Interruzione dei trattamenti e progressione della disabilità nella sclerosi multipla

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Interruzione dei trattamenti e progressione della disabilità nella sclerosi multipla

Specialisti statunitensi hanno eseguito uno studio per valutare l’effetto sulla progressione della disabilità dell’interruzione delle cure con i farmaci modificanti la malattia. I risultati hanno indicato che, anche nei casi con malattia stabile, l’interruzione delle terapie ha determinato un peggioramento e una progressione della disabilità in una percentuale rilevante di soggetti.

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I malati di sclerosi multipla con malattia stabilizzata, non percependo peggioramenti, a volte considerano non necessario continuare l’assunzione dei farmaci modificanti la malattia e la interrompono. D’altra parte, le Linee Guida, che pure forniscono indicazioni su tanti aspetti del trattamento, non ne danno di altrettanto dettagliate sugli effetti dell’abbandono delle cure. Per questo motivo, Jakimovski e colleghi hanno eseguito una ricerca che ha verificato l’evoluzione del quadro clinico dopo l’interruzione delle cure, in persone che avevano la sclerosi multipla da molti anni. Da un archivio denominato Consorzio della Sclerosi Multipla dello Stato di New York (New York State MS Consortium: NYSMSC) sono stati estratti 216 casi di soggetti che avevano abbandonato l’assunzione di farmaci modificanti la malattia e, in seguito, non avevano ricominciato ad assumerli. Tutti erano stati sottoposti ad almeno tre controlli per un periodo totale medio di 4.6 anni. L’andamento stabile della malattia è stato definito in base al mancato cambiamento, dal basale all’abbandono delle cure, del punteggio della EDSS. La stabilità è stata confermata per aumenti inferiori a 1.0 punti, se l’EDSS di partenza era inferiore a 6.0, o per aumenti di meno di 0.5 punti, se l’EDSS al basale era superiore o uguale a 6.0 punti. Sia le persone che continuavano ad avere un quadro stabile, sia quelle con peggioramenti sono state rivalutate dopo l’interruzione della terapia. Analisi ulteriori sono state fatte tenendo conto della forma di sclerosi multipla, del tipo di cura, dell’età dei soggetti, inferiore o superiore a 55 anni, e del punteggio di EDSS al basale, inferiore o superiore a 6.0. Della casistica considerata, 161 soggetti (72.5%) sono stati classificati come stabili prima dell’interruzione della cura. Dopo l’abbandono,53 persone (32.9%), che prima avevano quadri stabili di sclerosi multipla, hanno sviluppato un peggioramento e una progressione della disabilità. In particolare, il peggioramento è stato rilevato nel 29.2% dei casi con sclerosi multipla recidivante remittente e nel 40% di quelli con malattia secondariamente progressiva. A due anni dall’abbandono del trattamento, la frequenza di peggioramenti con progressione della disabilità è stata simile nelle persone più giovani o più anziane di 55 anni: 31.1% rispetto a 25.9%. Nei casi che al basale avevano una EDSS maggiore o uguale a 6, rispetto a quelli con un livello più basso di EDSS, la disabilità è peggiorata di più sia prima, che dopo l’interruzione della terapia: 40.7% rispetto a 15.4% (p<0.001) e 39.6% rispetto a 15.2% (p<0.001). Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, anche nei malati di sclerosi multipla con un quadro stabile della malattia, l’interruzione dell’assunzione delle cure ha determinato un peggioramento e una progressione della disabilità in una percentuale importante di soggetti, a prescindere dall’età e dalla forma della malattia. Tale peggioramento è stato più evidente nei casi con EDSS al basale maggiore o uguale a 6.0.                    

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