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Gravidanza e sclerosi multipla

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Gravidanza e sclerosi multipla

Dal 22 al 28 aprile 2017 si è svolto a Boston, Massachussets, Stati Uniti il Congresso dell’American Academy of Neurology (abbreviato AAN, in italiano Accademia Americana di Neurologia) pur riguardando tutta la neurologia, l’ampio spazio dedicato alla sclerosi multipla fa di questo Congresso uno dei due più importanti eventi scientifici mondiali nei quali presentare i risultati di ricerche sulla sclerosi multipla. La Fondazione Cesare Serono selezionando alcuni degli abstract pubblicati nel sito dell’evento proporrà aggiornamenti sugli studi presentati, suddivisi per argomento. Il secondo di tali aggiornamenti riguarda aspetti relativi alla gravidanza. Si premette che, in questo aggiornamento si cita l’assunzione in gravidanza anche di farmaci dei quali non è autorizzato l’uso in questa condizione. Solo un neurologo esperto di sclerosi multipla può valutare vantaggi e svantaggi della somministrazione di un DMD durante la gravidanza e l’allattamento e tale valutazione va condivisa con il malato.

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Travis e colleghi hanno valutato le abitudini dei neurologi nel trattamento delle donne con sclerosi multipla in età fertile. Hanno inviato un questionario a 1500 neurologi, di 50 Stati degli Stati Uniti, dei quali 101 hanno fornito le loro risposte. Il 95% degli specialisti ha dichiarato di somministrare DMD alle donne in età fertile, mentre la percentuale di soggetti trattati si riduce al 55% quando il medico sa che la malata sta cercando di concepire un figlio. La percentuale di soggetti che assume diventa del 36% durante la gravidanza e del 40% nel periodo dell’allattamento. Alla domanda su quale prodotto prescrivessero durante gravidanza e allattamento, la maggioranza dei neurologi ha risposto glatiramer acetato e questa scelta è verosimilmente condizionata dalle indicazioni che la Food and Drug Administration dà circa l’uso dei DMD nelle donne in gravidanza. Un’altra ricerca ha passato in rivista gli esiti della gravidanza nelle donne con sclerosi multipla che avevano assunto interferoni o glatiramer acetato. E’ stata eseguita un’analisi sistematica della letteratura scientifica sull’argomento, considerando variabili come peso e lunghezza alla nascita e presenza di anomalie congenite nei neonati. Le conclusioni alle quali sono giunti gli autori sono che, pur considerando i limiti dei dati disponibili, L’assunzione del glatiramer acetato e degli interferoni, durante la gravidanza, non aumenta il rischio di anomalie alla nascita. Gli autori auspicano anche, per il futuro, l’esecuzione di ricerche su casistiche più ampie e con metodi più rigorosi. La valutazione della frequenza di recidive prima, durante e dopo la gravidanza è stata l’obiettivo di un altro studio fatto negli Stati Uniti. Da un archivio di dati, relativo a più di 190.000 donne con sclerosi multipla, sono stati estratti 2158 casi da analizzare. Prima della gravidanza la frequenza mensile di recidive andava dall’1.36 all’1.67%. Durante la gravidanza la frequenza si è ridotta allo 0.87-1% ed è aumentata al 2.56% durante il puerperio. In particolare, la frequenza più alta (2.04%) si è registrata dai 3 ai 6 mesi dopo il parto, mentre dai 9 ai 12 mesi dopo il parto si è tornati a una frequenza simile a quella precedente alla gravidanza: 1.76%. Dati diversi sono stati registrati da un gruppo di specialisti del Kuwait. Nella loro casistica, numericamente molto meno ampia, la frequenza delle recidive durante la gravidanza è stata maggiore del previsto ed è stata particolarmente elevata nel primo trimestre. Gli autori hanno interpretato questo dato, attribuendo il maggior numero di recidive all’interruzione dei DMD, subito dopo il concepimento.

Sono stati presentati anche studi che hanno valutato l’effetto di alcuni dei farmaci più nuovi somministrati in donne che hanno concepito nonostante le cure che assumevano richiedessero l’uso di contraccettivi. Uno ha riguardato la teriflunomide, che è stata associata a malformazioni del feto e morte di feto ed embrione, La molecola passa attraverso la placenta e si ritrova anche nello sperma che nel latte. Nello studio eseguito in Grecia, si citano 5 gravidanze delle quali: 1 in una donna che assumeva teriflunomide e 4 di coppie nelle quali a essere curato con il farmaco era il maschio. Nel primo caso, nel quale c’è stato un immediato abbandono della cura una volta accertato il concepimento e si era attivata una procedura per accelerare l’eliminazione della teriflunomide dall’organismo, non ci sono state evidenze di danni al neonato. Lo stesso si può dire per le altre 4 gravidanze ottenute da padri in cura con il prodotto. Un’altra ricerca presentata riguardava l’uso del natalizumab in gravidanza. Su 24 casi, ci sono state 2 evidenze di basso peso alla nascita e 6 di alterazioni del numero di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine nel sangue, che si sono successivamente risolte. Un gruppo di esperti tedeschi ha riportato l’esperienza del Registro della sclerosi multipla di quel paese relativamente a donne trattate in gravidanza con alemtuzumab. Si è trattato di 7 casi nei quali c’è stata una reale esposizione al prodotto e 8 riguardanti donne che avevano concepito dopo una media di 168 giorni dall’ultima assunzione del farmaco. Hellvig e colleghi hanno riportato informazioni su 12 bambini nati da tali gravidanze. Uno di essi, la cui madre aveva sospeso l’ultima dose di alemtuzumab due mesi prima di avere l’ultima mestruazione, è nato con un solo rene e con una alterazione di questo organo. Un altro neonato, la cui madre aveva assunto l’ultima dose il giorno prima dell’inizio dell’ultimo ciclo mestruale, aveva ipospadia. Non ci sono state nascite pre-termine e di alcune gravidanze non si sono riportati gli esiti dell’abstract.

Una ricerca ha valutato la frequenza delle gravidanze nelle donne arruolate negli studi clinici. Nei protocolli di tali studi è sempre chiaramente indicato che le donne arruolate devono usare metodi contraccettivi, per evitare di concepire durante l’assunzione di farmaci dei quali non si conoscono gli effetti sulla gravidanza. Nonostante queste indicazioni specifiche, dall’analisi di Shirani e colleghi emerge che la frequenza di concepimenti può arrivare la 2%, fra le donne incluse nelle ricerche. In particolare, dalla loro analise emerge che il maggior numero di gravidanze lo si è registrato negli studi clinici sul dimetilfumarato. Nelle conclusioni, gli autori raccomandano di dedicare più attenzione a questi aspetti e di impiegare strategie che riducano ulteriormente la possibilità che si verifichi un concepimento durante l’assunzione di prodotti sperimentali.

Tommaso Sacco

Fonte: AAN

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