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Indice di Massa Corporea, qualità della dieta e sclerosi multipla

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Indice di Massa Corporea, qualità della dieta e sclerosi multipla

I risultati di due ricerche presentati al Congresso dell’ECTRIMS indicherebbero relazioni significative fra qualità della dieta e Indice di Massa Corporea da una parte e, dall’altra, evoluzione del danno e altre variabili caratteristiche della sclerosi multipla.

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Al Congresso dell’ECTRIMS (European Committee for the Treatment and Research in Multiple Sclerosis, in italiano: Comitato Europeo per il Trattamento e la Ricerca nella Sclerosi Multipla) Mowry e colleghi hanno presentato i risultati di due ricerche. In una è stato valutato il rapporto fra i valori di Indice di Massa Corporea (IMC) e la riduzione del volume del cervello che si verifica nelle persone con sclerosi multipla. Nell’altra la relazione fra qualità della dieta e vari parametri indicativi dell’andamento della malattia, fra i quali quelle relativi a disabilità, mobilità e funzioni cognitive. Nel primo dei due studi sono stati esaminati i dati di un’ampia casistica di malati seguita per cinque anni, a partire dal 2004. Di tali soggetti sono stati raccolti campioni di sangue e valutazioni eseguite con la risonanza magnetica. Queste ultime hanno permesso di misurare il volume del cervello, il volume della materia grigia e quello della materia bianca e altri parametri specifici. I casi esaminati erano di Sindrome Clinicamente Isolata o di sclerosi multipla recidivante remittente. Nei campioni di sangue raccolti è stata dosata la concentrazione di vitamina D. All’inclusione, l’età media della casistica era di 42 anni, il sesso prevalente (70%) era quello femminile e la percentuale di fumatori era del 12%. Inoltre, il valore medio dell’Indice di Massa Corporea era di 25 kg/m2, la concentrazione media di vitamina D nel sangue era di 28 ng/ml e la percentuale di soggetti che assumeva integratori a base di vitamina D era del 64%. Infine, la durata media della sclerosi multipla era di 5 anni, il 64% dei malati aveva ricevuto trattamenti per la sclerosi multipla nell’anno precedente e il valore medio dell’EDSS era di 1.5. I risultati hanno dimostrato che, a valori più elevati di Indice di Massa Corporea, si sono associate maggiori riduzioni del volume del cervello con significatività statistica per la diminuzione del volume della materia grigia e del volume della massa cerebrale. In particolare per quanto riguarda la riduzione del volume della materia grigia, nei malati con Indice di Massa Corporea superiore a 40 kg/m2 la riduzione è stata di 29.2 centimetri cubici e in quelli con IMC compreso fra 35 e 40 kg/m2 di 12.6 centimetri cubici. Nessuna relazione significativa, invece, fra concentrazioni nel sangue di vitamina D ed evoluzione del volume cerebrale. A questo riguardo Ellen Mowry ha commentato che il ruolo della vitamina D potrebbe essere più importante nella prevenzione della comparsa della malattia, che nella sua evoluzione.

Nell’altra ricerca, gli stessi autori hanno valutato la relazione fra qualità della dieta e vari parametri indicativi di funzioni fisiche e mentali in 277 malati di sclerosi multipla. Per analizzare la qualità dell’alimentazione sono state misurate le quantità di frutta, verdura, cereali integrali, proteine vegetali e animali, grassi saturi e insaturi, sodio, zuccheri raffinati e altre componenti introdotti con la dieta. Mowry e colleghi hanno quindi valutato se le caratteristiche dell’alimentazione influenzavano variabili relative alla disabilità fisica, come la velocità del cammino, o mentale, come l’efficienza di alcune funzioni cognitive. I risultati hanno indicato che una dieta di alta qualità, in qualche modo assimilabile all’ideale di “dieta mediterranea”, si è associata a una minore gravità della malattia, facendo riferimento alle suddette variabili.

Commentando le evidenze raccolte nelle due ricerche, Ellen Mowry ha affermato che, se da una parte non esiste una dieta specifica che migliora la sclerosi multipla, un’alimentazione di buona qualità può comunque apportare dei benefici e, soprattutto, prevenire o ridurre l’eccesso di peso, che comporta conseguenze negative sull’evoluzione della malattia.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape