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I disturbi dell’umore e la sclerosi multipla

Parere degli esperti

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I disturbi dell’umore e la sclerosi multipla
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

I disturbi dell’umore sono i disturbi psichiatrici maggiormente rappresentati nella sclerosi multipla, ma essi possono anche rappresentarne un sintomo, se non addirittura, in rari casi, il sintomo con cui si presenta per la prima volta la patologia.

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La presenza di tali disturbi fu riscontrata da Charcot (ritenuto lo scopritore della sclerosi multipla), ma nel corso dei decenni successivi tale condizione patologica venne sottostimata. Soltanto recentemente è stata rivalutata, anche in seguito alle nuove scoperte nel campo delle neuroscienze, della neuroimmunologia e della neuroradiologia sulla sclerosi multipla [1]. Rimane tuttavia un ambito poco affrontato nella ricerca scientifica, ma che dovrebbe essere tenuto in considerazione dal neurologo esperto.

L’incidenza dei disturbi dell’umore, in particolare della depressione, nella sclerosi multipla è maggiore rispetto sia alla popolazione generale sana, sia alla popolazione affetta da malattie croniche neurologiche e non. È noto inoltre che tali disturbi possono insorgere in qualsiasi epoca della storia della malattia e in modo non correlato al grado di disabilità. Non si conosce perciò quale possa essere il tratto d’unione tra la sclerosi multipla e il disturbo dell’umore, ma già da qualche decennio sappiamo che il disturbo depressivo è una condizione che peggiora il decorso e la prognosi della sclerosi multipla, soprattutto dal punto di vista dell’aderenza del paziente alla terapia [2].

Ancora oggi non si conoscono le cause dell’alta diffusione della depressione nei pazienti con sclerosi multipla. È possibile ipotizzare, in base alle attuali conoscenze, che possano sussistere reali cause organiche. Senza dubbio gli aspetti psicologici e una certa predisposizione individuale rappresentano un elemento importante nello sviluppo di una patologia psichiatrica. Esiste una predisposizione alla diversa reattività a eventi che rafforza sempre in maniera più rilevante nel paziente la convinzione di essere affetto da una patologia cronica, invalidante e imprevedibile nella sua evoluzione. Ma ciò non è comunque sufficiente a giustificare l’elevato numero di casi di comorbilità evidenziati.

I disturbi dell’umore

I disturbi dell’umore nella sclerosi multipla possono essere rappresentati da:

  • depressione maggiore, patologia caratterizzata dalla presenza di uno o più episodi depressivi maggiori ovvero da una serie di altri sintomi, alcuni dei quali fondamentali per la diagnosi come lo spostamento del tono dell’umore verso il polo negativo, rallentamento delle idee e motorio, senso di colpa, rimorso e sentimenti di autosvalutazione
  • disturbo distimico, inteso come un disturbo depressivo cronico, nel quale la sintomatologia depressiva sia presente per un periodo di almeno due anni e decorra in forma attenuata
  • disturbi bipolari, forme caratterizzate dal succedersi e manifestarsi, con frequenza più o meno irregolare, di episodi depressivi ed episodi maniacali, ipomaniacali e misti [3].

La diagnosi, normalmente, viene posta dalla figura dello psichiatra, ma alcuni sintomi cardine come la riduzione del tono dell’umore possono essere riconosciuti da altri specialisti, fra i quali il neurologo, e spesso vengono riportati dai familiari o dai conoscenti del paziente già prima della diagnosi [4].

La diagnosi di conferma viene posta dallo psichiatra mediante l’utilizzo di alcuni test somministrati sotto forma di intervista. Nel caso della sclerosi multipla, però, la diagnosi di disturbo dell’umore può essere più complicata; molto frequentemente, infatti, nei pazienti con sclerosi multipla si rilevano sintomi che possono essere associati a entrambe le condizioni, come la spossatezza, la riduzione del sonno o dell’appetito. Si ritiene che le principali cause di sottostima della depressione nelle malattie neurologiche, nella sclerosi multipla in particolare, sia una forte attribuzione da parte del neurologo di sintomi depressivi alla malattia di base, una inadeguatezza dell’esaminatore e, nei casi di disabilità più gravi, una scarsa coscienza del proprio umore da parte del paziente. I motivi per cui invece può avvenire una sovrastima della diagnosi di depressione nella sclerosi multipla sono dati dall’attribuzione di sintomi somatici tipici della sclerosi multipla alla depressione stessa anziché alla malattia di base.

Depressione e sclerosi multipla

Dal punto di vista clinico, la depressione in corso di sclerosi multipla ha una presentazione clinica caratteristica. L’umore depresso in pazienti con sclerosi multipla ha una qualità distinta, nella quale predominano l’ansia, l’irritabilità, la rabbia e i disturbi somatici. Tende a prevalere inoltre l’impulso all’isolamento [5].

La depressione si manifesta più frequentemente durante le fasi di ricaduta rispetto a quelle di remissione, mentre non c’è relazione fra sintomi depressivi e durata della malattia.

È bene ricordare che esiste una relazione anche fra la depressione e la terapia impiegata nel trattamento della sclerosi multipla. L’associazione fra depressione e terapia con interferone è stata oggetto di studio per molti anni e in numerosi lavori di ricerca [6,7]. Alcuni studi riportano che effettivamente esiste un rischio maggiore di depressione in pazienti trattati con interferone beta rispetto a pazienti trattati con altri farmaci; altri studi, invece, non sembrano confermare questa ipotesi. Allo stato attuale perciò i dati esistenti in letteratura non sembrano fornire conclusioni definitive al riguardo e la questione appare ancora controversa.