Efficacia dei trattamenti modificanti la terapia sulla progressione della disabilità nella sclerosi multipla secondariamente progressiva

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Efficacia dei trattamenti modificanti la terapia sulla progressione della disabilità nella sclerosi multipla secondariamente progressiva

Un gruppo di esperti di sclerosi multipla di molti Paesi, fra i quali l’Italia, ha eseguito l’analisi di un archivio di dati, denominato MSBase, per valutare l’effetto a breve termine dei farmaci modificanti la terapia sulla progressione della disabilità nelle persone con sclerosi multipla secondariamente progressiva. Hanno concluso che queste terapie non hanno gli effetti sperati.

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Lorscheider e colleghi hanno estratto i dati dall’archivio MSBase, che aveva previsto una definizione molto accurata della diagnosi di sclerosi multipla secondariamente progressiva. I casi affetti da questa forma di sclerosi multipla sono stati divisi in due gruppi: quelli trattati con farmaci modificanti la terapia e quelli che non li avevano ricevuti. Opportune analisi statistiche hanno permesso di creare sottogruppi con caratteristiche simili e l’andamento della disabilità è stato valutato tenendo conto di: aderenza alle cure, frequenza di visite e andamento delle recidive. Dei 2381 casi individuati nell’archivio, 1378 sono risultati analizzabili e sono stati suddivisi nei due gruppi, bilanciati come numerosità: 689 trattati con DMD e 689 non curati. La mediana del periodo sul quale è stata eseguita l’analisi è stata di 2.1 anni. Non si sono rilevate differenze fra i due gruppi riguardo al rischio di progressione della disabilità (rapporto di rischio 0.9, 95% intervallo di confidenza 0.7-1.1, p=0.27). Non ci sono state differenze anche relativamente a: probabilità di raggiungere un punteggio della ESS ≥7 (rapporto di rischio 0.6, 95% intervallo di confidenza 0.4-1.1, p=0.10), riduzione sostenuta della disabilità (rapporto di rischio 1.0, 95% intervallo di confidenza 0.8-1.3, p=0.79) e modificazioni del carico di disabilità (area sotto la curva del rapporto fra EDSS e tempo, β = – 0.05, p=0.09). Le analisi secondarie e quelle di sensibilità hanno confermato i risultati sopra riportati.

Nelle conclusioni dello studio, gli autori sottolineano che i DMD oggi disponibili non sembrano avere un effetto sostanziale sull’andamento della disabilità indipendente dalle recidive, dopo che sia avvenuta la conversione della forma di sclerosi multipla recidivante remittente in quella secondariamente progressiva, per periodi fino a quattro anni. Una considerazione che si potrebbe aggiungere è che queste evidenze suggeriscono di curare il meglio possibile la malattia nelle fasi in cui risponde, in termini di rallentamento o arresto della progressione della disabilità.

Tommaso Sacco

Fonte: Anti-inflammatory disease-modifying treatment and short-term disability progression in SPMS; Neurology; 2017 Sep 5;89(10):1050-1059.

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