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La relazione fra il fumo, la sclerosi multipla e il suo trattamento

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La relazione fra il fumo, la sclerosi multipla e il suo trattamento

Due articoli hanno fornito nuove informazioni riguardo all’effetto del fumo sull’evoluzione della disabilità e sulla risposta al trattamento con interferone nelle persone con sclerosi multipla. I risultati raccolti dai due studi indicano che, per le persone con sclerosi multipla, la scelta di rinunciare al fumo, seppure non facile da prendere,  comporta importanti benefici sotto diversi punti di vista.

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Heydarpour e colleghi hanno eseguito una metanalisi dei dati disponibili sulla relazione fra fumo e progressione della disabilità, nelle persone con sclerosi multipla. Da tempo il fumo è considerato un fattore di rischio di sviluppo della sclerosi multipla e, più di recente, se ne è valutato l’impatto sull’evoluzione della disabilità nelle persone già affette dalla malattia. Gli autori della metanalisi hanno cercato articoli sull’argomento pubblicati fino al 2016, che contenessero informazioni sull’abitudine al fumo e sull’andamento della disabilità misurato con scale come l’EDSS e la MSSS. Sono state individuate 268 pubblicazioni, 56 sono state selezionate e 11sono state incluse nella metanalisi. In tutte le ricerche il fumo è risultato essere associato in maniera statisticamente significativa a un aumento dell’EDSS (differenza media standardizzata = 0.15, 95% IC = 0.01-0.28), mentre non si è rilevata una relazione statisticamente significativa fra fumo e raggiungimento di un punteggio dell’EDSS di 4 (rapporto di rischio = 1.24, 95% IC = 0.89-1.72) o di 6 (rapporto di rischio = 1.17, 95% IC = 0.88-1.57). Un’ulteriore analisi non ha dimostrato associazioni statistiche con il punteggio della MSSS (differenza media standardizzata = 0.14, 95% IC = -0.04-0.32) o con il volume di lesioni rilevabili alla risonanza magnetica (differenza media standardizzata = 0.07, 95% IC = -0.08-0.22).

Petersen e colleghi hanno invece valutato l’effetto del fumo sulla frequenza di recidive in persone con sclerosi multipla recidivante remittente trattate con interferone beta. E’ stata studiata anche la relazione di tale abitudine con alcuni fattori genetici associati alla malattia. Gli autori hanno attinto all’archivio di dati e alla biobanca del Registro danese della sclerosi multipla. In particolare, sono state raccolte informazioni sulla frequenza delle recidive osservata nei due anni precedenti all’inizio della cura e su quella del periodo successivo all’avvio del trattamento, fino all’ultima visita di controllo. Le informazioni sull’abitudine al fumo sono state raccolte chiedendo, ai malati selezionati per l’analisi, di compilare un questionario dettagliato. La casistica valutata è stata di 834 soggetti e si è rilevato che quelli che fumavano avevano una frequenza di recidive più elevata del 20%: rapporto della frequenza di incidenza di 1.20 (95% IC 1.021-1.416, p=0.027). Inoltre, è stato dimostrato un aumento del rapporto della frequenza di incidenza (IRR) del 27% per ogni pacchetto di sigarette fumato al giorno (IRR 1.27, 95% IC 1.056-1.537, p=0.012).

Gli autori della metanalisi su fumo e disabilità hanno concluso che l’effetto osservato sull’EDSS deve spingere a eseguire ulteriori ricerche con metodi più omogenei, ma è già una base per fornire i giusti consigli ai malati di sclerosi multipla che fumano. Lo stesso vale per le conclusioni della ricerca eseguita in Danimarca. Fatta salva l’opportunità di raccogliere altri dati sull’argomento, varrebbe la pena di spiegare alle persone in trattamento con interferone che smettere di fumare può migliorare la risposta alla cura.

Tommaso Sacco

Fonte: Smoking and worsening disability in multiple sclerosis: A meta-analysis. Acta Neurologica Scandinavica; 2018 Mar 15.