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Nella pratica clinica, l’interferone ha dimostrato di ridurre il rischio di recidive, rispetto a teriflunomide e dimetilfumarato

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Nella pratica clinica, l’interferone ha dimostrato di ridurre il rischio di recidive, rispetto a teriflunomide e dimetilfumarato

A un recente Congresso, sono stati presentati i risultati di uno studio che ha dimostrato una maggiore efficacia dell’interferone somministrato per via sottocutanea, rispetto a teriflunomide e dimetilfumarato, nel ridurre la probabilità di recidive nel primo anno di terapia.

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Al recente Congresso dell’Accademia Americana di Neurologia (American Academy of Neurology: AAN) è stato presentato un poster che riportava i risultati di uno studio, eseguito negli Stati Uniti, che ha messo a confronto, nella pratica clinica, interferone beta-1a somministrato per via sottocutanea e due dei nuovi trattamenti orali indicati nella sclerosi multipla: teriflunomide e dimetilfumarato. Si è trattato di una valutazione eseguita con l’approccio cosiddetto del “mondo reale”, vale a dire, appunto, nell’ambito della pratica clinica quotidiana e non di uno studio clinico vero e proprio. I soggetti sono stati selezionati in base a criteri prestabiliti, erano tutti affetti da sclerosi multipla recidivante remittente, e sono stati seguiti per un anno, a partire da quando hanno cominciato ad assumere uno dei farmaci sopra menzionati. Le recidive della malattia sono state identificate in base alla esecuzione di visite ambulatoriali, ai ricoveri e alla somministrazione di trattamenti con corticosteroidi di durata superiore o uguale a 7 giorni.

Nei 1667 malati valutati, la frequenza delle recidive è stata del 19,7% nel gruppo trattato con interferone beta-1a somministrato per via sottocutanea e, rispettivamente, del 32.2% e del 26.8% nei gruppi che avevano ricevuto teriflunomide o dimetilfumarato. Da un punto di vista statistico, le frequenze registrate in questi due gruppi sono state significativamente superiori (rispettivamente p=0.003 e p=0.006). Differenze simili si sono osservate riguardo alla percentuale di soggetti che hanno presentato una o più recidive nel periodo di osservazione. Infine, il rischio di sviluppo delle recidive con teriflunomide e dimetilfumarato è anch’esso risultato significativamente più elevato di quello rilevato con interferone.

Gli autori hanno concluso che in questa valutazione, eseguita nella pratica clinica, malati che avevano iniziato da un anno interferone beta-1a somministrato per via sottocutanea hanno presentato meno recidive di quelli che, nello stesso periodo di tempo, avevano assunto teriflunomide e dimetilfumarato.

Tommaso Sacco

Fonte: AAN