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Pubblicati i risultati di una ricerca eseguita in Francia sulla diagnosi di sclerosi multipla benigna

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Pubblicati i risultati di una ricerca eseguita in Francia sulla diagnosi di sclerosi multipla benigna

I risultati di una ricerca eseguita in Francia su un'ampia popolazione, studiata per un lungo periodo di tempo, hanno evidenziato l'inadeguatezza dei criteri disponibili per la diagnosi di sclerosi multipla benigna.

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I criteri per diagnosticare la sclerosi multipla benigna hanno attirato, in anni recenti, l'interesse sia degli esperti, che dei malati. Per i primi la definizione di questa condizione può significare non somministrare trattamenti, per i secondi vuol dire guardare al proprio futuro con prospettive meno drammatiche di quelle correlate a una forma più aggressiva di sclerosi multipla. Ma i criteri diagnostici proposti sono oggetto di acceso dibattito. Leray e colleghi hanno valutato l'applicazione di due diversi criteri di diagnosi della sclerosi multipla benigna. Il primo, denominato CDBMS1 (Clinically Definite Benign Multiple Sclerosis 1: sclerosi multipla benigna definita clinicamente 1), stabilisce che si possa confermare questa diagnosi in presenza di un punteggio di DSS inferiore o uguale a 2 dopo 10 anni dalla prima diagnosi. Il secondo, denominato CDBMS2 (Clinically Definite Benign Multiple Sclerosis 2: sclerosi multipla benigna definita clinicamente 2), stabilisce che si possa formulare la diagnosi se il punteggio di DSS è inferiore o uguale a 3 dopo 10 anni dalla prima diagnosi. Il DSS (Disability Status Scale: scala dello stato di disabilità ) è un sistema di punteggio con il quale si quantifica la disabilità  dei malati di sclerosi multipla sulla base delle loro funzioni fisiche.

Nella popolazione studiata, dopo i primi 10 anni di osservazione, la diagnosi di sclerosi multipla benigna riguardava, rispettivamente, il 57.7% e il 73.9% dei soggetti, a seconda che si usassero il criterio CDBMS1 o CDBMS2. Dopo altri dieci anni, la percentuale di forme ancora benigne, in ciascuno dei gruppi precedentemente definiti, era del 41.7% e del 53.8%, sempre facendo riferimento ai due diversi criteri di diagnosi. Dopo ulteriori 10 anni (30 in totale) le quote di soggetti nei quali la sclerosi multipla era ancora definibile come benigna erano del 41.1% per il criterio CDBMS1 e del 59.5% per il criterio CDBMS2.

Gli autori hanno concluso che, sulla base dei dati raccolti nella loro casistica seguita per trenta anni in totale, rilevare bassi valori di DSS dopo 10 anni dalla prima diagnosi, come proposto dai criteri diagnostici vigenti, non è in grado di garantire un andamento benigno per tutti i soggetti nei quali viene formulata la diagnosi di sclerosi multipla benigna. Infatti, essi hanno sottolineato che ogni dieci anni la percentuale di forme benigne si dimezza. Secondo Leray e colleghi la sclerosi multipla benigna clinicamente definita, per come viene identificata adesso, è un "guazzabuglio" concettuale che non offre garanzie e hanno suggerito l'utilizzo di variabili genetiche, laboratoristiche o radiologiche per formulare diagnosi più attendibili.

Tommaso Sacco

Fonte: 'Clinically definite benign multiple sclerosis', an unwarranted conceptual hodgepodge: evidence from a 30-year observational study; Multiple Sclerosis. 2012 August 2.

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