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Una ricerca ha valutato l’associazione fra espressione del volto e scelte terapeutiche degli specialisti della sclerosi multipla

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Una ricerca ha valutato l’associazione fra espressione del volto e scelte terapeutiche degli specialisti della sclerosi multipla

Un gruppo internazionale di ricercatori ha valutato la relazione fra l’espressione che assume il volto degli specialisti della sclerosi multipla nel momento in cui prendono decisioni sulle cure e le scelte operate riguardo a queste ultime. I risultati hanno indicato che alcune espressioni, come aggrottare le sopracciglia e arricciare il naso, sono associate alle scelte terapeutiche.

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Le emozioni giocano un ruolo importante al momento di prendere qualsiasi tipo di decisione e questo vale anche per quelle che prende uno specialista della sclerosi multipla riguardo alle cure da prescrivere al suo assistito. Una possibile “finestra” sulle emozioni può essere l’osservazione delle espressioni del volto. Saposnik e colleghi hanno eseguito una ricerca per valutare la relazione fra le emozioni e gli stati d’animo dei medici e l’inerzia terapeutica nell’assumere decisioni sulle cure. Per inerzia terapeutica si è intesa la tendenza a iniziare la terapia o a procedere con l’approccio incrementale, vale a dire con l’aumento le dosi di un farmaco o con il passaggio a un farmaco più potente. L’inerzia terapeutica non è un atteggiamento negativo in assoluto, in quanto passare all’approccio incrementale può voler dire impiegare trattamenti più aggressivi e con maggiori rischi di effetti collaterali, ma lo può diventare se la malattia richiede una cura più potente, che invece non viene prescritta. Nello studio, le espressioni del volto e gli stati d’animo sono stati estrapolati in base all’attività dei muscoli del volto e delle espressioni assunte dal viso. In tutto il Canada sono stati invitati a partecipare alla ricerca 38 neurologi specializzati nella gestione della sclerosi multipla. A questi medici sono state poste domande riguardo alla loro pratica clinica, alla loro avversione all’ambiguità nel prendere le decisioni e, con loro, sono stati simulati 10 casi clinici “tipo”. L’avversione all’ambiguità è un concetto con il quale si esprime la tendenza di una persona a preferire una scelta che comporta un rischio, ma non ha aspetti ambigui, rispetto a un’altra meno rischiosa, ma più ambigua. Con una strumentazione apposita è stata registrata l’attivazione dei muscoli del volto e, parallelamente, sono state annotate le espressioni assunte dal viso, mentre gli specialisti operavano scelte riguardo alle cure. Saposnik e colleghi, per rendere il più attendibile possibile i risultati della ricerca, hanno impiegato specifici programmi che associavano l’attivazione dei muscoli a espressioni del volto indicative di emozioni, come disgusto, paura, sorpresa e altre ancora. Specifici metodi statistici sono stati usati per mettere in relazione l’avversione all’ambiguità, la registrazione dell’attivazione dei muscoli, le espressioni del volto e l’inerzia terapeutica. L’89.4% dei neurologi ha completato lo studio, l’età media è stata di 44.6 ± 11.5 anni, per il 38.3% erano femmine e per il 58.8% si sono definiti specialisti della sclerosi multipla. Nel complesso il 50% ha mostrato l’inerzia terapeutica almeno in un caso clinico e il punteggio medio dell’inerzia terapeutica è stato di 0.74 ± 0.90. Diciannove medici (55.9%) hanno avuto un’avversione all’ambiguità nell’ambito delle decisioni relative alla spesa per le cure. L’analisi statistica che ha tenuto conto di età, sesso e esperienza nella gestione della sclerosi multipla ha dimostrato che l’ambiguità relativa alla spesa per le cure era associata all’inerzia terapeutica (rapporto di probabilità 1.56, intervallo di confidenza  al 95%: 1.32-1.86). Questo dato statistico esprime il concetto che la tendenza a non passare a cure più potenti è influenzata da considerazioni che riguardano i costi che esse comportano. Le registrazioni delle attivazioni dei muscoli più comuni sono state: apertura della bocca (23.4%), aggrottamento delle sopracciglia (20.9%), inarcamento delle sopracciglia (17.6%) e spalancamento degli occhi (13.1%). Le espressioni del volto osservate più di frequente sono state: paura (5.1%), disgusto (3.2%), tristezza (2.9%), e sorpresa (2.8%). Impiegando un metodo statistico che ha tenuto conto di età, sesso e esperienza del medico, si è rilevato che l’aggrottamento delle sopracciglia (rapporto di probabilità 1.04, intervallo di confidenza  al  95%: 1.03-1.09) e il succhiamento del labbro (rapporto di probabilità 1.06, intervallo di confidenza  al  95%: 1.01-1.11) erano più frequenti quando si verificava l’inerzia terapeutica, mentre l’innalzamento del labbro (rapporto di probabilità 0.30, intervallo di confidenza  al  95%: 0.15-0.59) e l’innalzamento del mento (rapporto di probabilità 0.90, intervallo di confidenza  al  95%: 0.83-0.98) si sono presentati più di frequente se non c’era inerzia terapeutica. Per quanto riguarda le espressioni del volto, disgusto e sorpresa si sono associati a un minor punteggio di inerzia terapeutica (disgusto p<0.001; sorpresa: p=0.008) e a una più bassa frequenza di inerzia terapeutica (rapporto di probabilità per il disgusto 0.14, intervallo di confidenza al 95%: 0.03-0.65; rapporto di probabilità per la sorpresa 0.66, intervallo di confidenza al  95%: 0.47-0.92). Un’ulteriore analisi dei dati ha dimostrato che l’aggrottamento delle sopracciglia è stato in grado di spiegare nel 21.2% dei casi (intervallo di confidenza al 95%: 14.9%-38.9%) l’associazione fra avversione per l’ambiguità e inerzia terapeutica. La seconda espressione, in ordine di frequenza (12.8%), a spiegare tale associazione è stato l’arricciamento del naso (intervallo di confidenza al 95%: 8.9%-23.4%). Allo stesso modo l’espressione del disgusto è stata quella che ha spiegato la riduzione dell’effetto dell’avversione verso l’ambiguità sull’inerzia terapeutica: -13.2% intervallo di confidenza  al 95%: da -9.2% a -24.3%.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che l’inerzia terapeutica è stata rilevata in metà dei medici che hanno partecipato allo studio, nell’analisi di almeno un caso clinico, e hanno aggiunto che l’attività dei muscoli del viso e le espressioni del volto sono associate alle scelte degli specialisti e, in parte, mediano gli effetti dell’avversione all’ambiguità sull’inerzia terapeutica.

Cosa significano i risultati di uno studio così complesso e raffinato per un malato di sclerosi multipla? Vogliono dire innanzitutto che il medico che condivide con lui le decisioni non è un robot né un algoritmo e che le sue emozioni influenzano le sue scelte. Significano anche che la persona con la sclerosi multipla dovrebbe porre attenzione a quello che lo specialista fa, e non solo a quello che lo specialista dice per capire meglio le motivazioni delle sue scelte. Per riassumere tutto in un unico concetto: più stretta è la relazione fra medico e malato meglio si capiranno e meglio potranno gestire la sclerosi multipla.

Tommaso Sacco

Fonte: Emotional expressions associated with therapeutic inertia in multiple sclerosis care; Multiple Sclerosis & Related Disorders, 2019 June 4;34:17-28.