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Sclerosi multipla e attività fisica

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Sclerosi multipla e attività fisica

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La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa infiammatoria del sistema nervoso centrale (SNC), che colpisce principalmente i giovani adulti, interessando circa 2,3, milioni di persone in tutto il mondo. La sua esatta eziologia rimane sconosciuta, ma è ampiamente accettato che individui geneticamente suscettibili sviluppino la sclerosi multipla dopo esposizione a fattori ambientali indefiniti. La sclerosi multipla è principalmente caratterizzata da una rottura della tolleranza immunitaria contro la mielina e gli antigeni neuronali e da una disfunzione della barriera emato-encefalica [1-3]. I linfociti reattivi alla mielina (principalmente le cellule T ma anche le cellule B) attaccano le guaine mieliniche e gli antigeni assonali degli oligodendrociti e dei neuroni nel SNC. Questo evento causa una cascata infiammatoria, la formazione di grandi placche demielinizzanti nella sostanza bianca e gliosi, degenerazione neuroassonale e sinaptopatia, portando a una compromissione della funzione dei neuroni e, successivamente, alla neurodegenerazione [4-6].

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La sclerosi multipla si estrinseca clinicamente attraverso sintomi neurologici eterogenei imprevedibili, che comprendono il dominio fisico, emotivo, cognitivo, sociale e della comunicazione. Oltre la metà dei pazienti con diagnosi di sclerosi multipla presenta un significativo deficit cognitivo associato o meno alla concomitante disabilità motoria che risulta dalla specifica localizzazione della malattia nel sistema nervoso centrale [7]. Questo deterioramento cognitivo ha profondi effetti deleteri sulla qualità della vita, sui rapporti sociali, sulla capacità di guida e sull'occupazione [8,9]. È stato osservato come tali aspetti siano intrinsecamente correlati all’autonomia dei soggetti colpiti dalla patologia, e che l’autonomia dei pazienti può essere preservata anche mediante l’ausilio di attività fisica quotidiana.

L’esercizio fisico è già stato positivamente correlato a un miglioramento dei deficit cognitivi e motori negli adulti anziani, nelle persone con schizofrenia e negli ictus, e acquisisce un ruolo di primaria importanza anche in corso di sclerosi multipla [10-13]. Inoltre, una revisione della letteratura sull'esercizio fisico e sulla salute del cervello ha suggerito che l'attività fisica potrebbe promuovere la salute del cervello stimolando l’immunità innata e l’asse ormonale dello stress, riducendo la disabilità a lungo termine attraverso neuroprotezione, plasticità sinaptica e neurorigenerazione [14,15].

Da un punto di vista fisiologico, l’esercizio fisico comporta una modulazione dei livelli di ormoni circolanti quali l’adrenalina, la norepinefrina e il cortisolo, anche attraverso un’azione sulle cosiddette heat shock proteins e sui mediatori solubili dell’infiammazione [16]. È interessante notare che, fin dalle prime descrizioni della fisiopatologia della sclerosi multipla, lo stress è stato considerato un fattore controverso, ma potenzialmente importante, nell'insorgenza e nel decorso della malattia. Diverse metanalisi hanno concluso che è possibile una relazione tra stress e sclerosi multipla, ma i dati prospettici sono insufficienti per stabilire con certezza tale associazione. Gli effetti positivi dell’attività fisica regolare sulle risposte dell’organismo allo stress possono tuttavia contribuire significativamente a spiegare gli effetti terapeutici dell’esercizio fisico nella sclerosi multipla. Anche il ruolo degli ormoni è stato indagato tra i fattori favorenti la malattia, avvalorando l’ipotesi che l’esercizio fisico possa avere un impatto positivo sul decorso della sclerosi multipla anche attraverso la sua azione sul sistema endocrino [17]. Altri studi [18,19] hanno supportato ancora una volta la nozione che l’esercizio fisico può avere un effetto terapeutico nei pazienti con sclerosi multipla attraverso molteplici effetti, tra i quali quelli sul sistema ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA axis) [20,21] e sul rilascio di citochine [22-24]. A tale riguardo è anche interessante notare che l’attività fisica può avere effetti più o meno importanti nei pazienti con sclerosi multipla a seconda del tipo di esercizio fisico e della sua durata e intensità [25,26]. L’esercizio fisico favorisce inoltre la normalizzazione delle funzioni di diverse sottopopolazioni leucocitarie del sangue, per esempio attraverso il reclutamento di neutrofili e linfociti nel compartimento vascolare, indice quest’ultimo positivamente correlato con un buon recupero nelle fasi successive alla ricaduta clinica [27].

Pertanto, l'attività fisica deve essere parte integrante del trattamento dei pazienti con sclerosi multipla fin dalle fasi inziali della malattia e non solo per il trattamento della disabilità permanente. Le prove a supporto di un legame tra attività fisica e miglioramento della funzione cognitiva e dell’umore oramai sono anch’esse incontrovertibili. Gli studi trasversali che hanno esplorato la relazione tra attività fisica e manifestazioni cliniche in corso di sclerosi multipla hanno dimostrato correlazioni positive tra l'attività fisica (oggettiva e autoriferita) e la velocità di elaborazione cognitiva [28-31] nonché l'aumento dell'apprendimento verbale e della memoria. Una migliore forma fisica è stata inoltre correlata positivamente con i punteggi delle funzioni esecutive [32] e la velocità di elaborazione [33-36].

In conclusione, la partecipazione all'attività fisica è sempre più raccomandata on caso di sclerosi multipla per gestire i sintomi, ripristinare la funzione, ottimizzare la qualità della vita, promuovere il benessere e aumentare la partecipazione alle attività della vita quotidiana [37], in una popolazione che in genere è poco esposta ad attività fisica per timore di peggioramento della sintomatologia dovuto all’aumento della temperatura corporea indotta dallo sforzo [38]. D'altra parte durante gli ultimi anni è diventato chiaro che i pazienti affetti da sclerosi multipla traggono beneficio dall’esercizio fisico [39], con una sempre più crescente evidenza del suo ruolo positivo [40].

È importante pertanto che, accanto alla terapia farmacologica, il clinico prescriva e favorisca l’attività fisica dei pazienti con sclerosi multipla, così come una corretta dieta e un corretto stile di vita.

Diego Centonze - Dipartimento di Medicina dei Sistemi, Università Tor Vergata, Roma; Unità di Neurologia, IRCCS Neuromed, Pozzilli (IS)

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