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Il punto sulle conoscenze relative al rapporto fra microbiota e sclerosi multipla

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Il punto sulle conoscenze relative al rapporto fra microbiota e sclerosi multipla

Una revisione della letteratura ha fatto il punto sulle attuali conoscenze riguardo alla relazione fra modificazioni del microbiota e sclerosi multipla. Si continuano a raccogliere evidenze sull’argomento, ma mancano conferme definitive circa un contributo di tali modificazioni all’attivazione di risposte patologiche del sistema immunitario che danneggiano il sistema nervoso centrale.

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Dalla revisione della letteratura di Ellen Mowry e Justin Glenn emerge che la maggiore mole di dati, sulla relazione fra microbiota e sclerosi multipla, finora è stata raccolta in modelli di laboratorio che simulano i meccanismi di danno della malattia. In queste ricerche si è osservato che alcuni batteri presenti nel microbiota possono contribuire ad attivare meccanismi dell’infiammazione, che provocano, a loro volta alterazioni simili a quelle che si verificano nella sclerosi multipla. D’altra parte, ad alcuni tipi di batteri è stata attribuita la capacità di controllare o di sopprimere infiammazione e danno. Per quanto riguarda le evidenze raccolte nell’uomo, non si sono rilevate sempre differenze, fra persone con sclerosi multipla e soggetti paragonabili non affetti dalla malattia, in termini di tipi, numero e distribuzione dei microrganismi che compongono il microbiota. Alcune ricerche hanno permesso però di associare specifiche caratteristiche del microbiota a un’aumentata differenziazione dei linfociti T in elementi in grado di potenziare i meccanismi dell’infiammazione. Non solo i batteri giocano un ruolo, ma anche alcune molecole da essi prodotte. Sono stati eseguiti studi anche per valutare l’efficacia sulla malattia di approcci mirati a influenzare in vario modo il microbiota. Alcuni autori hanno provato a somministrare la vitamina D, con l’obiettivo di rimodulare il microbiota e i suoi effetti sul sistema immunitario. E’ stato raccolto qualche risultato interessante, ma si tratta di evidenze da verificare su popolazioni adeguate. Un altro intervento che è stato valutato è la somministrazione di probiotici che ha prodotto esiti contrastanti che impediscono di trarre conclusioni. Un ulteriore approccio che è stato tentato è quello di una’alimentazione programmata con l’obiettivo di modificare il microbiota e limitare la produzione di molecole che alterano la risposta immunitaria. Anche da queste esperienze non si sono raccolte evidenze conclusive.

Nelle conclusioni gli autori sottolineano che le informazioni oggi disponibili sulla relazione fra alterazioni del microbiota e sclerosi multipla non permettono di trarre indicazioni concrete utili nella gestione clinica della malattia. Ulteriori ricerche, eseguite nell’’uomo, su casistiche ampie e con metodi in grado di analizzare approfonditamente il microbiota, potrebbero fare chiarezza sull’argomento.

Tommaso Sacco

Fonte: The Dynamics of the Gut Microbiome in Multiple Sclerosis in Relation to Disease; Neurologic Clinics 36 (2018) 185–196