MENU SEZIONE
MENU SEZIONE

I risultati di alcuni esami possono essere utili per prevedere l’evoluzione della sclerosi multipla

Notizia

PUBBLICATO

I risultati di alcuni esami possono essere utili per prevedere l’evoluzione della sclerosi multipla

Da un recente studio è emerso che i risultati di esami strumentali, come la risonanza magnetica, sono utili per prevedere l’evoluzione della sclerosi multipla.

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER!
Rimani in contatto e sempre aggiornato sulle ultime notizie.

www.fondazioneserono.org/newsletter/

Cercare di identificare i fattori che possono aiutare a prevedere l’evoluzione della sclerosi multipla o il rischio di disabilità è importante per orientare la gestione della malattia. Per questo motivo, gli studi in questo ambito sono numerosi. Tuttavia, pur basandosi su un numero ampio di individui, seguiti per lungo tempo, tali ricerche hanno fornito risultati che spesso non sono tra loro confrontabili, perché i protocolli usati sono differenti oppure le ricerche non riportano in modo chiaro gli esiti degli esami strumentali, da confrontare con gli altri dati relativi ai malati.

Tintoré e colleghi hanno condotto un’analisi, su un’ampia casistica, per capire meglio l’effettivo valore di alcuni fattori possibilmente indicativi dell’evoluzione della malattia: da quelli demografici, come età e sesso, a quelli clinici, come i sintomi, quelli biologici, ad esempio i risultati degli esami di laboratorio, o quelli radiologici. Dal 1995 al 2013 sono state seguite 1058 persone, di cui 1015 incluse nell’analisi finale Tutte, all’inizio, avevano una Sindrome Clinicamente Isolata, cioè il primo quadro con cui si può manifestare la malattia. I ricercatori hanno valutato, da una parte, la possibile relazione fra l’andamento di numerose variabili e, dall’altra, l’evoluzione della sclerosi multipla verso la forma clinicamente evidente e lo sviluppo di disabilità. Lo studio ha preso in considerazione anche i risultati di alcuni esami strumentali, in particolare la risonanza magnetica e di laboratorio, cioè la valutazione delle bande oligoclonali. Il primo permette di identificare le lesioni tipiche della malattia, il secondo è un indice indiretto dello stato di infiammazione presente nel sistema nervoso centrale.

Dallo studio è emerso che i dati demografici non servono a prevedere come evolverà la malattia. Le donne hanno un rischio simile a quello degli uomini di presentare disabilità. L’età fornisce indicazioni controverse: più giovane è l’età all’esordio, maggiore sembra essere il rischio di evoluzione a malattia conclamata, ma, al contrario, sembra che la giovane età abbia un effetto protettivo, rispetto allo sviluppo della disabilità.

I soggetti che all’inizio avevano una neurite ottica hanno mostrato un minor rischio di presentare in seguito una sclerosi multipla clinicamente definita e un accumulo di disabilità.

I fattori che, in questa analisi, si sono dimostrati indicativi dell’evoluzione della sclerosi multipla sono gli esiti degli esami di laboratorio e di quelli radiologici. Infatti, la presenza di bande oligoclonali o di 10 o più lesioni evidenziate dalla risonanza magnetica nel cervello, aumentano il rischio di andare incontro a sclerosi multipla clinicamente definita e di sviluppare disabilità, indipendentemente dalla presenza di altri fattori.

Testi a cura della redazione scientifica Editamed

Fonte: Defining high, medium and low impact prognostic factors for developing multiple sclerosis; Brain, 2015; 138: 1863–1874

CONTATTA L'ESPERTO

Ricevi le risposte ai tuoi quesiti

Fai una domanda

CONTENUTI CORRELATI