Diagnosi e terapia della sclerosi multipla aggressiva

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Diagnosi e terapia della sclerosi multipla aggressiva

Una sessione del 51° Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) ha presentato i più recenti aggiornamenti sulla diagnosi e sulla terapia della sclerosi multipla aggressiva, citando anche, tra i trattamenti, il trapianto di cellule staminali.

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La sessione “Strategie terapeutiche nella sclerosi multipla aggressiva” è stata moderata da Giovanni Luigi Mancardi, Professore Ordinario di Neurologia, Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova. I relatori sono stati: Marco Capobianco, Neurologo, Dirigente Medico dell’A.O.U. San Luigi Gonzaga di Torino, che ha parlato della definizione di sclerosi multipla aggressiva, Lucia Moiola, Neurologa e Coordinatrice del Centro della sclerosi multipla dell’Ospedale San Raffaele di Milano, che ha trattato il ruolo delle terapie approvate ad alta efficacia, e Matilde Inglese, Professoressa di Neurologia, Responsabile del Centro della Sclerosi Multipla del Policlinico San Martino di Genova, che ha parlato del ruolo del trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche. La disponibilità di trattamenti di diversa potenza ha stimolato la messa a punto di criteri per distinguere le forme più aggressive di sclerosi multipla, da quelle con un andamento meno progressivo. Marco Capobianco ha aperto la sua lettura con il quesito: “Cos’è la sclerosi multipla aggressiva?” In proposito ha segnalato che, per definire le forme più aggressive di sclerosi multipla recidivante remittente, oltre all’aggettivo “aggressiva”, si usano anche i termini “ad alta attività” o “maligna” e ciò può complicare il problema della classificazione. Il relatore ha citato un criterio, proposto nel 2014, che identifica i casi a maggiore aggressività con recidive più gravi e recupero incompleto della sintomatologia al termine della recidiva con accumulo e mantenimento nel tempo della disabilità. Inoltre, ha aggiunto che l’identificazione precoce dell’andamento più aggressivo della malattia è essenziale per definire i protocolli di diagnosi e di cura. D’altra parte, nonostante tale andamento riguardi una discreta percentuale di malati, variabile fra il 4 e il 14%, non c’è consenso su aspetti, come la soglia di disabilità e il tempo impiegato per raggiungere tale soglia, che definiscano l’aggressività della sclerosi multipla. Sono stati proposti fattori che possono suggerire l’andamento aggressivo: dal sesso maschile alla comparsa oltre i 40 anni, dalla necessità di impiegare corticosteroidi per curare i sintomi o di ricoverare il malato in occasione delle recidive, al raggiungimento di un EDSS di 3 entro cinque anni dalla prima diagnosi. Vari esperti hanno cercato di elaborare dei sistemi di definizione dell’aggressività che tenessero conto, sia delle variabili cliniche che di quelle raccolte con la risonanza magnetica, ma nessuno è oggi universalmente accettato. In questo campo si continua a lavorare, con l’obiettivo principale di definire quali sono i casi nei quali iniziare la cura con i farmaci più potenti, per poi mantenere l’effetto nel tempo con altri più tollerabili nelle somministrazioni prolungate.

Lucia Moiola ha approfondito l’argomento delle cure farmacologiche, spiegando che qualsiasi scelta terapeutica deve partire da un’analisi dettagliata delle caratteristiche di ciascun malato. Fra queste, oltre ai fattori che fanno prevedere l’andamento più o meno aggressivo della sclerosi multipla, vanno considerati aspetti come la pianificazione familiare, le malattie associate, eventuali alterazioni delle funzioni cognitive e le abitudini di vita. Un ulteriore fattore importante da tenere presente è il livello di rischio che medico e malato sono disposti ad affrontare per controllare la malattia. La relatrice ha quindi ricordato i due principali tipi di approccio alla sclerosi multipla: la terapia incrementale e la terapia di induzione. Oltre alla scelta relativa alla prima cura da somministrare, Lucia Moiola ha illustrato le possibili soluzioni, riportando dati sul’efficacia dei prodotti più potenti impiegati nella pratica clinica come: natalizumab, fingolimod, ocrelizumab, alemtuzumab e cladribina. Attraverso la descrizione di alcuni casi clinici, la relatrice ha confermato la necessità di un’accurata personalizzazione del trattamento delle forme aggressive di sclerosi multipla. Matilde Inglese ha ricordato il razionale e le principali impostazioni dei protocolli di trapianti di cellule staminali e ha riportato le evidenze raccolte finora, in termini di efficacia e di sicurezza. Ha concluso che il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche è stato proposto come terapia nei casi di sclerosi multipla aggressiva, che non rispondono in maniera adeguata ai farmaci e sviluppano rapidamente quadri gravi di disabilità.                                              

Le forme più aggressive di sclerosi multipla possono avere un impatto molto negatovo sulla vita dei malati e ciò giustifica l’impegno che gli esperti stanno profondendo, nel definire i criteri per identificarle e le cure per controllarle.

Tommaso Sacco

Fonte: Strategie terapeutiche nella sclerosi multipla aggressiva

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