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CCSVI: effetti dell'angioplastica venosa

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CCSVI: effetti dell'angioplastica venosa

Il gruppo di ricercatori italiani dei quali fa parte il Professor Zamboni ha pubblicato di recente un articolo che riporta i risultati clinici dell'esecuzione dell'angioplastica venosa in soggetti affetti da sclerosi multipla recidivante remittente (RR) che presentavano insufficienza venosa cerebrospinale cronica (in inglese Chronic CerebroSpinal Venous Insufficiency: CCSVI).

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La CCSVI consiste in un'alterazione del flusso nelle vene che drenano il sangue dal cervello verso la colonna vertebrale, correlabile a modificazioni della forma delle vene stesse. Il Professor Zamboni ha ipotizzato, nei suoi primi lavori, un ruolo della CCSVI nello sviluppo della sclerosi multipla e ha proposto, per trattarla, l'impiego dell'angioplastica, una procedura interventistica usata abitualmente per correggere i restringimenti del lume delle arterie. In generale, l'angioplastica delle arterie si esegue inserendo all'interno dei vasi di tubicini (cateteri) dotati di piccoli palloni che, gonfiati a pressione controllata, dilatano il lume dell'arteria forzando il restringimento provocato da una placca aterosclerotica. L'angioplastica delle vene usa, a titolo sperimentale, i dispostivi progettati per l'angioplastica arteriosa.

Lo studio appena pubblicato aveva un protocollo "in aperto", vale a dire nel quale sia medici che individui curati erano al corrente del trattamento applicato, e non prevedeva un gruppo di controllo con il quale confrontare l'efficacia del trattamento. I 29 soggetti con sclerosi multipla RR sottoposti ad angioplastica sono stati seguiti per almeno due anni prima e almeno due anni dopo l'intervento. I criteri clinici considerati per valutare l'effetto dell'angioplastica sono stati: frequenza annuale delle recidive e scala espansa dello stato di disabilità  (in inglese Expanded Disability Status Scale: EDSS).

Nei 29 individui studiati sono state eseguite 44 angioplastiche. Tredici di essi sono stati sottoposti a più di una procedura perché restringimenti delle vene si sono ripresentati su vasi già  dilatati. Inoltre, la maggior parte dei soggetti valutati (20 su 29), oltre all'angioplastica ha ricevuto trattamenti farmacologici, nel periodo di osservazione considerato, con interferone b-1a (n° 16), glatiramer acetato (n°4) e mitoxantrone (n°2) e alcuni di essi hanno assunto più di un farmaco. Infine, tutte le recidive presentatesi nel periodo di osservazione sono state curate con metilprednisolone alle dosi usate comunemente in questa indicazione.

Confrontando l'andamento della malattia prima e dopo l'angioplastica, sia la frequenza annuale delle recidive, che il livello di EDSS sono risultati significativamente inferiori dopo la procedura, in media. Analizzando invece l'andamento dell'EDSS nei singoli soggetti, si è osservato un peggioramento della disabilità  in quattro soggetti sottoposti ad angioplastica. Sulla base di questi risultati, gli autori della ricerca hanno concluso che il trattamento endovascolare della CCSVI ""¦può ridurre la frequenza annuale delle recidive e la disabilità  in pazienti con sclerosi multipla recidivante remittente" e hanno aggiunto che ""¦studi randomizzati e controllati sono necessari per ulteriori valutazioni degli effetti clinici del trattamento endovascolare della CCSVI nella sclerosi multipla".

Questa affermazione concorda con le recenti raccomandazioni delle maggiori Autorità  Sanitarie mondiali secondo le quali la relazione fra CCSVI e sclerosi multipla resta ipotetica e le procedure endovascolari proposte per trattarla sono sperimentali e quindi vanno eseguite solo nell'ambito di protocolli di ricerca opportunamente progettati e realizzati.

Tommaso Sacco

Fonte: Venous angioplasty in multiple sclerosis: neurological outcome at two years in a cohort of relapsing-remitting patients; Functional neurology 2012; 27(1): 55-9.