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Proposti nuovi esami di laboratorio per prevedere l’evoluzione della sclerosi multipla

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Proposti nuovi esami di laboratorio per prevedere l’evoluzione della sclerosi multipla

A un recente Congresso sono stati presentati i risultati di uno studio che suggerirebbero una stretta relazione fra alcune caratteristiche del liquido cefalorachidiano e la diffusione delle lesioni della sclerosi multipla nel cervello.

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Un gruppo di ricercatori, del quale fa parte anche l’italiana Roberta Magliozzi, ha presentato al Congresso del Comitato delle Americhe per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla (in inglese Americas Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis: ACTRIMS) i risultati di uno studio che ha dimostrato una relazione fra la concentrazione di alcune molecole nel liquido cefalorachidiano e il livello di danno a carico della materia grigia del cervello. Richard Reynolds, del Collegio Imperiale (in inglese Imperial College) di Londra, anche lui coinvolto nella ricerca, ha spiegato che l’obiettivo era di identificare variabili di laboratorio, relativamente facili da valutare, che permettessero di individuare precocemente i casi di sclerosi multipla con una tendenza a evolvere più rapidamente. Per raggiungere questo obiettivo, sono state combinate varie evidenze, da quelle raccolte nelle autopsie, ai risultati della risonanza magnetica, alla misurazione della concentrazione, nel liquido cefalorachidiano, di proteine indicative della presenza di infiammazione. I risultati ottenuti hanno dimostrato che, nelle persone con evoluzione più rapida e grave della malattia, aumentava, nel liquido cefalorachidiano, la concentrazione di molecole indicative della presenza di infiammazione e di danno alle cellule. Tale quadro, a sua volta, corrispondeva a una maggiore estensione delle lesioni della materia grigia. Nei casi con evoluzione meno grave e più lenta, nel liquido cefalorachidiano prevalevano molecole in grado di regolare le risposte del sistema immunitario.

Molti esperti hanno commentato positivamente i risultati di questo studio. Avere a disposizione un esame abbastanza facile da eseguire, che permetta di prevedere l’andamento della sclerosi multipla in ogni malato, consentirebbe di impostare la cura più adatta a ciascuno.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape

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