Le discipline meditative o Medicina Alternativa Complementare: potenziali benefici nei soggetti affetti da Sclerosi Multipla

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Le discipline meditative o Medicina Alternativa Complementare: potenziali benefici nei soggetti affetti da Sclerosi Multipla

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La terapia della sclerosi multipla comprende sia trattamenti acuti volti a ridurre la sintomatologia manifestata in corso di ricadute (corticosteroidi), sia terapie volte a modificare il decorso della patologia (farmaci di prima e di seconda linea). Nonostante i significativi progressi nello sviluppo farmacologico, la terapia da sola non è sufficiente ad agire su ogni aspetto sintomatologico del soggetto, inclusa la qualità della vita. Tali elementi, insieme all’età di insorgenza e alla molteplicità di sintomi che si possono manifestare, evidenziano l’importanza di un approccio integrato e personalizzato alla sclerosi multipla, allo scopo di alleviare la sintomatologia e favorire uno stato di benessere generale. A tal proposito, negli ultimi anni, è cresciuta l’attenzione al ruolo e all’effetto della Medicina Alternativa e Complementare (CAM) sulla sclerosi multipla e il numero di ricerche correlate.

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Una delle più popolari e conosciute forma di CAM è lo Yoga. La parola “yoga” deriva dal termine sanscrito “yukti” che significa “unione di corpo, mente e spirito”. Il termine “yugà” si ritrova già nel più antico libro di “Conoscenza Divina” indiana, risalente al 2000 a.C. o al 4000 a.C., con il significato di “giogo”. Secondo tale accezione lo yoga è quindi un insieme di tecniche meditative aventi come scopo l’“unione” con la Realtà ultima e tesa ad “aggiogare”, “controllare”, “governare” i “sensi” e i vissuti da parte della coscienza [1]. Un’altra interpretazione del termine yoga è quella di “associazione, connessione, unione” dello spirito individuale con quello universale, definizione che troviamo in un celebre poema mistico indiano, risalente al 2000 a.C. [2].

Esistono diverse forme di yoga:

  • Hatha yoga: è quello più diffuso e conosciuto. Si articola in 3 parti principali, cioè le posizioni, gli esercizi respiratori e il rilassamento. È lo yoga ginnico dell’armonia psico-fisica, della salute e della longevità;
  • Karma-Yoga: combina azione e meditazione. Il compimento del proprio dovere deve essere fatto senza interessarsi a ciò che produce e senza aspettarsi qualcosa in cambio;
  • Bhakti Yoga: è considerato come un sentiero volto a interrompere i ritorni karmici, liberando dal ciclo delle rinascite ed è costituito da un amore trascendentale verso Dio. Tale amore si può praticare attraverso varie attività tra cui la meditazione sui mantra, accompagnata alla musica;
  • Raya-Yoga: è considerato più un esercizio mentale e meditativo in contrapposizione all’Hatha yoga che ha un forte componente di pratica fisica;
  • Jnâna-Yoga: è inteso come sentiero di conoscenza che una volta acquisita può condurre all’unione con Dio.

Secondo lo yoga l’uomo vive l’energia vitale diffusa nell’aria e negli elementi [3].

Sono molteplici i benefici che lo yoga può portare nelle persone che lo praticano:

  • Il più evidente beneficio apportato dalla pratica dello yoga è l’aumento dell’elasticità e della flessibilità del corpo e il miglioramento della forza. Le posizioni proposte aiutano infatti a migliorare e sviluppare la mobilità, allungando la muscolatura, le articolazioni e i tendini [4]. Aumenta la forza e la capacità di resistenza, portando quindi una tonificazione complessiva del fisico [5].
  • Attraverso l’adozione e il mantenimento di una serie di posizioni, lo yoga aiuta a mantenere in buona salute la spina dorsale, tonificando la muscolatura e migliorando l’elasticità del corpo. Con lo yoga si impara a portare attenzione al controllo della postura in ogni momento della giornata. I difetti posturali quindi, grazie a un complessivo riequilibrio e bilanciamento di tutti i muscoli del corpo, risulteranno in questo modo corretti [1,6]. Aumenta quindi l’equilibrio e la stabilità.
  • Favorisce una migliore circolazione del sangue nell’organismo, abbassa la pressione sanguigna e rallenta i battiti del cuore [7].
  • Migliora la respirazione e la capacità polmonare [1]..
  • Favorisce uno stato di tranquillità e serenità, aiutando a contrastare la depressione e l’ansia [8].
  • Aumenta la capacità di concentrazione e di attenzione e migliora la memoria a breve (MBT) e a lungo termine (MLT) [6].
  • Favorendo il rilassamento e allontanando lo stress, lo yoga migliora anche la qualità del sonno [9].

Questa disciplina è adattabile a persone con diversi livelli di salute e di disabilità e può essere svolta sia da persone costrette a stare a letto, sia da persone in sedia a rotelle, non richiedendo molta attrezzatura ed essendo sufficiente uno spazio anche minimo per svolgerla [5]. Non richiedendo quindi particolari adattamenti lo yoga risulta essere una pratica particolarmente adatta ai soggetti con sclerosi multipla. Negli ultimi anni le molteplici ricerche svolte hanno messo in evidenza come la pratica dello yoga possa apportare benefici quasi immediati alle persone con sclerosi multipla.

Nel 2013 Hasanpour-Dehkordi e colleghi [10] hanno condotto uno studio volto a verificare gli effetti dello yoga sugli indici fisiologici, l’ansia, la qualità di vita e il funzionamento sociale dei soggetti con sclerosi multipla. In questo studio sono stati arruolati 60 pazienti con sclerosi multipla, suddivisi in due gruppi (uno di intervento e uno di controllo), composti ognuno da 30 soggetti, in modo casuale. Sono stati valutati e misurati i segni vitali, l’intensità dell’ansia, il livello di dolore e la stanchezza sia prima dell’intervento sia 12 settimane dopo il termine dello studio. Il gruppo di intervento ha preso parte a 3 sessioni alla settimana di hatha yoga per 12 settimane. Ogni sessione aveva una durata di 60-70 minuti ed era composta da una parte di esercizi fisici, una di esercizi di respirazione e una di meditazione. Gli esercizi fisici iniziavano con lo stretching ed erano seguiti da posizioni svolte in piedi, supini, proni e seduti. Ogni posizione veniva mantenuta per un periodo variabile dai 10 ai 30 secondi, seguito da un periodo di riposo variabile dai 30 secondi al minuto. Gli esercizi venivano accompagnati da una musica leggera e molta attenzione veniva posta alla respirazione e al rilassamento, a cui venivano dedicati circa 10 minuti al termine di ogni sessione. La ripetizione degli esercizi veniva inoltre fortemente consigliata anche a casa. Le posizioni sono state scelte e pianificate in base alle caratteristiche e alle esigenze del gruppo. Il gruppo di controllo, invece, non si è sottoposto ad alcun intervento.

Prima dell’intervento non c’erano differenze significative tra i due gruppi, mentre la seconda misurazione ha evidenziato notevoli differenze. I punteggi delle scale volte a misurare la qualità della vita e del funzionamento sociale erano considerevolmente più alti rispetto al gruppo di controllo; il livello di stanchezza e di dolore, le pulsazioni e la pressione risultavano inferiori nel gruppo di intervento e decisamente diminuito appariva anche il livello dell’ansia. Grazie ai benefici apportati dallo yoga alla forza muscolare degli arti inferiori, all’equilibrio, alla percezione della stanchezza e del dolore tale pratica risulta avere una funzione di promozione della qualità di vita e del funzionamento sociale. Questi importanti risultati vengono rinforzati da un’altra ricerca svolta nel 2013 da Guner e Inanici [11]. In questo studio sono stati arruolati 8 soggetti con sclerosi multipla che hanno partecipato a un programma di yoga della durata di 12 settimane con una frequenza bisettimanale e una durata di 60 minuti circa a lezione. Le posizioni, quando necessario, potevano essere mantenute utilizzando il supporto di una sedia oppure del pavimento o del muro. Quando necessario le posizioni sono state adattate alle caratteristiche e alle necessità del gruppo. Ogni posizione è stata mantenuta per un periodo variabile dai 10 ai 30 secondi, seguito da un periodo di riposo variabile dai 30 secondi al minuto. Ogni sessione di yoga comprendeva inoltre esercizi di rilassamento e di meditazione. Anche in questo studio le persone con sclerosi multipla venivano invitate e incoraggiate a ripetere gli esercizi anche a casa. Il gruppo di controllo, invece, costituito da 8 soggetti sani, non ha preso parte al programma di yoga. In entrambi i gruppi sono stati valutati il livello di stanchezza, di equilibrio e l’andatura. Rispetto alle misurazioni pre-intervento sono stati ottenuti risultati statisticamente significativi in termini di fatica, equilibrio, lunghezza del passo e velocità di deambulazione nel gruppo di intervento. Miglioramenti visibili sono stati segnalati per quanto riguarda il tilt pelvico, la capacità di movimento dell’anca e della caviglia, conseguenti al miglioramento del controllo motorio. Lo yoga risulta quindi una disciplina sicura per migliorare i parametri di fatica, equilibrio e andatura spazio-temporale nei soggetti con sclerosi multipla.

Gli effetti di un programma di yoga di 6 mesi, cioè di lungo termine, sullo stato fisico e psicosociale sono stati invece valutati in una ricerca del 2018 [12]. Kahraman e colleghi volevano inoltre verificare se lo yoga poteva essere un valido strumento per migliorare la qualità del tempo passata dalle persone con sclerosi multipla con i propri familiari. Allo studio hanno preso parte 44 soggetti (27 soggetti con sclerosi multipla e 17 familiari sani) che hanno seguito un programma di yoga a cadenza settimanale della durata di circa 60 minuti per 6 mesi. Tale programma è stato studiato in base alle caratteristiche e alle esigenze dei soggetti. Sono stati valutati e misurati il livello di disabilità, la camminata, l’equilibrio, la percezione della stanchezza, il dolore, la depressione, la qualità di vita e la “paura di muoversi” (kinesiofobia) legata al dolore sia prima dell’intervento, sia al suo termine. Dalle valutazioni fatte al termine dello studio emergono livelli di depressione e stanchezza significativamente migliorati nelle persone con sclerosi multipla. Inoltre c’è stato un aumento notevole nella percezione della qualità di vita legata allo stato di salute mentale. In questo caso, a causa della dimensione del campione e del fatto che solo 20 persone con sclerosi multipla e 3 familiari hanno portato a termine il programma non si non sono potute fare valutazioni significative per quanto riguarda le altre variabili. Gli effetti dello yoga sul dolore e sulla qualità di vita dei soggetti con sclerosi multipla sono stati precedentemente valutati da Doulatabad e colleghi nel 2012 [13]. A questo studio hanno preso parte 60 donne con sclerosi multipla di età compresa tra 18 e 45 anni, che sono state suddivise in un gruppo di controllo e un gruppo di intervento. Quest’ultimo gruppo ha partecipato a un programma di Ashtanga yoga di 8 incontri al mese della durata di 60-90 minuti per 3 mesi. Ogni sessione veniva iniziata mantenendo la posizione supina per 10-15 minuti e lavorando contemporaneamente sia sulla concentrazione mentale sia sulla respirazione. Tale esercizio permetteva di porre l’attenzione a diverse parti del corpo e di acquisire un certo controllo mentale. Successivamente venivano eseguiti una serie di lenti movimenti in posizione prona, poi in posizione seduta e poi in posizione eretta. Al termine di ogni gruppo di esercizi venivano eseguite tecniche di respirazione. La sessione si concludeva con 10-15 minuti di meditazione, rilassamento e respirazione. Al termine dello studio è stata rilevata una significativa differenza per quanto riguarda la percezione del dolore prima e dopo l’intervento, con un conseguente netto miglioramento della qualità di vita percepita. Da uno studio del 2012 di Patil e colleghi, in cui 11 persone con sclerosi multipla hanno partecipato a un programma di yoga 2 volte al giorno per 21 giorni, emergono benefici per quanto riguarda i disturbi vescicali, con una riduzione della frequenza minzionale e una riduzione del volume di urine residue [14].

Un importante ruolo tra le terapie complementari può essere attribuito al Tai chi chuan o Tai chi, tàijíquán o taiji. Il Tai Chi Chuan è un ramo delle arti marziali cinesi che si è sviluppato dal XVII secolo in Cina. Il Tai Chi si costituisce di un movimento lento, flessibile e armonioso [15]. Il taiji, secondo la tradizione cinese, è l’espressione di un principio che governa la vita dell’universo, della natura, dell’uomo. Tale principio afferma il continuo avvicendarsi di due forze complementari: quella cedevole dello Yin e quella espansiva dello Yang. Il taijiquan dunque si ispira al continuo ciclo Yin-Yang, cambiando e passando continuamente da un principio all’altro nei movimenti che contengono vuoto e pieno [16]. Questi movimenti, lenti, delicati e circolari, vengono eseguiti in modo fluido, uniforme e senza interruzione e sembrano ricordare una danza silenziosa ma, in realtà, mimano una lotta con un opponente immaginario. Tali movimenti possono essere eseguiti a mani nude o con il supporto di alcune armi, sia singolarmente, sia in coppia, sia in gruppo. Gli esercizi vengono inoltre coordinati con la respirazione ed eseguiti e controllati da uno stato mentale libero. Le caratteristiche del Tai Chi includono quindi: 1) concentrazione mentale con controllo della respirazione, 2) esercizio di tutto il corpo in una postura semisquat e 3) movimenti del corpo continui, curvi e a spirale. L’intensità dell’esercizio può comunque essere facilmente regolata controllando la velocità e l’altezza posturale. L’obiettivo del Tai Chi è quello di fare entrare il praticante a conoscenza della propria energia e di ristabilire armonia ed equilibrio tra corpo, mente e spirito.

Nel processo di sviluppo, il Tai Chi si è differenziato in cinque stili principali: Chen (lo stile più antico), Yang (il più popolare), Wu (Hao), Wu e Sun.

Il Tai Chi apporta numerosi benefici [15] agendo sulla totalità della persona:

  • migliora significativamente la capacità aerobica;
  • migliora il tono, l’elasticità e la forza muscolare;
  • potenzia il controllo posturale e l’equilibrio, in conseguenza a un miglioramento del sistema visivo, vestibolare e propriocettivo, contribuendo a prevenire le cadute;
  • ha effetto positivo sulla funzione respiratoria e cardiovascolare;
  • contrasta i problemi del sonno, migliorando la qualità del riposo [17].

Alcune importanti ricerche hanno evidenziato come la pratica del Tai Chi sia sicura anche per le persone con sclerosi multipla e apporti loro una serie di benefici. In uno studio pubblicato nel 2013 Azimzadeh e colleghi [18] hanno cercato di verificare l’effetto del Tai Chi sulla qualità di vita dei soggetti con sclerosi multipla. Un campione di 34 soggetti è stato suddiviso in un gruppo di intervento (16 soggetti), che ha partecipato a un programma di Tai Chi di 12 settimane, e uno di controllo (18 soggetti), che ha seguito un normale protocollo di cura. Le valutazioni post-intervento evidenziano significativi miglioramenti per quanto riguarda il dolore, il benessere emotivo, l’energia, il funzionamento sociale, la percezione della salute fisica e mentale e, di conseguenza, la qualità della vita. In un altro importante studio Burschka e colleghi [19] hanno cercato di valutare gli effetti di un programma standardizzato di Tai Chi su soggetti con sclerosi multipla. Un campione di 32 soggetti è stato suddiviso in un gruppo di intervento (15 soggetti), che ha partecipato a un programma di Tai Chi, e un gruppo di controllo (17 soggetti), che ha ricevuto un normale percorso di cura. Il corso di Tai Chi, della durata di 6 mesi, aveva cadenza bisettimanale e ogni lezione era di circa 90 minuti. In entrambi i gruppi sono state fatte valutazioni e misurazioni pre- e post-intervento per quanto riguarda l’equilibrio, la coordinazione, la stanchezza, la depressione e il livello di soddisfazione della propria vita. Gli esercizi sono stati strutturati in modo che in ogni sessione si ripetessero gli stessi elementi, affinché le persone con sclerosi multipla che per qualche motivo non potessero essere presenti a un appuntamento potessero riprendere le lezioni senza fatica. Tale ripetitività inoltre voleva essere di supporto all’apprendimento a lungo termine e al processo di plasticità dei neuroni. Il gruppo di intervento ha mostrato un significativo miglioramento non solo per quanto riguarda l’equilibrio e la coordinazione, ma anche per quando riguarda la depressione con una positiva ricaduta sulla percezione di soddisfazione della propria vita.

Un’importante ricerca del 2012 ha indagato invece più nello specifico l’effetto del Tai Chi sull’equilibrio nelle persone con sclerosi multipla. Il campione di 36 donne comprese tra i 20 e i 60 anni è stato diviso in un gruppo di intervento (18 soggetti) e un gruppo di controllo (18 soggetti). Il gruppo di intervento ha preso parte a un programma di Tai chi per 12 settimane, a cadenza bisettimanale, della durata di 45-60 minuti a lezione. Ogni sessione iniziava con una fase di riscaldamento (stretching, esercizi di equilibrio ecc.), proseguiva con l’esecuzione di alcune forme di Tai Chi (Yang style) e terminava con esercizi di raffreddamento. Le persone venivano incoraggiate a ripetere gli esercizi anche a casa. Il gruppo di controllo invece ha seguito il normale protocollo di cura, incluso il sostegno psicologico e la fisioterapia. Attraverso questionari e scale è stato valutato l’equilibrio prima e dopo l’intervento in entrambi i gruppi. Dopo 12 settimane è emerso un significativo miglioramento negli indici di equilibrio all’interno del gruppo di intervento, con una importante ricaduta sulla percezione del controllo del proprio corpo.

Conclusioni

Si può quindi concludere che sia lo yoga che il Tai Chi abbiano un importante ruolo nel promuovere la salute delle persone con sclerosi multipla e nel contrastare i sintomi di questa malattia. In particolare gli ambiti in cui si sono visti i benefici delle due discipline sono stati il miglioramento della fatica e del dolore, il miglioramento dell’equilibrio, dei sintomi di ansia e depressione e un globale beneficio sulla qualità di vita e funzione sociale dei soggetti. Sono stati inoltre dimostrati effetti più direttamente misurabili sulla performance fisica: capacità aerobica e forza muscolare.

Consigli pratici

Da quanto esposto fino a ora si evince, oltre all’utilità degli interventi, anche la facile attuabilità. Sia per l’una sia per l’altra disciplina lo spazio necessario al loro esercizio è molto limitato e gli strumenti pochi (un tappetino da palestra e una divisa comoda). Il fattore più importante da tenere in considerazione è quello per cui sarebbe consigliato, per persone con sclerosi multipla, praticare queste discipline in un ambiente fresco e con l’assistenza di un istruttore o istruttrice esperti. Una volta acquisita familiarità, in modo assistito, con la pratica esercitata, le persone con sclerosi multipla sarebbero poi in grado di operare in autonomia a casa o presso spazi idonei.

Dal punto di vista pratico, infine, è bene ricordare che queste pratiche non sostituiscono la medicina convenzionale ma si affiancano potenziandone gli effetti e i benefici.

Bibliografia

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