Fattori associati a un’evoluzione peggiore delle alterazioni delle funzioni cognitive

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Fattori associati a un’evoluzione peggiore delle alterazioni delle funzioni cognitive

Un gruppo di esperti italiani ha valutato l’andamento nel tempo delle alterazioni delle funzioni cognitive dei malati di sclerosi multipla. Si è rilevato che l’atrofia dell’ippocampo e la disabilità fisica si associano con un’evoluzione peggiore delle alterazioni delle funzioni cognitive.

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Nella sclerosi multipla si possono presentare alterazioni delle funzioni cognitive, che tendono a peggiorare nel tempo. Delle funzioni cognitive fanno parte varie capacità della mente: ragionamento, pensiero, memoria, concentrazione e linguaggio. Anche se di tali funzioni non si ha la percezione, esse sono molto importanti e la loro alterazione ha ripercussioni negative sulla vita quotidiana. Ad esempio in un’attività apparentemente banale come fare la spesa, le funzioni cognitive hanno un ruolo determinante perché permettono di ricordare cosa si deve acquistare, in quale negozio si possono trovare gli articoli che servono e se il costo di questi ultimi è adeguato. Nonostante da tempo si sappia dell’effetto negativo della sclerosi multipla sulle funzioni cognitive, secondo Carotenuto e colleghi ci sono ancora difficoltà nel prevedere la loro evoluzione. Per tale motivo essi hanno eseguito una ricerca, che ha avuto lo scopo di individuare fattori clinici e raccolti con esami per immagini che fossero in grado di prevedere il decorso delle alterazioni delle funzioni cognitive. Informazioni relative a questi fattori sono state registrate, in persone con sclerosi multipla, per un periodo fino a 15 anni dopo la comparsa della malattia e sono state poste in relazione con il livello di efficienza delle funzioni cognitive. Entro 6 mesi dalla formulazione della diagnosi di sclerosi multipla recidivante remittente sono stati registrati età, sesso, livello di istruzione, test dei 9 fori, prova dei 25 passi e varie misure ottenute con la risonanza magnetica. Alla diagnosi e durante l’osservazione, lo stato delle funzioni cognitive è stato studiato con la prova dell’associazione di simboli e numeri (Symbol Digit Modalities Test: SDMT). L’alterazione delle funzioni cognitive è stata confermata applicando valori normali che hanno tenuto conto di età, sesso e livello scolastico. L’analisi dell’evoluzione è stata eseguita con un metodo statistico specifico e la definizione dei fattori che permettevano di prevedere l’evoluzione stessa è stata fatta con un metodo statistico denominato regressione logistica multinomiale. Nella ricerca sono stati inclusi 148 malati, dei quali 98 di sesso femminile, che sono stati seguiti per un periodo di 11±4 anni. Nel 51.4% di tale casistica le funzioni cognitive sono rimaste stabili, mentre nel 48.6% la loro efficienza si è ridotta. I soggetti nei quali esse sono peggiorate avevano una maggiore durata della prova dei 25 passi (p=0.004) e una riduzione del volume dell’area del cervello chiamata ippocampo (p=0.04) rilevata con la risonanza magnetica.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, nella loro casistica, il peggioramento delle funzioni cognitive si è verificato nei malati con disabilità fisica e con atrofia dell’ippocampo. Gli autori hanno aggiunto che, facendo riferimento a questi fattori per prevedere l’evoluzione del problema, si dovrebbero individuare in anticipo le persone nelle quali le funzioni cognitive tenderanno a peggiorare, prescrivendo loro cicli di riabilitazione cognitiva che fermino o rallentino tale peggioramento.              

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