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Confermata l’efficacia della cura precoce con interferone nel ritardare la conversione della Sindrome Clinicamente Isolata in sclerosi multipla clinicamente confermata

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Confermata l’efficacia della cura precoce con interferone nel ritardare la conversione della Sindrome Clinicamente Isolata in sclerosi multipla clinicamente confermata

Uno studio, che ha seguito per cinque anni casi di Sindrome Clinicamente Isolata, ha confermato che la somministrazione sottocutanea di interferone beta-1a tre volte alla settimana prolunga il tempo di conversione in sclerosi multipla clinicamente confermata.

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La somministrazione precoce di terapie per la sclerosi multipla, in persone che presentino un primo episodio di segni e di sintomi attribuibili a fenomeni di demielinizzazione dei nervi, ha dimostrato di ritardare la conversione di tali quadri in forme di sclerosi multipla clinicamente confermata. Un gruppo internazionale di ricercatori ha confrontato l’efficacia di un trattamento precoce e di uno tardivo con interferone beta-1a somministrato per via sottocutanea. I soggetti arruolati nella ricerca avevano partecipato ad una precedente valutazione di efficacia dello stesso farmaco della durata di 24 mesi. Quelli che nello studio precedente avevano ricevuto l’interferone e nei quali non era avvenuta la conversione in sclerosi multipla clinicamente confermata hanno continuato la stessa terapia assunta una o tre volte alla settimana. Quelli che appartenevano al gruppo che aveva ricevuto placebo sono passati ad un trattamento con interferone beta-1a tre volte alla settimana. Dopo tre e cinque anni di cura, la probabilità di avere una sclerosi multipla clinicamente confermata è stata, rispettivamente, di: 38.6 e 44.6% nelle persone con trattamento ritardato, 25.7 e 40.7% in quelle con terapia precoce con somministrazione una volta alla settimana e 25.1 e 39.2% nei soggetti che avevano ricevuto la terapia precoce con interferone beta-1a tre volte alla settimana. La differenza fra quest’ultimo approccio e la terapia ritardata è stata, a 5 anni, statisticamente significativa: p<0.001. considerando gli esiti della risonanza magnetica, le evidenze caratteristiche dell’evoluzione da Sindrome Clinicamente Isolata a sclerosi multipla clinicamente confermata sono state meno frequenti nei casi trattati precocemente con somministrazione tre volte alla settimana, rispetto a quelli con inizio ritardato della cura (p<0.001). Le terapie sono state ben tollerate e lo sviluppo gli anticorpi anti-interferone è stato meno frequente con la somministrazione tre volte alla settimana, rispetto a quella che prevedeva l’assunzione una volta alla settimana.

Gli autori hanno concluso che, in persone con evidenze iniziali di demielinizzazione, la somministrazione precoce di interferone beta-1a tre volte alla settimana, rispetto alla terapia ritardata, prolunga il tempo di conversione a sclerosi multipla clinicamente confermata e diminuisce complessivamente l’attività della malattia rilevabile con la risonanza magnetica.

Tommaso Sacco

Fonte: Subcutaneous interferon β-1a in the treatment of clinically isolated syndromes: 3-year and 5-year results of the phase III dosing frequency-blind multicentre REFLEXION study; Journal of Neurology, Neurosurgy & Psychiatry 2017; 88: 285–294.