Il primo studio al mondo su sclerosi multipla e COVID-19

Comunicato Stampa |
Il primo studio al mondo su sclerosi multipla e COVID-19

Un gruppo di specialisti italiani della sclerosi multipla ha pubblicato i dati raccolti nelle persone con sclerosi multipla, nelle quali era stata confermata o si sospettava la presenza dell’infezione da COVID-19. Nell’insieme, le evidenze disponibili, anche se preliminari, sono state giudicate rassicuranti.

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Nella lettera pubblicata sulla prestigiosa rivista Lancet Neurology (in italiano: Bisturi Neurologia) si ricorda che l’Italia è stata il primo Paese europeo nel quale si è registrata una significativa diffusione del contagio da COVID-19 e questo ha suggerito agli specialisti nella gestione della sclerosi multipla la messa in atto di approcci specifici per prevenire rischi correlati alla concomitanza di tale malattia con l’infezione. Infatti, anche se altre sono state le patologie associate a un andamento più grave nelle persone contagiate, come ad esempio l’ipertensione, c’era il dubbio che la sclerosi multipla o le cure somministrate per trattarla potessero influenzare negativamente l’andamento dell’infezione. Per questo motivo, oltre a pubblicare raccomandazioni sugli approcci da applicare nella pratica clinica dei Centri della sclerosi multipla, si è deciso di raccogliere qualsiasi informazione utile a evidenziare problemi specifici che fossero emersi nei malati di sclerosi multipla, in termini di frequenza di contagio e di andamento dell’infezione da COVID-19. Le evidenze raccolte sarebbero servite anche a formulare indicazioni ancora più mirate per la gestione clinica del malati di sclerosi multipla. Nella lettera sono riportate le informazioni, disponibili al 7 aprile 2020, ottenute da 38 Centri su 232 malati di sclerosi multipla. Di essi, 57 erano risultati positivi alla ricerca del COVID-19 e in 175 si sospettava la presenza del virus. Il periodo medio per il quale erano stati seguiti è stato di 12.6 ± 7.4. Sul totale di 232 persone con sclerosi multipla e infezione da COVID-19 sospetta o confermata, 222 (96%) hanno presentato un quadro lieve, vale a dire senza polmonite o con una polmonite lieve. Quattro casi sono stati definiti gravi, con dispnea, frequenza del respiro ≥ 30 atti respiratori al minuto e saturazione di ossigeno del sangue ≤ al 33%, e 6 casi (3%) sono stati giudicati critici con: insufficienza respiratoria, shock settico, vale a dire un collasso provocato da infezione generalizzata, e disfunzioni o insufficienze funzionali di vari organi. Dei 6 malati che hanno presentato quadri critici, 1 lo ha superato e 5 sono deceduti. Tutti  e 6 erano risultati positivi al tampone per la ricerca del COVID-19. Dei 232 casi registrati, 21 erano stati sottoposti a un ciclo di trattamento con metilprednisolone, un corticosteroide, nei tre mesi precedenti alla comparsa dell’infezione.

Nelle conclusioni, gli autori hanno precisato che i dati raccolti andavano considerati come preliminari e hanno aggiunto che non permettevano di trarre conclusioni circa effetti positivi o negativi delle terapie modificanti la malattia usate nella sclerosi multipla nei confronti del COVID-19. D’altra parte, le evidenze disponibili potevano essere considerate nell’insieme rassicuranti e sarebbero state completate con quelle che si sarebbero continuate a raccogliere.                   

Tommaso Sacco

Fonte: An Italian programme for COVID-19 infection in multiple sclerosis; The Lancet, Vol 19, June 2020

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