La riabilitazione personalizzata migliora la vita del malato è può impattare sulle strutture del cervello

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La riabilitazione personalizzata migliora la vita del malato è può impattare sulle strutture del cervello

Francesco Patti, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Catania e Responsabile del Centro della sclerosi multipla del Policlinico G. Rodolico di Catania, in questa intervista illustra gli effetti che può avere la riabilitazione nella sclerosi multipla, quando ben fatta e personalizzata.

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La riabilitazione, nella sclerosi multipla, va considerata alla stregua delle cure con i farmaci, nel senso che va personalizzata, in base al profilo del singolo malato. Parlando di riabilitazione, si pensa a quella fisica, che è molto rilevante in questa malattia ed è trattata in dettaglio nell’Angolo dello specialista curato dal Francesco Patti. Oltre a questa, c’è quella mirata a compensare l’alterazione delle funzioni cognitive e quella che può aiutare a controllare le disfunzioni della minzione e dell’evacuazione delle feci. Inoltre, sono stati messi a punto approcci riabilitativi per i malati con le forme più avanzate di sclerosi multipla. Per essere efficaci, tutti questi tipi di riabilitazione, e in particolare quella fisica, devono essere ritagliati sul profilo di disabilità e sulle esigenze del singolo individuo. A collaborare alla stesura di un programma di riabilitazione dovrebbero essere un neurologo e un fisiatra esperti nella riabilitazione per la sclerosi multipla, che faranno riferimento a varie valutazioni. Oltre allo stato di progressione della malattia e ai referti di esami strumentali come la risonanza magnetica, gli specialisti faranno riferimento anche a una classificazione denominata ICF, International Classification of Functioning, Disability and Health, traducibile in Classificazione Internazionale di Funzionalità, Disabilità e Salute. Si tratta di una classificazione messa a punto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che è stata accettata da 191 Paesi come strumento per misurare e classificare salute e disabilità. Un altro aspetto da considerare, nella stesura del programma di riabilitazione, è quello delle attività che svolge il malato. Ad esempio, se lavora, vanno studiate soluzioni che lo aiutino a svolgere al meglio il suo lavoro, oltre a compensare le disfunzioni e a migliorare la qualità della vita. A questo scopo si consigliano anche l’uso di ausili e l’adattamento di orari e ritmi di lavoro. Infine, Francesco Patti spiega che gli effetti positivi di una riabilitazione personalizzata non si esauriranno in una percezione di migliore funzionalità fisica, ma possono trovare riscontro in modificazioni delle strutture del sistema nervoso, che confermano l’efficacia di tale approccio.

Tommaso Sacco
Video: Marco Marcotulli

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