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La depressione nella sclerosi multipla: un modello di ricerca/intervento

Parere degli esperti

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La depressione nella sclerosi multipla: un modello di ricerca/intervento
Gli articoli della sezione “Il parere degli esperti” riguardano alcuni fra gli argomenti più importanti e dibattuti delle rispettive aree cliniche. Dato il livello di approfondimento raggiunto, i testi possono contenere termini e concetti molto complessi. L’utilizzo del glossario potrà essere di aiuto nella comprensione di questi articoli e altri contenuti del sito, più divulgativi, contribuiranno a chiarire gli argomenti trattati.

Il rapporto fra malattie autoimmuni e disturbi psichiatrici/psicologici, in particolare la depressione, è in letteratura scientifica ampiamente documentato. L’interesse per questo filone d’indagine sembra essere dovuto alla trasversalità con la quale tali disturbi si manifestano in tutto lo spettro delle malattie autoimmuni e dunque alla probabile relazione esistente tra reattività linfocitaria e risposta emotivo-affettiva individuale.

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Il ruolo dello stress psicologico e delle variabili di personalità nella disabilità fisica è stato studiato [1] in un gruppo di 152 soggetti affetti da malattie autoimmuni (sclerosi multipla, Sjogren, LES). Questo campione, messo a confronto con un gruppo di 168 soggetti affetti da artrite reumatoide, ha fornito gli stessi risultati in termini di correlazioni statisticamente significative fra punteggio ai questionari sulla qualità di vita (Health Assessment Questionnaire (HAQ), General Health Questionnaire (GHQ), the Defence Style Questionnaire (DSQ), Hostility and Direction of Hostility Questionnaire (HDHQ), Sense of Coherence (SOC) scale) e livello funzionale misurato con la scala fisica della World Health Organization Quality of Life Instrument, mettendo in evidenza la rilevanza dei fattori psicologici all’esordio e nella progressione delle patologie prese in esame.

Un altro studio [2] ha messo in evidenza come la depressione peggiori la sintomatologia nell’artrite reumatoide e come il disturbo dell’umore abbia un’interferenza negativa peggiore sul decorso della malattia nei soggetti giovani piuttosto che negli anziani. Nello studio di Hinrichsen et al., pubblicato nel 1992, si potrebbe trovare una parziale conferma della possibile esistenza di questa relazione [3]. È risultato infatti, dalla loro ricerca, che dopo uno stress fisico e psicologico, nonostante sia stato rilevato, oltre che nei gruppi di controllo, anche nei pazienti LES un aumento delle catecolamine, in questi ultimi veniva a mancare però un’adeguata risposta immunologica; l'alterazione dei linfociti, infatti, era molto meno pronunciata rispetto agli altri gruppi.

Questa minore reattività linfocitaria dei malati LES a situazioni di stress sia fisico sia psicologico dovrebbe essere un dato da prendere in considerazione. Hay et al. [4] hanno condotto un lavoro su 73 pazienti malati di LES per cercare l'esistenza di una possibile relazione tra disturbi psichiatrici e stress sociale, danno cognitivo, terapia corticosteroide, danneggiamento provocato dalla malattia; disturbi psichiatrici furono riscontrati in 15 pazienti, ed erano significativamente correlati, anche in questo caso, con stress sociale e mancanza di supporto sociale. Adams et al. [5] hanno effettuato invece una ricerca sul ruolo predittivo di grandi e piccoli eventi di vita stressanti, rabbia, depressione e ansia nella sintomatologia soggettiva di 41 pazienti con LES. I soggetti compilarono il Life Experiences Survey, il Daily Stress Inventory, il Symptom History e il Daily Symptom. Furono effettuate regressioni per valutare la relazione tra stress, depressione, ansia, rabbia e sintomi LES accusati, e il peso negativo di grandi eventi di vita nella predizione dei sintomi. È emersa una notevole variabilità individuale nella relazione stress-malattia. I risultati suggeriscono che lo stress, la depressione, l'ansia e la rabbia sono associati con e possono aggravare la sintomatologia soggettiva di pazienti con LES. Il ruolo più importante, in questa relazione, lo giocano gli stress minori rispetto ai grandi eventi di vita.

Da Wekking et al. [6] è stato condotto uno studio per determinare se 9 pazienti con NEURO-LES mostrassero più disturbi cognitivi ed emozionali di 11 pazienti con LES senza danno cerebrale e 20 pazienti con artrite reumatoide. I risultati evidenziano che i soggetti con NEURO-LES riescono meno bene in due subtest sulla concentrazione rispetto agli altri due gruppi e hanno un punteggio più alto in tre scale psicopatologiche (sintomi di personalità borderline, sintomi distimici e depressione psicotica). Anche Van Dam [7] ha compiuto uno studio sui sintomi psichiatrici, evidenziandoli come caratteristica significativamente presente nel LES.

La sclerosi multipla appare attualmente una malattia complessa che comporta diverse implicazioni nella vita del soggetto che ne è affetto, dal momento che essa investe più aree di funzionamento individuale, da quella fisica a quella relazionale e sociale. L’estrema variabilità sintomatologica della sclerosi multipla, così come la sua imprevedibilità, determina conseguenze psicologiche e sociali tali per cui è necessaria un’adeguata valutazione di quegli aspetti anche psicologici e sociali e non soltanto fisici del paziente, allo scopo di attuare un piano d’intervento utile a salvaguardarne la qualità di vita. Diversi sono i sintomi che tendono ad abbassare la qualità di vita del paziente con sclerosi multipla. La fatica e i disturbi del movimento condizionano in maniera significativa l’espletamento delle principali attività quotidiane di base e strumentali. La compromissione cognitiva è il fattore che maggiormente peggiora il vissuto di salute del paziente con sclerosi multipla: i disturbi di memoria, di attenzione e concentrazione sono i più frequenti; essi limitano pesantemente l’adattamento e il livello di integrazione lavorativa, spingendo il soggetto a richiedere un ridimensionamento della propria attività, se non addirittura a ricercare un diverso tipo di lavoro oppure abbandonare completamente l’attività lavorativa, determinando un risentimento importante dell’autostima del soggetto. Anche a livello familiare e sociale la sclerosi multipla fa sentire i suoi effetti nella misura in cui destabilizza la vita di relazione, la quale secondo dati recenti offerti dall’AISM appare ridotta nel 38% dei casi. Numerosa è ormai la letteratura scientifica sull’impatto psicologico della malattia: studi controllati su grossi campioni di soggetti mostrano come la sintomatologia peggiori le condizioni esistenziali del paziente. Tutti questi elementi possono determinare i presupposti per disturbi affettivi importanti.

Negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi per chiarire e valutare la prevalenza e le caratteristiche delle difficoltà psicologiche che si riscontrano, in aggiunta ai problemi cognitivi, nei pazienti con sclerosi multipla. I disturbi affettivi nella sclerosi multipla sono frequenti e si esprimono prevalentemente come depressione, stati misti o bipolari, ansia, disturbi schizofrenici, disturbi di personalità che si esprimono prevalentemente come isterico, borderline e paranoide. I disturbi affettivi possono essere sia a sé stanti nella storia clinica del paziente, sia un fattore di complicanza della malattia. Il disturbo sicuramente più comune è rappresentato dalla depressione. Sembra che la presenza della sclerosi multipla faccia aumentare la probabilità di ammalarsi di depressione [8,9] ed è emerso che le persone con sclerosi multipla sono più a rischio di sviluppare una depressione rispetto alle persone affette da altre malattie mediche [10], neurologiche [11] e con disturbi disabilitanti a interessamento midollare [12].