostrato una riduzione durante la gravidanza, soprattutto nel terzo trimestre, e un incremento transitorio durante i primi tre mesi dopo il parto. Le ricadute di malattia durante la gravidanza sono solitamente lievi e possono essere controllate senza dover intervenire farmacologicamente; al contrario le ricadute post partum possono essere gravi e, entro tre mesi, colpiscono quasi il 30% delle donne [6]. Questo tipo di ricadute è più frequente nelle donne con maggiori tassi di ricaduta ed elevati punteggi di attività di malattia negli anni precedenti la gravidanza. La gravidanza comunque non sembra influenzare negativamente il decorso della malattia e potrebbe ridurre il rischio di progressione di una forma a riacutizzazioni-remissioni a una forma progressiva [4].

Anche uno studio israeliano [7] sembra confortare questa tesi: l’effetto della gravidanza sulla sclerosi multipla è stato studiato in 338 donne, valutando per ogni trimestre di gravidanza e di post partum il numero di ricadute e il corrispettivo tasso di ricaduta. Su un totale di 199 gravidanze si sono verificate 85 ricadute, la maggioranza delle quali (65) nel post partum, mentre un numero molto basso (2) nell’ultimo trimestre. Mettendo a confronto il tasso medio di ricaduta rilevato in questo studio con quello delle pazienti affette da sclerosi multipla in Israele (0,28) sono emersi una riduzione statisticamente significativa delle ricadute di malattia nel terzo trimestre e un importante incremento delle stesse nei primi tre mesi dopo il parto. Questo pattern di remissione alla fine della gravidanza e di esacerbazione nel primo post partum è simile a quello osservato in altre malattie a supposta patogenesi autoimmune.

La mancanza di un’approfondita e accurata analisi del rapporto tra genitorialità e presenza di una malattia cronica non è stata priva di conseguenze per alcune donne cronicamente ammalate o disabili: alcune di queste pazienti hanno infatti subito pressioni da parte del personale medico o da componenti del nucleo famigliare affinché affidassero i loro figli a terzi, perché ritenute non in grado di assicurare loro delle cure adeguate [8]. Altre donne hanno raccontato di essere state consigliate di abortire o di far adottare il nascituro [9].

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