Ruolo dei linfociti B di memoria nella fisiopatologia della sclerosi multipla

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Ruolo dei linfociti B di memoria nella fisiopatologia della sclerosi multipla

Una revisione della letteratura ha passato in rivista le attuali conoscenze circa il ruolo dei linfociti B nei meccanismi di sviluppo e nella progressione del danno della sclerosi multipla. Dall’analisi delle evidenze raccolte sono emersi il ruolo rilevante dei linfociti B di memoria in tali meccanismi e il razionale dell’impiego di molti dei farmaci introdotti di recente nella cura della sclerosi multipla che agiscono sui linfociti B.   

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La sclerosi multipla è una malattia cronica infiammatoria che provoca demielinizzazione nelle strutture del sistema nervoso centrale, con un andamento estremamente variabile e non sempre prevedibile, al quale corrisponde una altrettanto variabile combinazione di segni e sintomi. Nel passato, le ricerche sui meccanismi di sviluppo e di progressione della sclerosi multipla si erano concentrate sulla definizione del ruolo dei linfociti T, mentre più di recente è emersa la rilevanza di linfociti B e plasmacellule e degli effetti che hanno gli anticorpi prodotti da queste ultime cellule nella fisiopatologia della sclerosi multipla. Gli attuali sviluppi delle conoscenze, secondo DiSano e colleghi, vanno fatti risalire alla scoperta, nel 1942, di aumentati livelli di anticorpi IgG nel liquido cefalorachidiano. Nel 1959 nello stesso liquido cefalorachidiano di persone con sclerosi multipla furono identificate le bande oligo-clonali. Tale esame di laboratorio rileva la presenza di anticorpi prodotti da plasmacellule, cellule che derivano dai linfociti B, nell’ambito del sistema nervoso centrale. Una volta riconosciuta l’importanza delle plasmacellule nei meccanismi di sviluppo della sclerosi multipla, l’interesse si è esteso ai linfociti B che non producono anticorpi. Questo ha permesso di definire il ruolo dei linfociti B di memoria nella fisiopatologia della sclerosi multipla. Nell’articolo vengono spiegate in dettaglio le funzioni dei linfociti B di memoria nell’ambito delle risposte del sistema immunitario. Volendo semplificare al massimo le conoscenze sull’argomento, si potrebbe dire che tali cellule conservano la memoria del contatto con un antigene e costituiscono una riserva di potenziali plasmacellule in grado di produrre anticorpi contro l’antigene in questione. In particolare riguardo alla sclerosi multipla, gli autori hanno riportato che i linfociti B sono presenti in tutte le parti del sistema nervoso centrale, dal liquido cefalorachidiano al cervello e alle meningi, in chi è affetto da questa malattia. Quanto ai linfociti B di memoria, inizialmente essi sono stati cercati prevalentemente nel sangue e nel liquido cefalorachidiano dei malati e poco nei tessuti. DiSano e colleghi, a proposito delle informazioni relative a questo argomento, hanno specificato i metodi di ricerca impiegati in ogni studio, in quanto la variabilità degli approcci può spiegare certe discordanze nei dati ottenuti. Nella parte finale dell’articolo è elencata la gran parte dei farmaci oggi impiegati nella cura della sclerosi multipla, dal rituximab all’interferone beta, dal glatiramer acetato alla cladribina e all’ocrelizumab, e sono riportati gli effetti attribuiti a ciascuno di essi sulle funzioni dei linfociti B e dei loro sottotipi.

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