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Cellule staminali neurali: per ora solo ipotesi sperimentali

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Cellule staminali neurali: per ora solo ipotesi sperimentali

Nelle prime due parti dell’intervista che sono state già pubblicate, Antonio Uccelli, Professore Associato di Neurologia dell’Università di Genova, ha parlato di applicazioni delle cellule staminali che oggi sono, rispettivamente, impiegate in clinica o in uno stadio di ricerca abbastanza avanzato. La terza parte dell’intervista riguarda il percorso sperimentale di un ulteriore approccio relativo alle cellule staminali, quello delle staminali neurali.

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Le staminali neurali sono cellule staminali specifiche del sistema nervoso e da esse derivano le cellule che costituiscono tale sistema. Sull’impiego delle cellule staminali neurali, nella cura della sclerosi multipla e di altre malattie neurodegenerative, si sono nutrite da sempre le maggiori speranze, in quanto a esse si attribuisce l’ipotetica capacità di “riparare” i danni arrecati da tali malattie al sistema nervoso. Anche nella ricerca sulle cellule staminali neurali l’Italia è all’avanguardia, in particolare grazie agli studi eseguiti da Gianvito Martino, Professore di Neurologia e Direttore dell’Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. Come ricorda Antonio Uccelli, alcuni anni fa Gianvito Martino pubblicò i risultati di una ricerca che fecero scalpore perché dimostrarono che, in un modello animale di sclerosi multipla, il trapianto di cellule staminali neurali era in grado di riparare i danni che, in tale modello, simulano quelli della sclerosi multipla. I successivi sviluppi di quella prima ricerca permisero di comprendere che le cellule staminali neurali riuscivano a fare quello che era stato dimostrato per le staminali ematopoietiche, cioè ridurre l’infiammazione sostenuta dal sistema immunitario, e per le staminali mesenchimali, vale a dire proteggere il sistema nervoso da ulteriori danni. Oltre a questi effetti, però, le cellule staminali neurali, nei modelli animali impiegati, hanno dimostrato di potere anche riparare i danni acquisiti. A questo risultato arrivano trasformandosi loro stesse in neuroni o liberando sostanze che stimolano altre cellule a riparare le alterazioni subite dalle strutture del sistema nervoso centrale. Per spiegare meglio gli effetti positivi indiretti delle cellule staminali neurali, Antonio Uccelli riporta i risultati del suo studio di laboratorio nel quale queste cellule si sono dimostrate in grado di stimolare le cellule della microglia a riparare i danni. Anche a proposito di queste evidenze, l’intervistato sottolinea che è tutto da dimostrare che le cellule staminali neurali riescano ad attivare gli stessi meccanismi nell’uomo. Fra i limiti maggiori delle staminali neurali, rispetto a quelle ematopoietiche e a quelle mesenchimali, c’è la difficoltà di reperirle. A oggi, la soluzione più frequente è quella di attingere ai feti abortiti per motivi terapeutici. Partendo dalle poche cellule derivate dai feti, Gianvito Martino ha creato una “banca di cellule” che ha permesso di avere popolazioni di elementi cellulari abbastanza ampie da valutarne l’impiego nell’uomo. Antonio Uccelli riporta che, pochi mesi prima della registrazione dell’intervista, era iniziata una ricerca nell’uomo per valutare la sicurezza della procedura di trapianto di cellule staminali neurali. In chiusura dell’intervista, si fa cenno anche ad un altro tipo di cellule staminali delle quali si ipotizza un utilizzo nella sclerosi multipla: le cellule staminali pluripotenti. Queste sono cellule ricavate da vari tessuti in soggetti adulti, e già differenziate per svolgere specifici compiti, che vengono manipolate nel loro corredo di geni per farle ritornare a una condizione di non-differenziazione. La messa a punto del metodo per ottenere la non-differenziazione delle cellule fruttò, al suo scopritore, il Premio Nobel. Anche sull’impiego di questo tipo di cellule sono in corso studi su modelli animali, che forniscono risultati interessanti, ma si è lontani da una loro trasposizione nell’uomo.

Tommaso Sacco
Video: Marco Marcotulli