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La relazione fra medico e paziente è un fattore determinante nella gestione della sclerosi multipla

Intervista

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La relazione fra medico e paziente è un fattore determinante nella gestione della sclerosi multipla

La Fondazione Cesare Serono ha chiesto alla Professoressa Alessandra Lugaresi e alla Dottoressa Erika Pietrolongo, che insieme ad altri colleghi di Centri della sclerosi multipla italiani hanno pubblicato di recente uno studio sull’interazione fra medici e persone con sclerosi multipla, quali indicazioni pratiche sono emerse dalla ricerca.

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Professoressa Lugaresi, in un’intervista che rilasciò un paio di anni fa al sito della Fondazione Cesare Serono, concludeva augurandosi una sempre maggiore condivisione delle informazioni e delle scelte, fra medici e persone con sclerosi multipla, riguardo alla gestione della malattia. Di recente, insieme alla Dottoressa Pietrolongo, e ad altri esperti italiani, avete pubblicato un interessante articolo sulla relazione medico/paziente: come vanno interpretati i risultati dello studio che avete eseguito?

I risultati di questo studio confermano che in Italia (in linea con altre realtà europee come la Germania) la partecipazione e la condivisione delle informazioni e delle scelte tra medico e paziente è ancora un obiettivo lontano. Lo studio dimostra, appunto, come sia importante responsabilizzare i medici ad affrontare l’argomento “comunicazione” con maggiore consapevolezza. Saper coinvolgere il paziente nelle scelte che riguardano la sua salute è una competenza auspicabile per tutti i campi della medicina, che deve essere migliorata e sulla quale bisogna ancora lavorare.

Perché nella sclerosi multipla è importante che si concretizzi una maggiore interattività fra medici, e in generale personale sanitario, da una parte e malati dall’altra?

Nella gestione della salute, in generale, è importante aiutare i pazienti a essere più consapevoli del proprio stato, ancora di più in presenza di una patologia come la sclerosi multipla che è cronica e potenzialmente invalidante. Il paziente deve essere aiutato a capire quali possono essere le conseguenze delle sue scelte sulla sua salute, in particolar modo quando deve cominciare una terapia che lo accompagnerà per buona parte della sua vita. Aiutare il paziente a sentirsi partecipe della scelta di una terapia, lo aiuterà a sentirsi anche attivo e responsabile della sua situazione e a non subire passivamente le scelte del medico, spesso senza capirle e condividerle fino in fondo.

Nel corso di Laurea in medicina, fino a qualche anno fa, si insegnava il rapporto "prescrittivo": il medico prescrive, il malato esegue. Cos’è necessario perché i medici abituati a questo approccio passino  a quello "interattivo"?

Proprio partendo dai risultati del nostro studio, che dimostrano come i medici più giovani siano più propensi alla condivisione della gestione della sclerosi multipla con i pazienti, ci sembra che l’obiettivo della condivisione sarà più facile da raggiungere nel prossimo futuro, proprio grazie all’approccio delle nuove generazioni di medici e all’affermazione della medicina cosiddetta patient-centered o “centrata sul paziente”. Nel frattempo la pubblicazione di uno studio come il nostro, e di altri che sono in fase di pubblicazione, dimostra che l’attenzione si sta spostando su questo importantissimo tema e quindi tutta la comunità scientifica non potrà non tenerne conto. Sarà sempre più importante dare maggior risalto alla comunicazione, con corsi specifici che aiutino i medici a interagire e comunicare con i pazienti. Siamo sicure che sarà un obiettivo realizzabile ma ci vuole ancora tempo e tanto impegno da parte di tutti. I cambiamenti non sono mai facili, anche se migliorativi.

Per interagire in modo costruttivo bisogna essere in due: cosa può aiutare la persona con sclerosi multipla a realizzare un’efficace interattività con il medico di riferimento?

Sicuramente, trovarsi davanti una persona pronta all’ascolto ed alla condivisione dei suoi problemi e delle sue necessità, aiuterà il paziente ad aprirsi. La persona con sclerosi multipla comprenderà meglio che il percorso verso una buona qualità della vita va affrontato in due: medico e paziente, protagonisti della stessa storia, che lavorano insieme. Bisogna stimolare i pazienti a parlare chiaramente con il proprio medico di riferimento, a non avere paura di dire quello che pensano, superando barriere e insicurezze. Solo se il medico conosce le paure e le difficoltà della persona con sclerosi multipla può aiutarla a superarle.

La realizzazione di un’interattività costruttiva richiederà un certo impegno in più, sia al malato che al medico: cosa li ripagherà di questo impegno?

Il tempo “investito” a costruire una relazione efficace fra medico e paziente viene “riguadagnato” nei successivi contatti tra medico e persona con SM. Un paziente ben informato è più sereno, ha minor necessità di accedere al Pronto Soccorso, i controlli ambulatoriali si svolgono in modo più rilassato ed efficace. Riteniamo pertanto che l’apparente maggior impegno iniziale sia ampiamente ripagato successivamente. In particolare, l’ascolto attivo consente di individuare e affrontare tempestivamente i problemi cruciali per il paziente.

Tommaso Sacco

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