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Linfociti T mirati contro il virus di Epstein-Barr nel trattamento delle forme progressive di sclerosi multipla

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Linfociti T mirati contro il virus di Epstein-Barr nel trattamento delle forme progressive di sclerosi multipla

Un gruppo di ricercatori australiani ha eseguito una valutazione pilota dell’efficacia della somministrazione di linfociti T mirati contro il virus di Epstein-Barr in persone con forme progressive di sclerosi multipla. La terapia è stata ben tollerata e si sono osservati miglioramenti clinici.

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Da tempo al virus di Epstein-Barr è stato attribuito un ruolo nei meccanismi di sviluppo della sclerosi multipla e, in particolare, si ipotizza che l’infezione determinata da questo virus provochi l’attivazione di linfociti B in grado di danneggiare il sistema nervoso centrale, accumulandosi in questo distretto a causa di un difetto della funzione di un tipo di linfociti T citotossici definiti CD8+. Le conoscenze accumulate riguardo alla relazione fra infezione da virus di Epstein-Barr e sclerosi multipla hanno stimolato vari filoni di ricerca, fra i quali quello che ha valutato l’impiego di linfociti T attivati contro il virus nella terapia della sclerosi multipla. Sono stati pubblicati alcuni casi clinici nei quali un approccio di questo tipo ha determinato miglioramenti dell’attività della malattia misurata con la risonanza magnetica.   Pender e colleghi si sono posti l’obiettivo di studiare fattibilità e sicurezza di un trattamento con linfociti T mirati contro il virus di Epstein-Barr in persone con forme progressive di sclerosi multipla. Hanno quindi eseguito uno studio di fase 1, in aperto, nel quale hanno arruolato 5 soggetti con sclerosi multipla secondariamente progressiva e 5 con la forma primariamente progressiva. A tutti sono state somministrate dosi crescenti di linfociti T amplificati in laboratorio che erano mirati contro varie componenti del virus. Dopo la somministrazione del trattamento, i casi sono stati seguiti nel tempo, valutando sicurezza e risposta clinica. Sono stati reclutati 13 partecipanti, dei quali 10 hanno ricevuto l’intero ciclo di terapia. Non sono stati registrati eventi indesiderati gravi. Sette dei 10 malati hanno mostrato miglioramenti del quadro clinico e, in particolare, in 6 di loro si sono osservati una riduzione dei sintomi e un andamento favorevole della funzione neurologica. Si è ridotta l’astenia, è aumentata la qualità di vita e, in 3 soggetti, c’è stata una riduzione della produzione di immunoglobuline IgG nel sistema nervoso centrale. Tutti quelli che hanno ricevuto linfociti T molto reattivi nei confronti del virus di Epstein-Barr hanno mostrato miglioramenti clinici che, invece, ci sono stati solo in 1 dei 4 malati trattati con linfociti T a bassa reattività. La differenza di effetto dei due approcci è stata statisticamente significativa (p=0.033).

Nelle conclusioni, gli autori hanno sottolineato che la cura con linfociti T mirati contro il virus di Epstein-Barr, somministrata a persone con forme progressive di sclerosi multipla, è stata ben tollerata e, in termini di efficacia, si è osservata una relazione con la potenza della reattività dei linfociti. Ulteriori ricerche, su casistiche più ampie, dovranno confermare queste evidenze preliminari.

Tommaso Sacco

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