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Profilo di rischio cardiovascolare ed evoluzione della sclerosi multipla

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Profilo di rischio cardiovascolare ed evoluzione della sclerosi multipla

Un gruppo di specialisti italiani dell’Università di Napoli ha valutato la relazione fra profilo di rischio cardiovascolare e andamento della sclerosi multipla. I risultati hanno indicato che, a un peggioramento del profilo di rischio cardiovascolare, è corrisposta un’aumentata frequenza di recidive e un peggioramento della disabilità.

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I fattori di rischio cardiovascolare e le malattie delle quali essi derivano favoriscono lo sviluppo possono peggiorare la prognosi dei malati di sclerosi multipla. Per questo motivo Petruzzo e colleghi hanno cercato possibili relazioni fra l’evoluzione del punteggio del rischio di Framingham e l’andamento della sclerosi multipla. Il punteggio del rischio di Framingham è stato creato a partire dai risultati dello studio omonimo. Lo studio del cuore di Framingham è iniziato nel 1948 sotto la direzione dell’Istituto Nazionale di Cuore, Polmoni e Sangue degli Stati Uniti, che si era proposto di identificare i fattori più comuni che aumentavano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari. Tale ricerca, che ha fatto la storia della Medicina, relativamente a questo campo specifico, è continuata per un periodo di osservazione che ha coinvolto tre generazioni di partecipanti. È cominciato nel 1948 reclutando una casistica iniziale di 5209 maschi e femmine, di età compresa fra 30 e 62 anni residenti nella città di Framingham ed è continuato, nei decenni seguenti, arruolando ulteriori casistiche nel 1971, nel 1994, nel 2002 e nel 2003. Nel tempo, le osservazioni raccolte dallo studio Framingham hanno indicato che pressione sanguigna, concentrazione nel sangue di colesterolo e trigliceridi, età, sesso e problemi psicosociali influenzavano la comparsa di malattie cardiovascolari. A partire dalla definizione di tali fattori, è stato creato un sistema per il calcolo del rischio cardiovascolare. Petruzzo e colleghi hanno calcolato il punteggio del rischio di Framingham in 251 persone con sclerosi multipla all’inizio dello studio e seguendo la stessa casistica per i cinque anni successivi. Fra le variabili considerate ci sono stati anche età, sesso, presenza di diabete, abitudine al fumo, pressione arteriosa e Indice di Massa Corporea. I parametri relativi alla sclerosi multipla registrati nel periodo di osservazione sono stati: frequenza delle recidive, livello di disabilità e cure assunte. I risultati hanno indicato che, all’aumentare di un punto del punteggio del rischio di Framingham c’è stato un incremento del 31% della probabilità di presentare una recidiva (rapporto di rischio 1.31; intervallo di confidenza al 95% 1.03-1.68), un aumento del 19% del rischio di raggiungere un EDSS di 6.0 (rapporto di rischio 1.19; intervallo di confidenza al 95% 1.05-3.01) e una probabilità aumentata del 62% di dover passare a un trattamento della sclerosi multipla più potente (rapporto di rischio 1.62; intervallo di confidenza al 95% 1.22-3.01).

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che i risultati della loro ricerca hanno indicato che, al crescere del profilo del rischio cardiovascolare è corrisposto un peggioramento dell’andamento della sclerosi multipla. Un tempestivo rilievo dei fattori di rischio cardiovascolare permette, quindi, sia di prevenire la comparsa di malattie di cuore e vasi, sia di migliorare l’andamento della sclerosi multipla.

Tommaso Sacco

Fonte: The Framingham cardiovascular risk score and 5-year progression of multiple sclerosis; European Journal of Neurology, 2020 Oct 22.