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Cosa fare se la risposta alla cura non è adeguata? Francesco Patti spiega lo “switch” fra i farmaci

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Cosa fare se la risposta alla cura non è adeguata? Francesco Patti spiega lo “switch” fra i farmaci

Francesco Patti, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Catania e Responsabile del Centro della sclerosi multipla del Policlinico G. Rodolico di Catania in questa intervista spiega come può essere gestito il passaggio da un trattamento all’altro.

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Chi conosce la storia delle cure della sclerosi multipla sa che si è passati, in un tempo relativamente breve, dalla mancanza di farmaci efficaci nel rallentare l’evoluzione della malattia alla disponibilità di pochi prodotti, allo scenario attuale caratterizzato da una scelta abbastanza ampia di soluzioni. Tale scelta permette di adattare la terapia all’andamento della malattia e al profilo del soggetto. In gergo medico il passaggio da una cura all’altra viene definito “switch” e, nella gestione della sclerosi multipla, è un passaggio chiave. Per questo il sito della Fondazione Cesare Serono ha dedicato a questo argomento diversi aggiornamenti, anche riprendendo le raccomandazioni di recenti Linee Guida e ha chiesto a Francesco Patti di spiegarlo in questa intervista. L’obiettivo principale della cura della sclerosi multipla recidivante remittente è quello di rallentarne o fermarne la progressione e di limitare o evitare il peggioramento della disabilità. Per capire se una cura sta raggiungendo tali obiettivi, gli specialisti fanno riferimento ai sintomi, e in particolare alla frequenza di comparsa delle recidive, e ai riscontri della risonanza magnetica. Quando le evidenze indicano un’efficacia inadeguata del trattamento bisogna decidere come modificarlo. L’intervistato chiarisce un punto importante, che è quello che non sempre lo switch deve consistere in un cambio di farmaco, ma può essere un aumento di dose della stessa molecola. Inoltre, spiega che non necessariamente si deve passare da un prodotto di prima linea a uno di seconda linea perché si può optare per un altro di prima linea, ma con un meccanismo d’azione diverso. Questi approcci si definiscono, appunto, switch laterale e Francesco Patti ha eseguito ricerche che ne hanno confermato la validità in alcuni tipi di malati. Ci sono anche casi nei quali l’andamento della patologia suggerisce il passaggio a una cura più potente e questa strategia, che si può definire switch incrementale, richiede un’attenta analisi del tipo di farmaco più adatto e una piena condivisione, fra medico e malato, dell’efficacia attesa e dei possibili effetti collaterali. Infatti, i farmaci di seconda linea richiedono spesso controlli clinici e verifiche di laboratorio mirati a prevenire o individuare gli effetti indesiderati dei trattamenti. Questi e altri aspetti pratici del passaggio da una terapia all’altra vengono illustrati con chiarezza nell’intervista.

Tommaso Sacco
Video: Marco Marcotulli