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Come confermare un’elevata attività della malattia per adeguare le cure della sclerosi multipla

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Come confermare un’elevata attività della malattia per adeguare le cure della sclerosi multipla

La definizione di un’elevata attività nelle forme recidivanti remittenti della sclerosi multipla è molto importante, perché può indicare la necessità di modificare la cura. Uno studio eseguito in Svezia ha dimostrato che l’andamento delle recidive può essere più utile dei riscontri raccolti con la risonanza magnetica per individuare i casi ad elevata attività nella pratica clinica.

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Negli ultimi dieci anni si è molto ampliato l’armamentario terapeutico con il quale può essere affrontata la sclerosi multipla recidivante remittente e questo rende possibile l’adeguamento la cura al livello di attività della malattia. Perciò è molto importante definire il passaggio, che può avvenire nel corso del tempo, da una fase di attività più facilmente controllabile a un’altra che va affrontata con cure più potenti. Gli specialisti hanno due riferimenti principali per valutare l’attività della malattia: l’andamento clinico, e in particolare la frequenza delle recidive, e le evidenze raccolte con la risonanza magnetica. Spelman e colleghi hanno eseguito uno studio nel quale sono stati presi in considerazione la progressione della malattia e i cambiamenti delle cure in malati di sclerosi multipla recidivante remittente che avevano, rispettivamente, alta e bassa attività della malattia. La valutazione è stata eseguita nella pratica clinica quotidiana e ha fatto riferimento ai dati di 6647 soggetti presenti nel registro svedese della sclerosi multipla. Con opportune analisi statistiche, sono stati confrontati i casi con un’elevata attività documentata con l’andamento delle recidive e quelli nei quali l’attività era stata accertata sulla base dei riscontri della risonanza magnetica. I soggetti inseriti nell’analisi sono stati 262 con bassa attività della malattia, 985 con elevata attività della malattia confermata dall’andamento delle recidive e 683 con alta attività della malattia, definita in base alle lesioni osservate con la risonanza magnetica. Il gruppo con un’alta attività della malattia confermata dalla frequenza delle recidive, ha mostrato un rischio di progressione della stessa significativamente maggiore (rapporto di rischio 1.23; intervallo di confidenza al 95% 1.03-1.46) e nessuna differenza, riguardo al momento in cui è stata cambiata la cura, rispetto al gruppo con bassa attività della malattia. Il gruppo con alta attività della malattia documentata con la risonanza magnetica ha avuto un tempo di modificazione della cura significativamente più breve (rapporto di rischio 1.47; intervallo di confidenza al 95% 1.31-1.66) e nessuna differenza di progressione della malattia, rispetto al gruppo a bassa attività.    

Nelle conclusioni, gli autori hanno ricordato che la gran parte dei dati disponibili sui diversi livelli di attività della sclerosi multipla recidivante remittente è stata raccolta in studi clinici su singoli farmaci modificanti la terapia, mentre la loro ricerca ha fatto riferimento alla gestione della sclerosi multipla nella partica clinica quotidiana. In questo ambito, l’alta attività identificata in base all’andamento delle recidive ha mostrato un’associazione più chiara, con la progressione della malattia, rispetto a quella rilevata con le lesioni individuate con la risonanza magnetica. Inoltre, hanno raccomandato una maggiore attenzione alla gestione dei cambi delle cure mirati a controllare adeguatamente l’attività della sclerosi multipla.    

Tommaso Sacco

Fonte: Patients With High-Disease-Activity Relapsing-Remitting Multiple Sclerosis in Real-World Clinical Practice: A Population-Based Study in Sweden; Clinical Therapuetics, 2019 Dec 31