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Sclerosi Multipla: Effetti del sale e dei grassi della dieta

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Sclerosi Multipla: Effetti del sale e dei grassi della dieta

Dal 23 al 25 febbraio 2017 si è tenuto il Congresso del Comitato Americano per il Trattamento e la Ricerca nella sclerosi multipla (in inglese Americas Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis: ACTRIMS). Due letture sono state dedicate, rispettivamente, agli effetti del sale e a quelli dei grassi della dieta sulla malattia.

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Negli ultimi cinquant’anni si è osservato un aumento della frequenza delle malattie autoimmuni. Come per altre malattie provocate da meccanismi di autoimmunità, anche lo sviluppo della sclerosi multipla consegue a una concomitanza di fattori legati ai geni e di altri riferibili all’ambiente. Mentre molte linee di ricerca hanno studiato i primi, meno attenzione è stata dedicata ai secondi. Sono state identificate oltre 200 varianti dei geni che aumentano il rischio di sviluppare la sclerosi multipla. Un tipo di linfociti T helper, indicato con il numero 17, gioca un ruolo importante nei meccanismi di sviluppo delle malattie autoimmuni e, in particolare, quelli che, attivati da una citochina chiamata Interleuchina 23 (IL-23), sono decisivi per sviluppare modelli sperimentali di sclerosi multipla negli animali. Valutare l’effetto di fattori relativi all’ambiente o alla dieta nell’uomo è molto difficile per la loro variabilità e per il modo imprevedibile con cui essi si combinano in ciascun soggetto. E’ molto più facile studiarli con esperimenti sugli animali. David Hafler ha presentato al Congresso dell’ACTRIMS i risultati di ricerche che dimostrano che l’aumento del sale nella dieta amplifica in maniera drammatica l’attivazione dei linfociti T helper 17 e promuove una serie di altri meccanismi che favoriscono l’infiammazione. Come risultato di questi fenomeni, i topi alimentati con una dieta ad alto contenuto di sale presentano forme più gravi di sclerosi multipla sperimentale, rispetto agli animali che assumono diete con poco sale. Altri dati, illustrati dal relatore, dimostrano che le diete ricche di sale riducono la funzione di linfociti Treg che limiterebbero lo sviluppo dell’infiammazione. Secondo David Hafler, l’insieme di queste evidenze indicherebbe il sale della dieta come possibile fattore di rischio ambientale per lo sviluppo di malattie autoimmuni, ma le evidenze, raccolte negli animali, andranno confermate da studi effettuati nell’uomo. Egli ha anticipato che, presso il suo Centro, è già stata avviata una ricerca che ha lo scopo di studiare l’effetto del sale della dieta sulle risposte del sistema immunitario.

Ralf Linker ha riferito nella sua lettura che ricerche recenti eseguite presso il suo Centro avevano dimostrato effetti opposti di acidi grassi di diverso tipo. Quelli definiti a catena lunga attivavano meccanismi che favoriscono l’infiammazione, mentre quelli a catena corta promuovevano l’attività di cellule, come i linfociti Treg, che regolano e limitano la risposta immunitaria. Tali effetti opposti hanno, rispettivamente, peggiorato e migliorato l’andamento di una forma sperimentale di sclerosi multipla che si sviluppa negli animali. Partendo da queste osservazioni sperimentali, si è passati a uno studio pilota, eseguito su volontari sani, nei quali è stato somministrato per bocca un prodotto contenente un acido grasso a catena corta. E’ stata eseguita una valutazione del numero e dell’attività di varie cellule del sistema immunitario che ha dimostrato che aumentavano i linfociti Treg e diminuivano i linfociti T helper 17. Inoltre, l’aumento dei linfociti Treg si è mantenuto per 2-3 settimane dopo la sospensione del prodotto a base di acidi grassi a catena corta. Il relatore ha concluso che i risultati ottenuti dimostrano l’influenza degli acidi grassi della dieta sulla risposta immunitaria e suggerirebbero la somministrazione degli acidi grassi a catena corta come supporto aggiuntivo per i malati che già assumono farmaci per la cura della sclerosi multipla.

Tommaso Sacco

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