Dieta, microbiota intestinale e sclerosi multipla

Parere degli esperti |
Fact checked
Dieta, microbiota intestinale e sclerosi multipla

Gli articoli della sezione "Il parere degli esperti" riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.


Nel corso degli ultimi anni, diversi fattori hanno contribuito a riportare l’attenzione nei confronti dell’asse ospite-microrganismo, ad esempio il riconoscimento dell’importanza del microbiota intestinale nello sviluppo dell’immunità dell’ospite così come l’attenzione al ruolo del metabolismo e per estensione della dieta nella funzione immunitaria dell’ospite. Nonostante la relazione tra dieta, microbiota intestinale e immunità dell’ospite sia difficile da studiare, è importante riuscire a comprenderla al fine di ottenere un beneficio nei pazienti con una patologia immunomediata come la sclerosi multipla.

Potrebbe interessarti anche…

Si studiano, dunque, le componenti della dieta e i regimi dietetici associati alla sclerosi multipla e al più comune modello preclinico usato di sclerosi multipla (encefalomielite autoimmune sperimentale, EAS). Ci sono infatti recenti evidenze che supportano il ruolo della flora batterica commensale nello sviluppo e nella progressione della malattia. Nonostante gli studi condotti sull’argomento presentino diversi limiti dovuti al disegno clinico, al fatto che pochi sono gli studi randomizzati, le ridotte dimensioni dei campioni e la durata breve del periodo di analisi, i regimi dietetici e le componenti della dieta di seguito discusse rappresentano comunque dei candidati a degli studi clinici con dei periodi di osservazione consistenti.

La dieta Swank è una dieta a basso contenuto lipidico finalizzata al beneficio del paziente di sclerosi multipla [1]. La dieta si basava sull’osservazione che l’incidenza della sclerosi multipla era correlata al consumo di cibi grassi [2]. In uno studio non randomizzato durato 34 anni è stato trovato che pazienti con sclerosi multipla che hanno consumato più cibi grassi avevano un più alto tasso di disabilità se comparato con pazienti con sclerosi multipla che avevano limitato l’introito di grassi con la dieta [3].

Un altro tipo di dieta è quello che si basa sulla restrizione calorica. È stato infatti dimostrato che il digiuno riesce a sopprimere la malattia nei modelli animali EAS [4,5]. Inoltre, il digiuno intermittente ha mostrato come sia in grado di sopprimere EAS inibendo la risposta proinfiammatoria dei linfociti Th17, inducendo la risposta antinfiammatoria con linfociti T regolatori (Treg) e alterando il microbiota [6]. Su questi risultati si basa uno studio di 3 mesi su pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente (SMRR) in cui mimando una dieta con digiuno intermittente, è stata osservata la soppressione di EAS inducendo apoptosi nei leucociti e un miglioramento della qualità di vita riportato direttamente dal paziente [7].

È stato visto che anche la dieta chetogenica è in grado di sopprimere EAS riducendo i livelli di linfociti Th1 e Th17, riducendo la produzione di specie reattive dell’ossigeno e aumentando i livelli di Treg [7,8]. Studi di dieta chetogenica hanno mostrato un miglioramento riportato dai pazienti su qualità di vita, fatica e depressione per un periodo di tempo da 3 a 6 mesi [7,9].

L’aumento dell’obesità [10] e della prevalenza della sclerosi multipla nei Paesi occidentali [11] ha spinto la ricerca verso la comprensione di una possibile relazione tra dieta occidentale, obesità e sclerosi multipla. Infatti, in animali da laboratorio nutriti con una dieta ad alto contenuto di grassi, zuccheri (mimando la dieta occidentale) per 18 settimane, il loro microbiota intestinale è stato alterato e le concentrazioni di acidi grassi a catena corta (SCFA), che hanno un ruolo antinfiammatorio, sono diminuite. Inoltre, tale evidenza supporta lavori in cui modelli animali EAS nutriti con una dieta iperlipidica mostravano un grado di malattia più grave [12]. Gli acidi grassi a catena lunga, quelli considerati come fattore di rischio maggiore per la salute e maggiormente contenuti nella dieta occidentale, sono in grado di promuovere la differenziazione di cellule Th1 e Th17 proinfiammatorie, esacerbando la EAS nei modelli animali [13]. Tale evidenza è stata confermata anche in uno studio pilota durato 12 mesi, su pazienti con sclerosi multipla, in cui sono stati comparati due regimi alimentari differenti: uno iperlipidico che ha rilevato un aumento dei Th17 e un aumento del punteggio EDSS (Expanded Disability Status Scale – la scala della disabilità), e uno ipoproteico ad alto contenuto vegetale in cui i due fattori esaminati erano più bassi [13].

Diete vegane e vegetariane includono elementi antiossidanti e antinfiammatori quali polifenoli e carotenoidi, e fibre che sono metabolizzate dal microbiota per ottenere SCFA [14]. Uno studio su pazienti con sclerosi multipla che hanno seguito questi tipi di dieta, rispetto a pazienti che non hanno modificato il loro regime alimentare, ha riportato un miglioramento del senso di fatica, un miglioramento dell’indice di massa corporea (BMI) e di marker metabolici quali insulina e colesterolo, anche se non è stata evidenziata alcuna differenza in termini di livelli di disabilità, tasso di ricaduta e di lesioni alla risonanza magnetica (RM) [15].

La dieta mediterranea, con il suo alto contenuto di frutta, verdura, grano, grassi insaturi, pesce e moderata consumazione etanolo e carni rosse, è stata da sempre considerata una dieta in grado di influenzare lo stato infiammatorio dell’individuo [16,17]. In uno studio caso-controllo, su pazienti con sindrome clinicamente isolata (CIS), l’aderenza alla dieta mediterranea è associata a un minor rischio di CIS [18]; tale dato è stato confermato in un altro studio caso-controllo in cui è stata correlata l’aderenza alla dieta mediterranea con la riduzione del rischio di sclerosi multipla [19].

Tra gli elementi della dieta maggiormente studiati in correlazione con la sclerosi multipla vi è sicuramente la vitamina D. In particolare, studi epidemiologici di pazienti con sclerosi multipla hanno mostrato un aumento della prevalenza di sclerosi multipla in aree lontane dall’equatore, suggerendo che l’esposizione al sole e per estensione alla vitamina D, potrebbe essere un fattore protettivo contro la sclerosi multipla [20,21]. In vivo, è stato osservato che tale vitamina riesce a sopprimere EAS nei modelli animali, in senso sia preventivo che terapeutico [22,23]. In vitro, si è visto che la vitamina D è in grado di sopprimere la differenziazione Th1 e Th17 e aumentare i livelli di Treg, nonché diminuire la produzione di anticorpi [24-26]. In uno studio randomizzato, controllato con placebo, in pazienti con sclerosi multipla è stato osservato che un supplemento di vitamina D e di alte dosi di acidi grassi polinsaturi a lunga catena (omega 3) ha indotto un miglioramento della loro disabilità e dei marker di infiammazione, nel corso di 12 settimane di osservazione [27].

I risultati dei trial clinici sono eterogenei. Alcune evidenze suggeriscono che un supplemento precauzionale di vitamina D può ridurre il rischio di sviluppare la sclerosi multipla, come è stato dimostrato in studi condotti su donne in gravidanza che assumevano il supplemento per ridurre tale rischio nella prole [28], o in studi condotti su pazienti con CIS che presentavano un minor rischio di conversione a forme definita di sclerosi multipla [29]. Allo stesso tempo, però, una metanalisi di studi condotti su pazienti SMRR non ha trovato associazione tra vitamina D e rischio di ricaduta [30]. Dunque, è ancora necessario investigare per far luce sul potenziale ruolo benefico della vitamina D nella sclerosi multipla.

Per quanto riguarda le altre vitamine, gli studi preclinici che evidenziano il ruolo immunomodulante della vitamina A e la letteratura sempre più crescente che suggerisce un possibile ruolo benefico del supplemento di vitamina A nei pazienti con sclerosi multipla devono porre l’attenzione sul fatto che sono necessari studi clinici che definiscano il suo potenziale ruolo nella sclerosi multipla. Infatti, in modelli animali EAS si è visto come la vitamina A sopprima la neuroinfiammazione limitando la proliferazione dei leucociti associata a una riduzione della produzione di IL-2 (interleuchina fondamentale per la proliferazione dei linfociti T) [31]. Inoltre, è stato osservato che riduce i livelli di Th1 e Th17 come già osservato con la vitamina D [32]. Una vitamina di cui si è osservata un’alterazione quantitativa nei pazienti con sclerosi multipla è la B12, i cui livelli sono risultati ridotti nel siero [33] e nel liquido cefalorachidiano [34]. Questi risultati sono supportati da uno studio randomizzato, controllato con placebo in cui il supplemento di vitamina B12 e di folati ha determinato un miglioramento nella qualità di vita da un punto di vista sia fisico sia mentale dei pazienti con SMRR [35]. Inoltre, il supplemento di vitamina B12 aggiunto a un trattamento per sclerosi multipla a base di interferone beta in modelli con EAS è risultato superiore al solo trattamento con interferone [36].

Altri composti in studio sono l’acido alfa lipoico, il glutatione e la N-acetilcisteina. In modelli animali EAS l’acido alfa lipoico sopprime la malattia limitando l’infiltrazione di cellule T nel sistema nervoso centrale (SNC) [37,38]. In uno studio in doppio cieco, randomizzato, controllato con placebo, un supplemento di acido alfa lipoico per due anni ha ridotto la percentuale di cambiamento del volume cerebrale in pazienti con sclerosi multipla [39]. La somministrazione di N-acetilcisteina ha soppresso la malattia nei modelli animali EAS grazie all’aumento della produzione di glutatione, ma anche attraverso la propria azione diretta antiossidante [40,41].

Le interazioni ospite-microbiota hanno effetti sulla fisiologia dell’organismo per tutto il corso della vita. Nel contesto delle malattie demielinizzanti, questo è molto più evidente negli animali da laboratorio germ-free (ovvero con perdita del microbiota endogeno) i quali hanno sviluppato una malattia EAS meno grave di animali normalmente colonizzati [42,43]. Inoltre, è stato osservato come specifici microrganismi commensali (Acinetobacter, Klebsiella, Actinomyces) esacerbino la EAS [42] mentre altri commensali (Bacteroides fragilis [44], Prevotella histolitica [45] e Lactobacillus spp. [46,47-51]) la migliorino e, in considerazione di ciò, come i commensali protettivi diminuiscano a discapito di quelli favorenti la malattia sia in modelli animali EAS sia in pazienti con sclerosi multipla [52,53]. Infatti, gli studi preclinici sono stati supportati da studi su pazienti che hanno dimostrato come questi ultimi abbiano un assetto del microbiota intestinale differente se comparato con soggetti di controllo in salute [52,54,56]. In aggiunta, studi successivi su animali germ-free inoculati con il microbiota derivante da pazienti con sclerosi multipla hanno mostrato come si sviluppa una malattia più grave in questi animali piuttosto che in quelli inoculati con il microbiota di un soggetto di controllo [53,55]. Tutto questo suggerisce un importante ruolo funzionale del microbiota intestinale nella malattia.

Una delle difficoltà degli studi sulla relazione dell’ospite con il microbiota risiede nella variabilità geografica della flora commensale e, considerando ciò, per ottenere una certa validità dello studio bisognerebbe reclutare pazienti provenienti da diverse regioni geografiche [56]. Inoltre, una considerazione speciale dovrebbe essere fatta quando si tratta di arruolare pazienti con sclerosi multipla non trattati da confrontare con pazienti in trattamento con diversi farmaci modificanti il decorso di malattia, in quanto gli stessi farmaci hanno effetti variabili sul microbiota intestinale [57].

C’è anche una notevole variabilità nella risposta del microbiota alla dieta dell’ospite; ad esempio, il genere Bacteroides,che è dimostrato sia diminuito nei pazienti con sclerosi multipla, risulta aumentato quando si somministri vitamina D. Quindi la vitamina D, oltre i suoi effetti immunomodulatori, potrebbe anche agire attraverso Bacteroides e altri ceppi sensibili alla vitamina D per ridurre il rischio di sclerosi multipla. Oppure, di contro, si è visto come una dieta ad alto contenuto di sale ha diminuito i livelli di Lactobacillus murinis che, se presente, determina una soppressione della risposta proinfiammatoria Th17 in modelli animali EAS [46].

Sulla base di tutte queste considerazioni, gli studi futuri sull’intervento dietetico nella sclerosi multipla potrebbero trarre un vantaggio dall’inclusione dei cambiamenti del microbiota intestinale come chiave di lettura per analizzare gli effetti diretti mediati dalla dieta rispetto agli effetti dipendenti dal microbiota.

Bibliografia

  1. Riccio P, Rossano R. Nutrition facts in multiple sclerosis, ASN Neuro, vol. 7, SAGE Publications, Los Angeles, CA, 2015 (175909141456818).
  2. Swank RL. Multiple sclerosis; a correlation of its incidence with dietary fat, Am. J. Med. Sci 220 (1950) 421-430.
  3. Swank RL, Dugan BB. Effect of low saturated fat diet in early and late cases of multiple sclerosis, Lancet 336 (1990) 37-39.
  4. Piccio L, Stark JL, Cross AH. Chronic calorie restriction attenuates experimental autoimmune encephalomyelitis, J. Leukoc. Biol 84 (2008) 940-948.
  5. Esquifino AI, Cano P, Jimenez-Ortega V, et al. Immune response after experimental allergic encephalomyelitis in rats subjected to calorie restriction, J. Neuroinflammation 4 (2007) 6 BioMed Central.
  6. Cignarella F, Cantoni C, Ghezzi L, et al. Intermittent fasting confers protection in CNS autoimmunity by altering the gut microbiota, Cell Metab 27 (2018) 1222-1226.
  7. Choi IY, Piccio L, Childress P, et al. A diet mimicking fasting promotes regeneration and reduces autoimmunity and multiple sclerosis symptoms, Cell Reports 15 (2016) 2136-2146.
  8. Kim DY, Hao J, Liu R, et al. Inflammation-mediated memory dysfunction and effects of a ketogenic diet in a murine model of multiple sclerosis Villoslada P, editor, PLoS One 7 (2012) e35476.
  9. Brenton JN, Banwell B, Bergqvist AGC, et al. Pilot study of a ketogenic diet in relapsing-remitting MS, Neurol. Neuroimmunol. Neuroinflamm 6 (2019) e565.
  10. Hruby A, Hu FB. The epidemiology of obesity: a big picture, Pharmacoeconomics 33 (2015) 673-689.
  11. GBD 2016 Multiple Sclerosis Collaborators. Global, regional, and national burden of multiple sclerosis 1990-2016: a systematic analysis for the Global Burden of Disease Study 2016, Lancet Neurol 18 (2019) 269-285.
  12. Timmermans S, Bogie JFJ, Vanmierlo T, et al. High fat diet exacerbates neuroinflammation in an animal model of multiple sclerosis by activation of the renin angiotensin system, J. Neuroimmune Pharmacol 9 (2014) 209-217.
  13. Haghikia A, Jörg S, Duscha A, et al. Dietary fatty acids directly impact central nervous system autoimmunity via the small intestine, Immunity 43 (2015) 817-829.
  14. Watzl B, Kulling SE, Möseneder J, Barth SW, Bub A. A 4-wk intervention with high intake of carotenoid-rich vegetables and fruit reduces plasma C-reactive protein in healthy, nonsmoking men, Am. J. Clin. Nutr 82 (2005) 1052-1058.
  15. Yadav V, Marracci G, Kim E, et al. Low-fat, plant-based diet in multiple sclerosis: a randomized controlled trial, Mult. Scler. Relat. Disord 9 (2016) 80-90.
  16. Trichopoulou A, Costacou T, Bamia C, Trichopoulos D. Adherence to a Mediterranean diet and survival in a Greek population, N. Engl. J. Med 348 (2003) 2599-2608.
  17. Casas R, Sacanella E, Estruch R. The immune protective effect of the Mediterranean diet against chronic low-grade inflammatory diseases, Endocr. Metab. Immune Disord. Drug Targets 14 (2014) 245-254.
  18. Black LJ, Baker K, Ponsonby A-L, et al. A higher Mediterranean diet score, including unprocessed red meat, is associated with reduced risk of central nervous system demyelination in a case-control study of Australian adults, J. Nutr 149 (2019) 1385-1392.
  19. Sedaghat F, Jessri M, Behrooz M, Mirghotbi M, Rashidkhani B Mediterranean diet adherence and risk of multiple sclerosis: a case-control study, Asia Pac. J. Clin. Nutr 25 (2016) 377-384 HEC Press.
  20. Swank RL, Lerstad O, Strom A, Backer J. Multiple sclerosis in rural Norway its geographic and occupational incidence in relation to nutrition, N. Engl. J. Med 246 (1952) 722-728.
  21. Vukusic S, Van Bockstael V, Gosselin S, Confavreux C. Regional variations in the prevalence of multiple sclerosis in French farmers, J. Neurol. Neurosurg. Psychiatry 78 (2007) 707-709.
  22. Lemire JM, Archer DC. 1,25-dihydroxyvitamin D3 prevents the in vivo induction of murine experimental autoimmune encephalomyelitis, J. Clin. Invest 87 (1991) 1103-1107.
  23. Chiuso-Minicucci F, Ishikawa LLW, Mimura LAN, et al. Treatment with vitamin D/MOG association suppresses experimental autoimmune encephalomyelitis, PLoS One 10 (2015) (eOl 25836-14).
  24. Lemire JM, Adams JS, Sakai R, Jordan SC. 1 alpha,25-dihydroxyvitamin D3 suppresses proliferation and immunoglobulin production by normal human peripheral blood mononuclear cells, J. Clin. Invest 74 (1984) 657-661.
  25. Chen S, Sims GP, Chen XX, Gu YY, Chen S, Lipsky PE. Modulatory effects of 1,25-dihydroxyvitamin D3 on human B cell differentiation, J. Immunol 179 (2007) 1634-1647.
  26. Bhalla AK, Amen to EP, Serog B, Glimcher LH. 1,25-Dihydroxyvitamin D3 inhibits antigen-induced T cell activation, J. Immunol 133 (1984) 1748-1754.
  27. Kouchaki E, Afarini M, Abolhassani J, et al. High-dose o>3 fatty acid plus vitamin D3 supplementation affects clinical symptoms and metabolic status of patients with multiple sclerosis: a randomized controlled clinical trial, J. Nutr 148 (2018) 1380-1386.
  28. Mirzaei F, Michels KB, Munger K, et al. Gestational vitamin D and the risk of multiple sclerosis in offspring, Ann. Neurol 70 (2011) 30-40.
  29. Ascherio A, Munger KL, White R, et al. Vitamin D as an early predictor of multiple sclerosis activity and progression, JAMA Neurol 71 (2014) 306-314. [
  30. James E, Dobson R, Kuhle J, et al. The effect of vitamin D-related interventions on multiple sclerosis relapses: a meta-analysis, Mult Scler, 3rd ed., vol. 19, SAGE Publications, London, England, 2013, pp. 1571-1579.
  31. Massacesi L, Castigli E, Vergelli M, et al. Immunosuppressive activity of 13-cis-retinoic acid and prevention of experimental autoimmune encephalomyelitis in rats, J. Clin. Invest 88 (1991) 1331-1337.
  32. Zhan X-X, Liu Y, Yang J-F, et al. All-trans-retinoic acid ameliorates experimental allergic encephalomyelitis by affecting dendritic cell and monocyte development, Immunology, 5th ed., vol. 138, John Wiley & Sons, Ltd (10.1111), 2013, pp. 333-345.
  33. Zhu Y, He Z-Y, Liu H-N. Meta-analysis of the relationship between homocysteine, vitamin B12, folate, and multiple sclerosis, J. Clin. Neurosci 18 (2011) 933-938.
  34. Scalabrino G, Veber D, De Giuseppe R, Roncaroli F. Low levels of cobalamin, epidermal growth factor, and normal prions in multiple sclerosis spinal cord, Neuroscience 298 (2015) 293-301.
  35. Nozari E, Ghavamzadeh S, Razazian N. The effect of vitamin B12 and folic acid supplementation on serum homocysteine, anemia status and quality of life of patients with multiple sclerosis, Clin. Nutr. Res 8 (2019) 36-45.
  36. Mastronardi FG, Min W, Wang H, et al. Attenuation of experimental autoimmune encephalomyelitis and nonimmune demyelination by IFN-beta plus vitamin B12: treatment to modify notch-l/sonic hedgehog balance, J. Immunol 172 (2004) 6418-6426.
  37. Morini M, Roccatagliata L, DehEva R, et al. Alpha-lipoic acid is effective in prevention and treatment of experimental autoimmune encephalomyelitis, J. Neuroimmunol 148 (2004) 146-153.
  38. Marracci GH, Jones RE, McKeon GP, Bourdette DN. Alpha lipoic acid inhibits T cell migration into the spinal cord and suppresses and treats experimental autoimmune encephalomyelitis, J. Neuroimmunol 131 (2002) 104-114.
  39. Spain R, Powers K, Murchison C, et al. Lipoic acid in secondary progressive MS: a randomized controlled pilot trial, Neurol. Neuroimmunol. Neuroinflamm 4 (2017) e374.
  40. Stanislaus R, Gilg AG, Singh AK, Singh I. N-acetyl-L-cysteine ameliorates the inflammatory disease process in experimental autoimmune encephalomyelitis in Lewis rats, J. Autoimmune Dis 2 (2005) 4-11.
  41. Ljubisavljevic S, Stojanovic I, Pavlovic D, Sokolovic D, Stevanovic I. Amino guanidine and N-acetyl-cysteine supress oxidative and nitrosative stress in EAE rat brains, Redox Rep 16 (2011) 166-172.
  42. Lee YK, Menezes JS, Umesaki Y, Mazmanian SK. Proinflammatory T-cell responses to gut microbiota promote experimental autoimmune encephalomyelitis, Proc. Natl. Acad. Sci. USA 108 (Suppl. 1) (2011) 4615-4622.
  43. Berer K, Mues M, Koutrolos M, et al. Commensal microbiota and myelin autoantigen cooperate to trigger autoimmune demyelination, Nature 479 (2011) 538-541.
  44. Ochoa-Reparaz J, Mielcarz DW, Ditrio LE, et al. Central nervous system demyelinating disease protection by the human commensal Bacteroides fragilis depends on polysaccharide a expression, J. Immunol 185 (2010) 4101-4108.
  45. Mangalam A, Shahi SK, Luckey D, et al. Human gut-derived commensal bacteria suppress CNS inflammatory and demyelinating disease, Cell Reports 20 (2017) 1269-1277.
  46. Wilck N, Matus MG, Kearney SM, et al. Salt-responsive gut commensal modulates TH17 axis and disease, Nature 551 (2017) 585-589.
  47. He B, Hoang TK, Tian X, et al. Lactobacillus reuteri reduces the severity of experimental autoimmune encephalomyelitis in mice by modulating gut microbiota, Front. Immunol 10 (2019) 385.
  48. Lavasani S, Dzhambazov B, Nouri M, et al. A novel probiotic mixture exerts a therapeutic effect on experimental autoimmune encephalomyelitis mediated by IL-10 producing regulatory T cells, PLoS One 5 (2010) e9009.
  49. Maassen CBM, Claassen E. Strain-dependent effects of probiotic lactobacilli on EAE autoimmunity, Vaccine 26 (2008) 2056-2057.
  50. Libbey JE, Sanchez JM, Doty DJ, et al. Variations in diet cause alterations in microbiota and metabolites that follow changes in disease severity in a multiple sclerosis model, Benef. Microbes 9 (2018) 495-513.
  51. Salehipour Z, Haghmorad D, Sankian M, et al. Bifidobacterium animalis in combination with human origin of lactobacillus plantarum ameliorate neuroinflammation in experimental model of multiple sclerosis by altering CD4 + T cell subset balance, Biomed. Pharmacother 95 (2017) 1535-1548.
  52. Jangi S, Gandhi R, Cox LM, et al. Alterations of the human gut microbiome in multiple sclerosis, Nat. Comm 7 (2016) 12015.
  53. Cekanaviciute E, Yoo BB, Runia TF, et al. Gut bacteria from multiple sclerosis patients modulate human T cells and exacerbate symptoms in mouse models, Proc. Natl. Acad. Sci. U. S. A 114 (2017) 10713-10718.
  54. Miyake S, Kim S, Suda W, et al. Dysbiosis in the gut microbiota of patients with multiple sclerosis, with a striking depletion of species belonging to Clostridia XlVa and IV clusters. Wilson BA, editor, PLoS One 10 (2015) (eOl 37429).
  55. Berer K, Gerdes LA, Cekanaviciute E, et al. Gut microbiota from multiple sclerosis patients enables spontaneous autoimmune encephalomyelitis in mice, Proc. Natl. Acad. Sci. U. S. A 114 (2017) 10719-10724.
  56. Yatsunenko T, Rey FE, Manary MJ, et al. Human gut microbiome viewed across age and geography, Nature 486 (2012) 222-227.
  57. Katz Sand I, Zhu Y, Ntranos A, et al. Disease-modifying therapies alter gut microbial composition in MS, Neurol. Neuroimmunol. Neuroinflamm 6 (2019) e517.
Fact checking

Fact checking disclaimer

ll team di Fondazione si impegna a fornire contenuti che aderiscono ai più alti standard editoriali di accuratezza, provenienza e analisi obiettiva. Ogni articolo è accuratamente controllato dai membri della nostra redazione. Inoltre, abbiamo una politica di tolleranza zero per quanto riguarda qualsiasi livello di plagio o intento malevolo da parte dei nostri scrittori e collaboratori.

Tutti gli articoli di Fondazione Merck Serono aderiscono ai seguenti standard:

  • Tutti gli studi e i documenti di ricerca di cui si fa riferimento provengono da riviste o associazioni accademiche di riconosciuto valore, autorevoli e rilevanti.
  • Tutti gli studi, le citazioni e le statistiche utilizzate in un articolo di notizie hanno link o riferimenti alla fonte originale.
  • Tutti gli articoli di notizie devono includere informazioni di base appropriate e il contesto per la condizione o l'argomento specifico.