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L’allenamento progressivo contro resistenza ha effetti sulle evidenze della risonanza magnetica?

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L’allenamento progressivo contro resistenza ha effetti sulle evidenze della risonanza magnetica?

Un gruppo di esperti danesi ha valutato se un tipo di esercizio fisico, denominato allenamento progressivo contro resistenza, aveva effetti sui riscontri ottenuti con la risonanza magnetica, nei malati di sclerosi multipla.

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Gli autori dello studio sono partiti dalla considerazione che precedenti ricerche avevano dimostrato che l’allenamento progressivo contro resistenza, un tipo specifico di esercizio fisico era stato in grado di contrastare l’atrofia del cervello in malattie diverse dalla sclerosi multipla. Per questo hanno ritenuto interessante studiarne l’efficacia anche in questa condizione. Sono stati arruolati nella ricerca 35 malati con sclerosi multipla recidivante remittente e sono stati suddivisi in due gruppi. Uno è stato sottoposto ad allenamento progressivo contro resistenza, sotto la guida di un istruttore, per 24 settimane, per poi proseguire gestendo autonomamente l’attività fisica. L’altro gruppo, per le prime 24 settimane ha mantenuto le abitudini di vita consuete, per poi essere sottoposto al programma di allenamento progressivo contro resistenza. Sono state valutate una serie di variabili che andavano, dalle evidenze fornite dalla risonanza magnetica, a riscontri clinici, a scale di misurazione della funzionalità fisica e della disabilità. I risultati hanno dimostrato il miglioramento di un punteggio standardizzato indicativo della funzionalità fisica, mentre non si sono rilevati cambiamenti della ESS, della quantità di lesioni al cervello e del volume globale di questo organo. La percentuale di modificazione del volume del cervello e lo spessore della corteccia cerebrale sono stati diversi nei due gruppi al termine dello studio. In particolare, cambiamenti dello spessore della corteccia sono stati riscontrati nelle seguenti aree del cervello: giro cingolato anteriore, polo temporale, solco orbitale e solco temporale inferiore.

Gli autori hanno concluso che l’allenamento progressivo contro resistenza ha dimostrato, nel loro studio, di aumentare, in alcune aree del cervello, lo spessore della corteccia cerebrale. Essi hanno anche formulato l’ipotesi che tale effetto sia dovuto a meccanismi di neuro-protezione o, addirittura, di neuro-rigenerazione, cioè di formazione di tessuto nervoso “nuovo”. D’altra parte, questo tipo di attività fisica non ha impedito la formazione di nuove lesioni. La dimensione limitata della casistica rende queste evidenze preliminari e altre ricerche le dovranno confermare.

Tommaso Sacco

Fonte: Can resistance training impact MRI outcomes in relapsing-remitting multiple sclerosis? Multiple Sclerosis, 2017 Jul 28.